Dopo giorni di ipotesi, conferme e smentite ho, finalmente, avuto l’opportunità di leggere il provvedimento con il quale è stato disposto il sequestro del sito www.vajont.info.

Il dibattito che si è sviluppato nelle scorse ore, rende opportuno condividere alcune informazioni ulteriori sul contenuto del provvedimento in modo da consentire agli addetti ai lavori di discutere di quanto accaduto nel modo più consapevole possibile.

Credo, tuttavia, che la lettura degli atti, sfortunatamente, confermi le peggiori ipotesi sin qui formulate circa l’approssimazione – sotto un profilo informatico-giuridico – con la quale Giudici e Polizia hanno affrontato una questione tanto delicata e complessa come quella della permanenza online dell’informazione.

Cominciamo dal principio.

Il Giudice per le indagini preliminari ha ordinato “il sequestro del sito internet denominato Vajont.info, secondo le modalità che appariranno più opportune al PM competente per l’esecuzione”.

Difficile resistere alla tentazione di domandarsi se sia possibile – e soprattutto ammissibile – che ad oltre un decennio dal primo provvedimento di  “sequestro preventivo” di un sito internet le modalità di attuazione debbano ancora essere rimesse a valutazione completamente discrezionali del PM senza che nessuno si sia preso la briga di individuare un procedimento efficace – ammesso che esista – che garantisca il risultato perseguito e, ad un tempo, il contemperamento dei contrapposti interessi che vengono in rilievo.

Ma andiamo oltre.

Il sequestro è stato disposto – a quanto si legge nel provvedimento – nell’ambito di un procedimento promosso nei confronti di Tiziano Dal Farra, indagato per diffamazione “perché offendeva la reputazione dell’On. Avv. Paniz Maurizio, Deputato del Parlamento italiano, pubblicando e facendo pubblicare sul sito internet www.vajont.info le seguenti espressioni dal contenuto diffamatorio “E SE LA MAFIA è una montagna di merda…i Paniz e gli Scillipoti sono GUIDE ALPINE”.

Il reato, stando a quanto si legge nel provvedimento, si sarebbe consumato “in epoca antecedente e prossima il 19.10.2011, fino all’attualità”.

L’esigenza di adottare il provvedimento troverebbe fondamento secondo il Giudice nella circostanza che “la libera disponibilità e accessibilità del sito possa protrarre o aggravare le conseguenze del reato, poiché chiunque può accedervi e prendere cognizione delle parole diffamatorie sopra riportate nei confronti del Paniz”.

Antecedente e prossima” sono concetti relativi ma se in questa brutta storia esiste una certezza è che la stessa espressione ritenuta diffamatoria è pubblicata sul medesimo sito vajont.info sin dal 2007 ed ha addirittura formato oggetto di precedenti procedimenti penali con analoghi ordini di sequestro.

Possibile che il Giudice abbia effettivamente pensato che disporre nel 2012 il sequestro di un sito sarebbe valso a sottrarre dallo spazio pubblico telematico delle informazioni online dal 2007?

Quelle informazioni, negli ultimi anni, sono state, probabilmente, copiate migliaia di volte su altrettanti siti internet e, oggi, cercare di sottrarle dallo spazio pubblico telematico è utopistico e velleitario.

Ma c’è di più.

Veniamo ora alle modalità di attuazione del sequestro, individuate dal PM e da quelle con le quali la polizia postale lo ha attuato.

Un fax – come è prassi in questi casi – trasmesso a 26 fornitori di servizi di connettività [n.d.r. non è chiaro come selezionati anche perché alcuni appaiono non più in attività] e ad un’associazione di categoria [n.d.r. Assoprovider] – ma non anche all’altra [n.d.r. AIIP] – “con preghiera di inoltrarlo a tutti gli associati”.

Ecco il contenuto del fax: “si trasmette per l’esecuzione l’unito provvedimento di sequestro preventivo del sito internet www.vajont.info dei relativi alias e nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al medesimo sito all’indirizzo IP statico che al momento dell’esecuzione del sequestro risulta associato al predetto nome di dominio ed ad ogni ulteriore indirizzo IP statico che sarà associato in futuro (interdizione alla risoluzione dell’indirizzo mediante dns) emesso in data 31/01/2012, dal Giudice delle indagini preliminari”.

