Le prove andranno avanti, scaglionate nei giorni, fino al 20 aprile, suddivisi in base a un calendario ufficiale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV serie speciale concorsi ed esami – n. 20 del 14 marzo scorso. Quella scritta avrà la durata di 150 minuti, come avvenuto lo scorso anno in occasione delle prime prove scritte.
Concorso a Cattedra 2017: gli ammessi
Sono ammessi alle prove scritte suppletive categorie di insegnanti davvero eterogenee:
- insegnanti tecnico pratici ai diplomati Isef
- personale già di ruolo ai diplomati magistrale a indirizzo linguistico
- educatori e abilitati al Pas e all’estero
- coloro che hanno ottenuto l’abilitazione disciplinare o la specializzazione su sostegno successivamente alla pubblicazione del bando di concorso: il Consiglio di Stato ha dichiarato ammissibili al concorso i candidati che abbiano concluso i percorsi formativi Afam e Pas.
Quest’ultima categoria non è, poi, l’unica ad essersi rimessa ad una decisione giudiziale: attendono una sentenza i candidati su sostegno e sulle nuove classi di concorso non ancora attivate, però presenti nell’elenco ufficiale che presto sostituirà definitivamente i vecchi insegnamenti; oltre 20mila ricorrenti laureati non ammessi, che sperano di essere rimandati direttamente alla prova scritta ordinaria, come è avvenuto per due di loro.
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L’Anief sul Concorso a Cattedra
A parere dei Sindacati, infatti, è stato necessario il ricorso all’Autorità giudiziaria, in quanto sono stati commessi errori di compilazione del regolamento concorsuale intollerabili. Di seguito le parole di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal: “questa vicenda delle prove aggiuntive conferma gli errori di un’amministrazione che opera negando il dialogo con i rappresentanti dei lavoratori. Se ci avessero dato retta, non ci ritroveremmo oggi a vivere questa ‘coda’ di concorso. Ma quello che più sorprende in negativo è l’atteggiamento schizofrenico del Miur su come trattare i cittadini laureati che chiedono di fare l’insegnante nella scuola pubblica: nel 2012 ha detto che la laurea era sufficiente per partecipare al concorso a cattedra, nel 2016 non più, mentre nel 2021 tornerà a bastare. Ogni commento ulteriore è inutile: dico solo che, appurata la poco coerenza in chi gestisce la scuola in Italia – conclude Pacifico – è più che lecito difendere i propri diritti rivolgendosi alle aule del tribunale”.
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