Nessuno si augura di dover affrontare nuovi casi simili a quello degli esodati. C’è il problema delle coperture e dunque si cercano le misure sufficienti a prevenire l’apertura di simili falle nel sistema pensionistico. In ogni caso, ancora decine di migliaia – forse addirittura centinaia – di ex lavoratori sono ancora a metà del guado tra occupazione e assegno di previdenza, ragion per cui, per il governo Letta, la missione è, sì, quella di scongiurare il ritorno di altre simili crisi di sistema, ma anche il reintegro della moltitudine di interessati ancora abbandonata a se stessa.

Così, se è vero che allo studio dei ministeri del Lavoro e dell’Economia, che dovranno individuare misure ed eventuali coperture, c’è una proposta per favorire le uscite anticipate dal lavoro – ma con un malus nell’ammontare della pensione – o di stimolare al prolungamento del rapporto di lavoro oltre età – prevedendo in questo caso un incremento dell’assegno – restano ancora da salvaguardare migliaia e migliaia di esodati.

Questa è la priorità, che il governo di Enrico Letta dovrà risolvere ancor prima di apportare eventuali modifiche di sostanza alla riforma Fornero, responsabile in prima analisi – ma non solitaria – del ciclone esodati. E proprio questa legge, al di là delle critiche aspre che è riuscita ad attirare, contiene già in sé una postilla che consente l’abbandono della postazione lavorativa per le donne che, a 57 anni compiuti, abbiano maturato almeno 35 anni di contributi. In questo caso, il regime prescelto per l’accesso alla pensione sarà quello di tipo contributivo, naturalmente, con una decurtazione di non meno del 30% dalla paga base.

Quindi, le finestre di uscita dal lavoro non sono sbarrate anche per uomini e donne che optino per l’accesso al trattamento in anticipo rispetto ai requisiti base, ossia 62 anni con 35 di contributi messi da parte: in questo caso, per ogni anno di ritiro antecedente, verrà prelevato il 2% dal corrispettivo dovuto.

Proprio in questa ottica, il governo sta ragionando sulla soglia minima entro cui la pensione non può abbassarsi, e la quota guida, al momento, è quella di non travalicare di 1,5 di volte l’assegno sociale.

Quindi, tra le altre ipotesi allo studio, c’è quella, già sperimentata ad esempio nel settore pubblico, di uscita graduale del lavoratore, con il passaggio a part time del suo rapporto, cui corrisponda, però, l’ingresso di un apprendista o, meglio, di un nuovo contratto a tempo indeterminato destinato a un giovane.

Quel che sembra certo, comunque, è che la platea degli esodati salvaguardati non verrà allargata a dismisura: per chi è rimasto fuori, dunque, si prospetta ancora una lunga attesa, verso un rientro nei cardini del welfare con il nuovo metodo pensionistico e non più quello antecedente alla riforma Fornero.


NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO