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Professioni 14 novembre 2011, 17:17

L’attività di cartomante non è sempre ciarlataneria

Il Tar annulla il provvedimento di un Questore che 15 anni fa chiuse lo studio “professionale” di una cartomante: “necessaria un’approfondita valutazione dell’attività, prima di classificarla ciarlataneria”


Non tutti i sensitivi sono ciarlatani.

E’ la conclusione alla quale è giunto il Tar Palermo che, con sentenza n. 1944/2011, riapre di fatto 15 anni dopo lo studio di una cartomante.

Succede anche questo: che la legge sulla pubblica sicurezza (T.U.L.P.S. R.D. 18 giugno 1941, n. 773) vieti il mestiere di ciarlatani e che un regolamento applicativo individui, tra le attività di ciarlataneria, la cartomanzia, ovvero la lettura del futuro attraverso le carte. E succede anche che una sentenza azzeri la decisione di un Questore di applicare questa legge.

L’art. 231 del relativo regolamento d’esecuzione del T.U.L.P.S. chiarisce infatti, ai fini dell’applicazione del divieto di praticare il mestiere di ciarlatano sancito dall’art. 121 della legge sulla pubblica sicurezza, che sotto la denominazione di “mestiere di ciarlatano” va compresa ogni attività diretta a speculare sull’altrui credulità o a sfruttare od alimentare l’altrui pregiudizio ed esemplifica quei mestieri, che possono rappresentare l’indice di ciarlataneria, come “gli indovini, gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di sortilegio, incantesimi, esorcismi, o millantano o affettano in pubblico grande valentia nella propria arte o professione, o magnificano ricette e specifici, cui attribuiscono virtù straordinarie o miracolose”.

La vicenda è avvenuta a Palermo. Nel 1996 il Questore del capoluogo siciliano chiuse lo studio “professionale” di una cartomante. L’ordine era quello di cessare immediatamente l’attività abusiva di “cartomanzia, scienze occulte e grande esorcista” sia nel suo studio che in altri luoghi, con espresso divieto anche di esercizio, di propaganda e ricerca di clientela attraverso la stampa e il mezzo televisivo e radiofonico, “considerato che detta attività costituisce esercizio del mestiere di ciarlatano ai sensi dell’art. 231 del regolamento di esecuzione del TULPS“.

La presunta chiromante, forse prevedendo davvero il futuro, fece ricorso al Tar e 15 anni dopo il Tar le ha dato ragione.

Infatti i giudici amministrativi di Palermo chiaramente affermano di aderire all’orientamento interpretativo secondo il quale, l’attività di cartomante (come le altre di chiromante, veggente, occultista contemplate dall’art. 121 t.u.l.p.s. e dall’art. 231 reg. p.s.) è sanzionata solo quando, a seguito di un’approfondita analisi della fattispecie concreta, costituisce manifestazione di vera e propria ciarlataneria e tale è ogni attività diretta a speculare sull’altrui credulità od a sfruttare od alimentare l’altrui pregiudizio.

Secondo il Tar l’Amministrazione non doveva limitarsi alla contestazione, ma aveva il dovere di valutare in concreto, attraverso apposita istruttoria e conseguente sufficiente motivazione, l’oggettiva idoneità dell’attività svolta dalla ricorrente ad integrare l’ipotesi di “ciarlatano”.

Il paradosso è che la cartomante potrebbe ora chiedere un risarcimento allo Stato per i 15 anni di mancati guadagni, forse centinaia di migliaia, forse milioni di euro.

Questa  vicenda è l’emblema della lentezza del nostro sistema giudiziario, che al di là della richiesta risarcitoria, arreca sostanzialmente danni a tutto il mondo economico e imprenditoriale a prescindere da queste vicende particolari” – dice l’Avv. Palmigiano, esperto di diritti dei consumatori.

Ci sono voluti infatti 15 anni per una sentenza e in 15 anni è cambiato il mondo ed è cambiata anche la legge italiana. Oggi svolgere un mestiere del genere è del tutto lecito, ma a condizione che si dichiari che la cartomanzia non ha alcun fondamento scientifico.

Se la gente vuole spendere il proprio denaro in questo modo, che lo faccia pure – continua l’Avv Palmigiano - fermo restando i casi in cui questo travalica in vere e proprie truffe o si scada nell’esercizio abusivo di professioni, come quella medica o altre”.

Qui il testo integrale della sentenza


Pubblicato da il 14 novembre 2011 alle 17:11 in Professioni
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5 Commenti per L’attività di cartomante non è sempre ciarlataneria

  1. Pingback: Il Tar di Palermo: “la cartomanzia non è ciarlataneria” | agora-vox.bluhost.info

  2. Fabio

    Bene, continuiamo a giustificare ladri come questi e sì, continuiamo a sprofondare nel baratro della miseria intellettuale. E tra i ladri, chiaramente, ci metto pure tutti quanti abbiano una qualsiasi carica in ambito religioso.

  3. Pingback: Senza bisogno della cartomante « Ilfinegiustificailme

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  5. regolo

    E’ giusto. Se dovessero applicare davvero queste leggi, allora dovrebbero chiudere anche tutte le chiese per non parlare degli astrologi e delle loro previsioni. Non parliamo poi de i lottologi e dei meteorologi già che ci siamo, per non dire degli economisti. Ci sono un sacco di categorie che potrebbero essere definite ciarlatani. Personalmente i cartomanti li trovo né più ne meno di ogni altra persona, se sono in gamba ti aiutano se sono come Wanna Marchi è meglio metterli al gabbio. In giro, per fortuna, di gente che ti chiede una catasta di soldi e ti promette miracoli ce n’é rimasta molto poca, la maggior parte ti chiede meno di un dentista. E sorprendentemente, spesso ci pigliano pure, oltre che a consigliarti sui tuoi problemi che spesso non diresti nemmeno ad un prete confessore. Per cui il conto è sempre quello: non conta tanto quel che sei ma quel che fai e come lo fai. In questo caso in specie bisognerebbe vedere cosa cmbinava questa persona, se era una truffatrice allora bisognava incriminarla per truffa o abuso della credulità popolare. Sorprende che in terra di mafia e di potere della chiesa e della politica ci sia stato tanto livore per un semplice studio di cartomanzia. E’ chiaro che una sentenza del genere, per questi soli fatti, non poteva funzionare.

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