L’espressione della quale si ipotizza il carattere diffamatorio è contenuta in 80 caratteri spazi inclusi.

Il sito internet “denominato Vajont.info” – per dirla con le parole del Giudice – contiene centinaia di migliaia di caratteri e centinaia di migliaia di bit di informazione tra file testuali ed audiovisivi.

Tanto basterebbe per dare il senso dell’abnormità del provvedimento e della palese e totale mancanza di proporzionalità tra l’obiettivo perseguito ed il provvedimento adottato.

Per impedire la diffusione – anche a voler ammettere che si sia trattato di un risultato perseguibile – di 80 caratteri si è disposta la rimozione da uno spazio pubblico di milioni di caratteri e bit di informazioni, documenti ed opinioni.

Come se, per impedire la pubblicazione di un libro, anziché sequestrarne le copie, si sequestrasse l’intera società editrice.

Ma non basta.

Tutti i provider italiani sono pressoché unanimemente d’accordo – e sorprende che Giudici e Polizia continuino ad ignorare tale posizione – che l’esecuzione di un provvedimento come quello emesso dal GIP di Belluno, secondo le modalità individuate dal PM e attuate dalla Polizia, comporterebbe come inesorabile conseguenza quella di rendere inaccessibili, dall’Italia, migliaia di siti internet che nulla hanno a che vedere con la vicenda all’origine del provvedimento medesimo.

Abnormità e sproporzionalità del provvedimento, pertanto, risultano ancora più evidenti ed accentuate: per provare a sottrarre dallo spazio pubblico telematico 80 caratteri, spazi inclusi ritenuti – forse – diffamatori della reputazione di una sola persona, si sottraggono dal medesimo spazio centinaia di milioni di informazione prodotti da milioni di cittadini della comunità globale e destinati ad altrettante persone.

Ogni parola in più sembra inutile.

Come ho già scritto, i sequestri di blog e siti internet – tutti – vanno immediatamente vietati come – e per le stesse ragioni per le quali – i padri costituenti non ebbero esitazioni a vietare ogni sequestro di stampa e stampati.

Una guerra a colpi di sequestri, oscuramenti e censure è un rischio che la Rete non può correre oltre.

Se lo si ritiene utile ed irrinunciabile, si individui un procedimento per la rimozione delle singole espressioni eventualmente ritenute diffamatorie ma guai a dimenticare che, in una società democratica, è meglio che restino online 80 caratteri di informazione illecita, piuttosto che vengano rimossi milioni di carattere di informazione lecita.

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Guido Scorza
Un avvocato civilista che ama in pari misura il confronto in Tribunale e la negoziazione, in punta di penna, tra le pieghe di un contratto. Un blogger e giornalista, a detta di molti, polemico animatore del dibattito sulla politica dell’innovazione nel nostro Paese. Un docente universitario di diritto delle nuove tecnologie, perdutamente innamorato della ricerca e della didattica. Un appassionato difensore dei diritti civili in Rete per la ferma convinzione che Internet può e deve divenire la nuova agorà democratica del Paese che verrà e che, probabilmente, in molti sogniamo. Nel tempo libero, presiedo l’Istituto per le politiche dell’innovazione e giro il mondo a caccia di frammenti di storie, emozioni e colori da catturare attraverso la macchina fotografica. Per saperne di più potete visitare il mio blog [www.guidoscorza.it], il sito del mio Studio [SR&Partners, www.sr-partners.it] lanciare una googlata, cercarmi su 123 People o, piuttosto, mandarmi una mail ed invitarmi a prendere un caffè.

17 COMMENTI

  1. P.S.: mi scuso con Alessandro Fiorenzi, il secondo destinatario del mio commento era l’utente Tommaso, non lui.

  2. @Banjo @Alessandro Fiorenzi Parlate di cose che non sapete, evidentemente. Io ho conosciuto personalmente Dal Farra. Al di là dei toni forti che usa, vorrei farvi notare che quella è l’unica scusa che hanno potuto usare per sequestrargli il sito!

