La Corte di Cassazione francese, con una recente Sentenza dello scorso 12 luglio è tornata su una delle questioni più dibattute dell’ultimo anno in materia di responsabilità degli intermediari della comunicazione: la legittimità di eventuali ordini giudiziari di impedire la futura pubblicazione di una specifica opera.

La vicenda all’origine della decisione dei giudici francesi è uguale a tante altre: una società produttrice di un film chiede ed ottiene dal Tribunale di Parigi che venga ordinato a Google di rimuovere dalla propria piattaforma di videosharing i link al film medesimo ed ogni altro elemento utile a rendere accessibile il film in modo non autorizzato.

La società chiede ed ottiene altresì che i Giudici ordinino a Big G di impedire, per il futuro, la ripubblicazione dello stesso film in tutto o in parte e/o di link che ne consentano la fruizione non autorizzata.

E’ su quest’ultimo profilo che, accogliendo il ricorso di Google, la Corte di Cassazione, ha, da ultimo, scritto una bella pagine di diritto della Rete.

Secondo i Giudici, infatti, porre a carico dell’intermediario della comunicazione un simile obbligo “non mirato”, equivarrebbe a porre a suo carico un generico obbligo di sorveglianza incompatibile con il diritto dell’unione europea e, in particolare, con quanto previsto nella disciplina sul commercio elettronico.

Al riguardo, i giudici scrivono anche – e sono, probabilmente, le parole più interessanti della decisione (ancorché non nuove né originali) che “toute restriction à la liberté de recevoir et communiquer des informations, dont l’indexation par les moteurs de recherche est un corollaire, doit être nécessaire dans une société démocratique et strictement proportionnée au but légitime poursuivi”.

Inutile persino tradurre: la libertà fondamentale di ricevere e comunicare informazioni può essere limitata solo ove ciò risulti necessario e proporzionato rispetto al fine perseguito.

Nulla di tutto ciò, tuttavia, potrebbe dirsi – secondo i giudici – nell’ipotesi sottoposta al loro esame.

CONDIVIDI
Articolo precedenteDecreto Sanità: la proposta di Balduzzi trova il no dei tecnici
Articolo successivoConcorso scuola: i sindacati rispondono al ministro Profumo
Guido Scorza
Un avvocato civilista che ama in pari misura il confronto in Tribunale e la negoziazione, in punta di penna, tra le pieghe di un contratto. Un blogger e giornalista, a detta di molti, polemico animatore del dibattito sulla politica dell’innovazione nel nostro Paese. Un docente universitario di diritto delle nuove tecnologie, perdutamente innamorato della ricerca e della didattica. Un appassionato difensore dei diritti civili in Rete per la ferma convinzione che Internet può e deve divenire la nuova agorà democratica del Paese che verrà e che, probabilmente, in molti sogniamo. Nel tempo libero, presiedo l’Istituto per le politiche dell’innovazione e giro il mondo a caccia di frammenti di storie, emozioni e colori da catturare attraverso la macchina fotografica. Per saperne di più potete visitare il mio blog [www.guidoscorza.it], il sito del mio Studio [SR&Partners, www.sr-partners.it] lanciare una googlata, cercarmi su 123 People o, piuttosto, mandarmi una mail ed invitarmi a prendere un caffè.