Stop al Salario minimo 9 euro: passa la Delega al governo

Via libera della Camera alla delega. Il testo va ora al Senato

Paolo Ballanti 06/12/23
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Al grido di “vergogna vergogna” è arrivato il via libera della Camera alla delega al governo, che stoppa la legge sul salario minimo proposta dall’opposizione. I voti a favore sono stati 153, 118 i contrari e 3 astenuti. Il testo è ora atteso al Senato per l’approvazione definitiva.

La bagarre parlamentare era iniziata il 5 dicembre, in una seduta di fuoco, con il centrosinistra unito che ha ritirato le proprie firme dalla proposta, che ormai non ha più nulla a che fare con quella originaria di 9 euro lordi l’ora per legge. Il leader dei 5 stelle Giuseppe Conte si è spinto oltre, fino a strappare il testo della nuova proposta in Aula.

Il dibattito politico sull’introduzione in Italia del salario minimo si è animato negli ultimi mesi a seguito del parere del CNEL presieduto da Renato Brunetta.

Incaricato dal premier Meloni, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro aveva presentato un documento con proposte ed analisi sulla possibile previsione di un trattamento economico minimo orario, fissato a 9 euro lordi, come emergeva dalla proposta di legge presentata in estate alla Camera dai partiti di opposizione.

Il CNEL aveva poi bocciato il testo presentato, rinviando in commissione parlamentare la proposta di legge. Ora lo stop definitivo anche in parlamento: è passato infatti, in commissione Lavoro della Camera, l’emendamento di maggioranza che stralcia la proposta delle opposizioni sul salario minimo. In sua vece ci sarà una delega al governo da esercitare entro sei mesi. Con la cancellazione della proposta è saltata anche la retribuzione minima oraria di 9 euro, che tanto ha tenuto banco e che era parte della proposta delle opposizioni.

“Tutte le opposizioni hanno abbandonato i lavori. Hanno compresso i tempi parlamentari uccidendo così il salario minimo con una delega al governo. Non ci rendiamo complici di questo scempio della democrazia parlamentare” ha detto il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera Arturo Scotto.

Analizziamo la questione.

Indice

La proposta di legge sul Salario minimo

Il 4 luglio 2023 era stata presentata alla Camera la proposta di legge numero 1275 riguardante “Disposizioni per l’istituzione del salario minimo”. Il testo è il risultato dell’iniziativa dei deputati d’opposizione Conte, Fratoianni, Richetti, Schein, Bonelli, Magi, Evi, Francesco Silvestri, Zanella, Sottanelli, Braga, Guerra, Barzotti, Mari d’Alessio, Scotto, Aiello, Carotenuto, Fossi, Gribaudo, Laus, Sarracino, Tucci, Grimaldi, Serracchiani, Orlando.

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Gli altri Paesi dell’UE
Nel documento si afferma che un salario minimo legale esiste già nella grande maggioranza degli Stati membri dell’Unione europea. Fanno eccezione i Paesi nordici come Danimarca, Svezia e Finlandia, oltre ad Austria e Italia. L’ultimo Paese che ha provveduto ad un’iniziativa simile è stata la Germania per “rimediare a un insufficiente e anzi rapidamente decrescente livello di tutela della forza lavoro mediante la contrattazione collettiva, fissandolo a 12 euro l’ora nell’ottobre 2022”.

Sostenere la contrattazione collettiva
Nel testo presentato alla Camera si afferma che l’attuale assetto della contrattazione collettiva necessita di essere sostenuto e promosso dall’ordinamento statuale “al fine di garantire a tutti i lavoratori in Italia l’applicazione di trattamenti retributivi dignitosi”.

Retribuzione sufficiente
L’articolo 1 della proposta di legge in parola afferma che, in attuazione dell’articolo 36 della Costituzione, i datori di lavoro, imprenditori e non, sono tenuti a corrispondere ai lavoratori una “retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato”.

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Rinvio ai CCNL
Il successivo articolo 2 afferma che per “retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato” si intende il trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, in vigore per il settore in cui il datore di lavoro opera e svolge effettivamente la sua attività.

I CCNL di riferimento sono esclusivamente quelli stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Trattamento minimo a 9 euro
L’ultimo periodo dell’articolo 2, comma 1 afferma che il trattamento economico minimo orario stabilito dal singolo CCNL non può comunque essere inferiore a 9 euro lordi.

Per quanto riguarda invece il lavoro domestico il trattamento economico minimo orario è stabilito con regolamento adottato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, tenuto conto dei princìpi e delle finalità della medesima legge.