    Nelle querele precedenti, sono riusciti solo a fargli pagare multe per il linguaggio, ma MAI NESSUNO HA POTUTO DIMOSTRARE CHE QUELLO CHE SCRIVE NON È VERO! Tutto quello che denuncia è PROVATO e DOCUMENTATO!

    A dimostrare molte cose ampiamente denunciate da lui (e anche altre) C’è il libro di Lucia Vastano “Vajont l’Onda Lunga” scritto con l’aiuto di superstiti che quegli abusi denunciati li hanno vissuti sulla loro pelle. Ne ho conosciuti alcuni, e mi hanno confermato le cose scritte sia nel sito di Dal Farra che nel libro. Tiziano Dal Farra è solo uno di quelli che scavando nella storia del Vajont hanno scoperto quello che c’è: una vergognosa successione di mafie. Del resto, siamo in Italia.

    Io l’ho detto a Dal Farra: Dì le cose che scopri, ma modera i termini. Perché è l’unico problema, L’UNICA COSA a cui possono attaccarsi per denunciarlo.

    Tiziano Dal Farra, Lucia Vastano e i sopravvissuti che lottano con loro non sono altro che dei nuovi Tina Merlin, che vedono certe porcherie, e fanno quello che possono per ostacolarle. Purtroppo, come la Merlin all’epoca del Disastro, si trovano a lottare contro poteri molto forti… e quelli che li difendono.

  3. Hanno dissequestrato il sito ed è possibile a tutti osservare come esso sia un coacervo di insulti e paranoia. Non c’è pagina in cui il buon Dal Farra non se la prenda con qualcuno con toni decisamente sopra le righe.

    Trovo di conseguenza difficile considerare “abnorme” la decisione del giudice. E trovo l’articolo qui sopra assolutamente fuorviante rispetto alla realtà.

    Si scrive:
    “Per impedire la diffusione – anche a voler ammettere che si sia trattato di un risultato perseguibile – di 80 caratteri si è disposta la rimozione da uno spazio pubblico di milioni di caratteri e bit di informazioni, documenti ed opinioni.”

    Mi pare una lieve minimizzazione della quantità di insulti presente sul sito.

    Saluti

    Tommaso

  4. C’è da dire che ‘sto Tiziano Dal Farra è individuo assai pittoresco. Il suo hobby è prendersela con chiunque abbia parlato bene o male del Vajont, arrivando a diffamare sul suo sito sindaci, assessori, personaggi di spicco, lo scrittore Mauro Corona, ecc. Senza uno straccio di prova a sostenere le sue fantasiose e alquanto prolisse tesi.
    Penso che si tratti di un individuo psicologicamente disturbato, che probabilmente non ha una vita propria, e che quindi si aggrappa negativamente a quelle degli altri.
    Causare sofferenza a persone incolpevoli per sopperire alla propria pocheza esistenziale.
    Un vero paladino del bene e della verità!

  5. A mio modesto e personale parere, l’azione del GIP è fortemente sproporzionata rispetto ai fatti da cui prende le mosse.
    Se è pur vero che sussiste la denuncia per diffamazione attraverso un portale Internet, è anche vero che il giudice poteva, e a mio parere avrebbe dovuto, imporre la rimozione solo dei contenuti lesivi fino alla sentenza del procedimento.
    La sentenza avrebbe poi chiarito se il contenuti “lesivi” dovevano essere rimossi definitivamente o riportati online.

    In questo coso il blocco dell’indirizzo IP ha determinato danni non solo per il sito contestato ma per numerosi altri siti italiani e forse non solo italiani. E se qualcuno di questi avanzasse una richiesta danni?

  6. Direi che questo conferma la superficialità di tanti “onorevoli”.
    Procedendo con una denuncia ne hanno fatto un caso.
    Questo permette a tanti altri siti di riportare la notizia del sequestro.
    Citando una sentenza emessa da un tribunale, che è di pubblico domino, possono scrivere la frase incriminata, per la cronaca “E SE LA MAFIA è una montagna di merda…i Paniz e gli Scillipoti sono GUIDE ALPINE”, in modo del tutto legittimo.

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