Mascherine al lavoro, raccomandate fino al 31 ottobre: il nuovo protocollo

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Cade l’obbligo delle mascherine al lavoro. Il nuovo protocollo, approvato il 30 giugno dopo un lungo confronto tra ministero del Lavoro, ministero della Salute, MISE, INAIL e parti sociali, aggiorna e rinnova i Protocolli condivisi sottoscritti successivamente alla dichiarazione dello stato di emergenza, in particolare il 14 marzo, il 24 aprile 2020 e il 6 aprile 2021, sviluppati anche con il contributo tecnico-scientifico dell’INAIL.

Nel nuovo testo si legge che “l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo facciali filtranti FFP2 rimane un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio, soprattutto nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico o dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificità delle attività lavorative.

Viene però eliminata la parte presente nel precedente protocollo aggiornato da ultimo il 6 aprile 2021, che prevedeva nei confronti dei datori di lavoro “in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro, al chiuso o all’aperto” che è comunque “obbligatorio l’uso delle mascherine chirurgiche o di dispositivi di protezione individuale di livello superiore”.

Non si parla più di obbligo quindi, ma i datori di lavoro dovranno mettere a disposizione le mascherine FFP2 (non si parla più di mascherine chirurgiche) ai gruppi di lavoratori ritenuti più a rischio all’interno del luogo di lavoro.

Oltre alle mascherine, il nuovo protocollo parla anche di smart working, che può ancora rivelarsi “uno strumento utile per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19, soprattutto con riferimento ai lavoratori fragili, maggiormente esposti ai rischi derivanti dalla malattia.

Vediamo quindi nei prossimi paragrafi le nuove regole per le mascherine al lavoro, alla luce del nuovo protocollo approvato.

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Mascherine al lavoro: cosa prevede il nuovo protocollo

Come anticipato, viene eliminata dal nuovo “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro” la parte sull’obbligo di indossare le mascherine.

Anche nel privato l’obbligo diventa una raccomandazione, ritenuto comunque che “l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo facciali filtranti FFP2 rimane un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio“.

Tuttavia, stando a quanto previsto nella bozza del nuovo protocollo, “il datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente, anche sulla base delle specifiche mansioni e dei contesti lavorativi, individua particolari gruppi di lavoratori ai quali fornire adeguati dispositivi di protezione individuali (FFP2), avendo particolare riguardo ai soggetti fragili sulla base di valutazioni del medico competente.

In poche parole, i lavoratori fragili e quelli che operano in contesti ritenuti più a rischio di contagio dovranno indossare la mascherina FFP2, che verrà fornita dal datore di lavoro.

Infine, si legge nel testo definitivo che “Le Parti si impegnano ad incontrarsi ove si registrino mutamenti dell’attuale quadro epidemiologico che richiedano una ridefinizione delle misure prevenzionali qui condivise e, comunque, entro il 31 ottobre 2022 per verificare l‘aggiornamento delle medesime misure.

Scarica il testo ufficiale del nuovo protocollo in pdf

Mascherine al lavoro: le regole per il pubblico

Il giorno successivo alla pubblicazione dell’Ordinanza del Ministero della Salute del 28 aprile, che ha fatto cadere l’obbligo di indossare la mascherina al chiuso, il Ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha firmato una circolare contenente “indicazioni sull’utilizzo dei dispositivi individuali di protezione delle vie respiratorie”.

Scarica il testo della Circolare in pdf

Nel testo, indirizzato a tutte le amministrazioni pubbliche, si precisa che l’uso delle mascherine è “raccomandato nei luoghi al chiuso pubblici o aperti al pubblico”. Tuttavia, non è previsto “alcun obbligo specifico al loro utilizzo da parte del personale”.

Ciascuna amministrazione, prosegue la circolare, nella responsabilità del datore di lavoro è tenuta ad impartire le “necessarie indicazioni al riguardo, tenendo conto delle concrete condizioni di lavoro dei luoghi di lavoro e delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa dei propri dipendenti”.

Il testo fornisce altresì una serie di esempi non esaustivi sull’utilizzo raccomandato delle mascherine FFP2:

  • Personale a contatto con il pubblico e sprovvisto di altre idonee barriere protettive;
  • Personale che svolga la prestazione in stanze in comune con uno o più lavoratori “anche se si è solo in due, salvo che vi siano spazi tali da escludere affollamenti”;
  • Nel corso di riunioni in presenza e nelle file per l’accesso alla mensa o altri luoghi comuni;
  • Per coloro che condividono la stanza con personale cosiddetto “fragile”;
  • In presenza di una qualsiasi sintomatologia che riguardi le vie respiratorie;
  • Negli ascensori;
  • Nelle ipotesi in cui, anche occasionalmente, si verifichi la compresenza di più soggetti nello stesso ambiente.

Al contrario, l’utilizzo delle mascherine non è considerato necessario:

  • Per le attività svolte all’aperto;
  • In caso di disponibilità di stanza singola per il dipendente;
  • In ambienti ampi, anche comuni (come corridoi o scalinate) in cui non vi sia affollamento o si mantenga una distanza interpersonale congrua.

Novità per lo smart working

Una parte del nuovo protocollo tratta anche dello smart working. In particolare, si legge che “pur nel mutato contesto e preso atto del venir meno dell’emergenza pandemica, si
ritiene che il lavoro agile rappresenti, anche nella situazione attuale, uno strumento utile per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19, soprattutto con riferimento ai lavoratori fragili, maggiormente esposti ai rischi derivanti dalla malattia.

In questo senso, le Parti sociali, in coerenza con l’attuale quadro del rischio di contagio,
manifestano l’auspicio che venga prorogata ulteriormente la possibilità di ricorrere allo
strumento del lavoro agile emergenziale.

Sempre per i lavoratori fragili, il datore di lavoro dovrà stabilire in accordo con il medico competente delle “specifiche misure prevenzionali e organizzative“, mentre le Parti sociali hanno richiesto che vi sia una proroga al 31 dicembre 2022 della disciplina a protezione dei lavoratori fragili.

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Alessandro Sodano
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