Pende ancora, davanti al TAR del Lazio, il ricorso della Solsonica (nota società, attiva nella produzione di moduli fotovoltaici ) contro il GSE, ovvero contro il Gestore dei servizi energetici (socio unico il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ai sensi del D.Lgs 79/99).

Oggetto di tale ricorso sono i criteri di definizione della certificazione “made in EU“, la quale assicura un incentivo del 10% alle aziende produttrici di celle e moduli europei nel campo dell’energia solare.

Secondo il Gestore dei servizi energetici, potrebbero accedere al premio del 10% anche i moduli in silicio realizzati al di fuori dell’Unione Europea, a patto che essi contengano almeno un componente prodotto nell’àmbito dell’UE. Di conseguenza, la potente azienda cinese Trina Solar ha reso noto e dimostrato, per incassare il premio, che i propri prodotti fotovoltaici contengono almeno il 60% di componentistica europea.

Nessuna meraviglia, dunque, se i produttori italiani di pannelli solari stanno chiedendo a gran voce la revisione di una normativa dagli effetti paradossali, inizialmente varata a sostegno dell’industria italiana in crisi, ma così assurdamente tradita, in fieri, nel proprio spirito essenziale. Non va pure dimenticata l’intrinseca pericolosità commerciale di un tale incentivo alle aziende del Sol levante, qualora si consideri come l’industria cinese copra già, coi propri moduli fotovoltaici, il 60% del mercato italiano delle installazioni…

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Antonio Ruggeri
Sono nato ( ahimè, 51 anni orsono! ), cresciuto, vivo e lavoro a Firenze; città che amo visceralmente, ed a cui sono grato per avermi donato ( con le sue note architetture e con i suoi capolavori artistici ) il senso insopprimibile del bello, dell'armonia, e – se mi è consentita un'espressione apparentemente pretenziosa - dell'Umanesimo. Qui, ovviamente, ho anche studiato; e ricordo che, quando mi si aprì davanti l'ampio ventaglio di scelte inerenti alla scuola secondaria superiore, non ebbi dubbi di sorta, e mi iscrissi al liceo classico. Il motivo determinante fu quello di volere penetrare, attraverso quegli studi umanistici, i misteri dell'essere da me più amato: l'Uomo, appunto. Esso catturava la mia attenzione da tutte le proprie miriadi di sfaccettature: da quella squisitamente antropologica, fino a quella scientifica, filosofica, teologica, morale, politica, sociale. Però, terminata la formazione liceale, fui obbligato a concentrarmi su una soltanto delle discipline che dell'Uomo parlavano. Pensai bene di scegliere il Diritto: un po' perchè mi sembrava che il su citato Uomo possa al meglio realizzarsi quando le leggi gli garantiscano la libertà ( non il libertarismo! ) nei rapporti coi propri simili e con lo Stato; un po' perchè una laurea in Legge mi avrebbe probabilmente procurato di che vivere ( in realtà, oggi svolgo anche consulenza giuridica nel campo del turismo ). Subentrò, però, un immancabile neo: giunsi ben presto alla scoperta che, nel mondo ( e la nostra dolce Italia non fa eccezione ) non sempre si riscontra una perfetta coincidenza tra la sfera del Diritto e quella della Giustizia. Così, sentii improvvisamente la necessità di non fermarmi, con le mie curiose indagini, al solo settore giuridico, ma di estenderle con maggiore precisione al campo filosofico e morale. Così, ancora una volta – e, credo, con maggiore completezza – potevo riabbracciare quell'Uomo tanto amato, per poterlo riproporre agli altri col maggiore ed energico slancio possibile. La mia collaborazione col quotidiano giuridico “ www.leggioggi.it “ si inquadra, appunto, in questo tipo di slancio.

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