Agosto: il mese dell’abbandono e delle sue dolci vittime

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E’ come se, per un perverso gioco di misteriose alchimie, il caldo agevoli l’esplosione degli istinti peggiori e dei sentimenti più gretti: l’egoismo, la crudeltà, la meschinità, la superficialità, l’irrazionalità.

Ed è come se, il desiderio di denudarsi dai vestiti pesanti e dai doveri invernali finisca per tramutarsi in una sindrome di abbandono attivo, in una smania incontrollabile – o comunque non controllata – di lasciarsi tutto alle spalle, tutto quello che riveste le sembianze dell’inverno, tutto quello che viene visto come greve, fastidioso, odioso, noioso, in una parola “intollerabile”.

Si abbandonano le piante (… troppa acqua, troppe cure, troppe foglie secche, se ne vadano a ramengo …).; si abbandonano i cani (… non posso farmi condizionare la vita da un cane dopo un inverno di lavoro..); si abbandonano le mogli ed i figli (… basta, non la amo più, si vive una sola volta, i bambini staranno meglio con lei ….); si abbandonano i padri e le madri (… sono stanco e stressato, loro si sono fatti la loro vita, è giusto che io mi faccia la mia….).

Il mese di agosto diventa il catalizzatore supremo della filosofia dell’abbandono, di quella fuga a senso unico in avanti, senza voltarsi, senza pensare cosa si è lasciato dietro, senza temere cosa può accadere senza di noi.


In prima postazione per gravità: l’abbandono di moglie e figli. Ma è un capitolo troppo complesso, da trattare in altro momento.

In immediata seconda postazione, l’abbandono di anziani e di animali: i più deboli, i più fragili, i più bisognosi di cure, i più dolci,  i più indifesi e, non a caso, i più abbandonati.

I cani vengono abbandonati per strada – l’asfalto assurto a discarica ed inerte contenitore di creature animali – e gli anziani vengono abbandonati in base a diversi moduli e varianti: psicologicamente, quando vengono lasciati in balia della loro solitudine; fisicamente, quando sono piazzati a casa da soli pur se incapaci di badare pienamente a sé stessi; l’uno e l’altro, quando sono spediti contro la loro volontà in pensioni estive non sempre affidabili o quando vengono letteralmente dimenticati nelle case di riposo dove già vivono.

Anziani abbandonati anche quando i figli potrebbero curare i loro vecchi con amore, fare i turni per non lasciarli agli estranei, trascorrere insieme le vacanze. E le pensioni per anziani – soprattutto quelle a prezzi stracciati, nate e gestite per soli fini di lucro – che finiscono per diventare il monumento nazionale dell’abbandono filiale.

Cani abbandonati per strada anche quando i proprietari potrebbero portarli con sé, o al massimo – se proprio li vogliono estromettere dalla propria vita – cederli a chi è disposto a prendersene cura, affidarli a chi può amarli veramente, avere il coraggio di andare in un canile assistito e di ammettere di non volere più l’animale. Un gesto di coraggio e di onestà che costerebbe solo meno di un’ora della propria vita.

Ma chi lo sa, forse la salvezza di entrambi – i cani ed i vecchi – potrebbe essere nel loro ritrovarsi insieme, nell’unire le loro solitudini in una rinnovata voglia di vivere!

Chi lo dice che le “dame di compagnie” devono per forza essere degli umani di sesso femminile? E se le tante odiate pensioni dell’età senile aprissero le porte a tanti cagnetti abbandonati, investendoli del ruolo di “dami di compagnia” dei loro ospiti?

Non è un’idea da fiaba infantile. E’ una soluzione reale, razionale, una delle tante che potrebbe consentire un approccio all’insegna della solidarietà e dell’afflato di cuori.

Che poi i cuori siano ricoperti di pelle, di pelo rado o di pelo riccio, chi se ne frega …

Di certo, la soluzione ad un problema di questo tipo non potrà mai essere (o non solo) strettamente politica, processuale o giuridica.

L’abbandono degli animali (art. 727 c.p.) è sanzionato dal nostro codice penale con una semplice ammenda, ed è un’evenienza davvero rara che il “generoso” sia individuato e punito (il caso di cui abbiamo parlato nel pezzo “L’estate sta arrivando … è ora di abbandonare gli animali?” – pubblicato lo scorso 29 maggio – è l’eccezione che conferma  la regola dell’impunità).

L’abbandono degli anziani (art. 591 c.p.) è punito con maggiore severità -“da sei mesi a cinque anni di reclusione” – ma il comportamento penalmente rilevante deve raggiungere la soglia di un abbandono che attenti realmente alla vita ed alla salute dell’anziano.

Pochi i casi di tale gravità. Il sottobosco di quasi tutti gli abbandoni gravita su livelli di non punibilità giuridica, ancor più detestabili ed immorali ma purtroppo tecnicamente leciti.

Il diritto non ha la forza di salvaguardare e di tutelare valori squisitamente etici, né ha le armi per perseguire uomini semplicemente “aridi” ….

La speranza vera, quella reale e tangibile, può annidarsi solo nella società civile, nel mondo del volontariato, in quella moltitudine di buoni e di giusti – di tutte le età, razze e ceti sociali – che decidono, soprattutto d’estate, di sacrificare una piccola parte del loro tempo libero pur di fare compagnia ai nostri nonni, aiutandoli ad affrontare le difficoltà della calura e l’amarezza dell’indifferenza dei propri cari.

Sentimenti e persone meravigliosi di cui è davvero ingiusto non si parli mai, o se ne parli troppo poco. Ed è per questo che io – anche a nome di Leggi Oggi – ritengo doveroso fare a questi “buoni” un applauso, forte,  sentito e meritato.

Impari la gente a meritare con le azioni – e non con il denaro, con il potere, con il successo mediatico, con le malefatte personali e professionali – la stima e l’ammirazione dei propri simili!

Il che vale anche per noi giuristi, troppo spesso “superiori” a questi temi ed a questi valori, che invece rappresentano le radici più profonde e fertili dell’Equità e della Giustizia ….