Liberalizzazione delle professioni: presentato l’emendamento

Redazione 14/12/11
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Alla riforma dell’avvocatura si proceda con legge e non con regolamento, attesa la sua rilevanza costituzionale.

Lo chiede il Parlamento, presentando un emendamento all’articolo 33 della Manovra Monti, che esclude l’abolizione degli ordinamenti professionali, circoscrivendola alle sole norme in contrasto con i principi di liberalizzazione.

Il Consiglio Nazionale Forense plaude alla proposta di modifica dell’articolo 33 del decreto Monti, pur considerandola un atto dovuto del legislatore per evitare le conseguenze disastrose e senza senso di una abrogazione tout court degli ordinamenti professionali.

Un atto dovuto, si legge in un comunicato stampa del CNF, che però è insufficiente e non risolve le ben più gravi mancanze di una legislazione superficiale e tecnicamente sbagliata, che pretenderebbe di disciplinare l’ordinamento forense con un regolamento dello Stato e non con legge.

Per il Cnf, infatti, l’aver delegificato le norme in materia di ordinamenti professionali, anche quelli che coinvolgono i diritti dei cittadini, è una palese violazione della Costituzione.

Nel merito, il Cnf ancora una volta ribadisce che tali principi sono già contenuti nella propria proposta di riforma, condivisa dall’avvocatura, ferma da due anni in parlamento.

Sorprende, rileva il Cnf, il ripensamento su attività certo non di rilievo costituzionale mentre sulle professioni, e sull’avvocatura a cui spetta la funzione della difesa dei diritti dei cittadini, in particolare, si interviene in spregio della correttezza costituzionale, in nome di una inesistente connessione tra crisi economica, crisi della giustizia e avvocatura.

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