La manovra economica del Governo Monti ha prodotto i suoi effetti anche in materia di privacy, difatti il decreto legge all’art. 40, comma 2, prevede quanto segue:

“2. Per la riduzione degli oneri in materia di privacy, sono apportate le seguenti modifiche al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196:

a) all’articolo 4, comma 1, alla lettera b), le parole “persona giuridica, ente od associazione” sono soppresse e le parole “identificati o identificabili” sono sostituite dalle parole “identificata o identificabile”.

b) All’articolo 4, comma 1, alla lettera i), le parole “la persona giuridica, l’ente o l’associazione” sono soppresse.

c) Il comma 3-bis dell’articolo 5 è abrogato.

d) Al comma 4, dell’articolo 9, l’ultimo periodo è soppresso.

e) La lettera h) del comma i dell’articolo 43 è soppressa.”

In altri termini il Codice per la protezione dei dati personali non tutela più i dati personali delle persone giuridiche che quindi vengono escluse dal novero degli “interessati”.

In questo modo si completa quell’operazione restrittiva che già era iniziata con il decreto sviluppo del 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, dove era stato escluso dall’applicazione del Codice il trattamento dei dati personali relativi a persone giuridiche, imprese, enti o associazioni effettuato nell’ambito di rapporti intercorrenti esclusivamente tra i medesimi soggetti per le finalità amministrativo – contabili.

In effetti in molti paesi europei, già da tempo, il dato personale degno di tutela è sempre stato inteso quello delle persone fisiche e se vogliamo la preoccupazione maggiore anche in Italia, di tutte le grosse realtà organizzative è sempre stata quella di tutelare i dati delle persone fisiche. Preoccupano però le modalità e le finalità di tale nuovo provvedimento.

Innanzitutto le persone giuridiche non sono state escluse del tutto dalle tutele previste dal Codice, difatti il telemarketing su elenchi continua ad essere tutelato, nel senso che la lettera f) dell’art. 4 comma 2 del Codice privacy, che definisce il concetto di “abbonato”, è l’unica parte a non essere modificata e la persona giuridica continua a rientrarvi. Di conseguenza anche il regime di opposizione e di iscrizione nel registro continuerà ad applicarsi alle persone giuridiche (art. 129 e 130 comma 3-bis).

Si tratta di un semplice errore o è il frutto di uno specifico ragionamento?

Ma c’è da fare anche un’ulteriore riflessione: se lo scopo di questa disposizione è quello di ridurre gli oneri per le imprese credo che la portata di questa norma sia piuttosto imitata poiché allo stato attuale rimane (e non potrebbe essere altrimenti) l’obbligo per le imprese di rispettare tutte le misure di sicurezza previste dal Codice e di adottare tutti gli accorgimenti ed adempimenti previsti dalla normativa a tutela delle persone fisiche ed onestamente non si tratta di poco.

Quello che realmente preoccupa è che in tale ottica si stia cercando di portare avanti un lenta ed inesorabile operazione di scardinamento delle norme sulla privacy nel nostro paese che potrebbe portare ad altre importanti novità (come l’eliminazione del Documento programmatico sulla Sicurezza ed altro) che metterebbero seriamente in pericolo l’effettiva vigenza del Codice per la protezione dei dati personali.

Per questi motivi si attende un’energica presa di posizione del nostro Garante che dovrebbe almeno tentare di porre dei paletti precisi a simili iniziative.


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Michele Iaselli
Sono un vicedirigente del Ministero della Difesa con un' inguaribile passione per il diritto delle nuove tecnologie. Ho esercitato per alcuni anni anche la professione di avvocato, ma alla fine ho scelto la carriera ministeriale più adeguata al mio temperamento. Sono stato scoperto piuttosto tardi dall'Università e sono attualmente (non so per il futuro) docente a contratto di logica ed informatica giuridica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e di informatica giuridica presso la LUISS. Sono anche Presidente dell’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy (ANDIP) che devo dire oggi come oggi mi impegna davvero molto. Sono stato e spero di continuare ad esserlo relatore di numerosi convegni ed ho scritto abbastanza (ma mai troppo) tra monografie e contributi ad opere collettanee in materia di informatica giuridica e diritto dell’informatica. Sono inoltre autore di diversi articoli e commenti giurisprudenziali pubblicati su riviste in formato elettronico e cartaceo. Sono anche membro del Comitato scientifico di Assodigitale (Associazione italiana operatori media digitali) e del Consiglio scientifico dell’Istituto Italiano per la Privacy. Nonostante questi miei non pochi impegni professionali, mi rimane ancora un pò di tempo da dedicare alla mia stupenda famiglia con una moglie…molto paziente e due figli adolescenti che mi riempiono di soddisfazioni. Sono stato maestro di scacchi e buon giocatore di tennis tavolo, ma ormai questi sono retaggi del passato.

3 COMMENTI

  1. Forse le sempre più stringenti necessità di recuperare fasce di evasione o elusione, da parte dell’erario, impongono di limitare la tutela della riservatezza, a favore delle sole persone fisiche; come opportunamente evidenziato dall’art. del prof. Iaselli. D’altronde, richiamando un antico brocardo, “necessitas non habet legem”. Se bisogna salvare l’Italia, altri e ben più incisivi sacrifici si profilano all’orizzonte. Complimenti al sito ed ai suoi redattori.

  2. Da tempo la privacy è andata a farsi benedire. Con le nuove norme sui movimenti di denaro viene meno il segreto bancario e anche chi ha pochi risparmi deve essere controllato. Stiamo diventando come la Germania dell’Est ai tempi della Stasi. “Le vite degli altri”. Si aboliscano gli organi di garanzia che già garantivano poco…figuriamoci ora.

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