E’ ormai ufficiale: pagare il contributo unificato per le spese giudiziarie “fa male”. In particolare, impedisce che la normativa di riferimento possa essere sindacata dalla Corte Costituzionale nel relativo giudizio.

“La norma censurata, che impone il pagamento del predetto contributo, è già stata spontaneamente applicata dal ricorrente”.

Ha così ammesso la Consulta, con ordinanza depositata lo scorso 24 giugno, dichiarando che “pertanto, l’asserito vulnus ai principi costituzionali invocati e, in particolare, a quello dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ed a quello dell’effettività della tutela giurisdizionale sarebbe, in ipotesi, determinato da una norma di cui il rimettente non deve fare applicazione nel giudizio a quo”.

Quindi, “come recentemente affermato da questa Corte in caso analogo (ordinanza n. 143 del 2011), la questione è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza nel giudizio a quo”.

Se il ricorrente, nel giudizio a quo (davanti al Giudice di Pace di Rimini) non avesse “spontaneamente” pagato “quel” contributo, solo allora la Consulta avrebbe potuto ammettere la (attuale) rilevanza della questione!

Il testo integrale dell’ordinanza 195 del 2011


3 COMMENTI

  1. Il giudizio di legittimità costituzionale (cioè se una norma è conforme alla costituzione) nel nostro ordinamento giuridico è di tipo incidentale (è principale solo per le regioni e il governo che impugnano le leggi dell’uno o dell’altro quando ledono le loro reciproche competenze legislative). Quindi è il giudice all’interno di un giudizio (giudice a quo) che sospende tutto e solleva la questione dinanzi la Corte costituzionale. Ma per farlo è necessario che la questione sia rilevante, cioè non può sciogliere il nodo se prima non sa se la norma che si trova ad applicare sia conforme o no alla Costituzione.

  2. Se ho ben capito, la Corte Costituzionale continua a rinviare – con vari pretesti – il momento in cui dovrà affrontare nel merito le (varie) questioni di costituzionalità sollevate contro il contributo unificato, ma nel frattempo abbiamo una (prima) certezza: chi vuole seguire la strada del giudizio di costituzionalità non deve far pagare il contributo unificato al proprio cliente, col rischio – annesso – di farglielo (stra)pagare dopo, maggiorato di interessi vari…

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