Aggiornamento del salario minimo
L’articolo 5 della proposta di legge prevede l’istituzione, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, della Commissione per l’aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo orario di 9 euro.

L’organo in questione, presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali (o da un suo delegato) è formato da:

  • un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
  • un rappresentante dell’Inps;
  • un rappresentante dell’Istat;
  • un rappresentante dell’Ispettorato nazionale del lavoro;
  • un numero pari di rappresentanti delle associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Tra i compiti della Commissione, come anticipato, figura la valutazione e la determinazione, con cadenza annuale, dell’aggiornamento dell’importo del trattamento economico minimo orario di 9 euro lordi.

L’adeguamento in parola è disposto con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, su proposta della stessa Commissione.

L’incarico al CNEL

Il dibattito generatosi a seguito delle 42 pagine della proposta di legge numero 1275 ha portato lo scorso 11 agosto il premier Giorgia Meloni ad incaricare il CNEL, presieduto da Renato Brunetta, di redigere entro 60 giorni un documento con proposte ed analisi in tema di salario minimo.

Salario minimo bocciato dal CNEL

L’Assemblea del CNEL, riunitasi giovedì 12 ottobre 2023, ha approvato il documento finale sul lavoro povero e il salario minimo, bocciando e archiviando di fatto il testo.

Il parere, stando al comunicato stampa diffuso sul portale istituzionale “cnel.it”, è giunto “a larga maggioranza, con 15 voti contrari” sui 62 consiglieri presenti.

Dall’analisi tecnica emerge, come si legge nel documento, che “la mera introduzione di un salario minimo legale non risolverebbe né la grande questione del lavoro povero, né la pratica del dumping contrattuale, né darebbe maggior forza alla contrattazione collettiva”.

A parere del CNEL è dunque “la contrattazione collettiva la sede ancora oggi da privilegiare e valorizzare per la fissazione dei trattamenti retributivi adeguati”. Questi ultimi, in particolare, non devono limitarsi alla fissazione della tariffa minima ma, per precetto costituzionale, concorrere alla “determinazione del salario giusto, evitando il rischio, soprattutto per le piccole e medie imprese, di un livellamento verso il basso delle retribuzioni”.

Il commento della Premier Giorgia Meloni

Nel ricevere dal Presidente del CNEL Brunetta il documento contenente le osservazioni e le proposte sul salario minimo il premier Giorgia Meloni ha affermato l’analisi tecnica fotografa un “mercato del lavoro italiano” che “rispetta pienamente i parametri previsti dalla direttiva europea sul salario minimo adeguato” (comunicato stampa pubblicato su “governo.it”).

La contrattazione collettiva, ancora il premier, al netto dei comparti del lavoro agricolo e domestico “copre infatti oltre il 95% dei lavoratori del settore privato. Da ciò si evince che un salario minimo orario stabilito per legge non è lo strumento adatto a contrastare il lavoro povero e le basse retribuzioni”.

Salario minimo: proposta stralciata in Parlamento

Arrivato il parere del CNEL, la proposta di legge firmata di Pd-M5S-Azione-Avs è poi stata rinviata alla discussione parlamentare. Il testo è quindi approdato nelle commissioni. Il 28 novembre la svolta: c’è stato il via libera della commissione Lavoro della Camera all’emendamento di maggioranza che cancella la proposta delle opposizioni sul salario minimo.

E’ prevista in sostituzione una delega al governo da esercitare entro sei mesi.

Tra gli obiettivi “garantire l’attuazione del diritto di ogni lavoratore e lavoratrice a una retribuzione proporzionata e sufficiente, come sancito dall’articolo 36 della Costituzione”.

L’emendamento che sopprime il disegno di legge sul salario minimo prevede due articoli con due deleghe all’esecutivo:
– la prima delega è sull’equa retribuzione. Questa però non passerà dall’introduzione del salario minimo a 9 euro l’ora. Questa cifra base è stata eliminata. Non si fa più riferimento a numeri, ma solo a “garantire a ogni lavoratore e lavoratrice una retribuzione equa e sufficiente” nel rispetto dell’articolo 36 della Costituzione. Sforzo che passa dal rafforzamento della contrattazione collettiva, e prendendo a riferimento i “trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi nazionali maggiormente applicati”;
– la seconda delega, sempre da attuare in 6 mesi, riguarda invece i contratti pirata. Si punta a “incrementare la trasparenza” nei contratti “nonché conseguire obiettivi di effettivo contrasto al dumping contrattuale, a fenomeni di concorrenza sleale, alla evasione fiscale e contributiva ed al ricorso a forme di lavoro nero o irregolare in danno dei lavoratori e delle lavoratrici”.

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