Addio al DPS!

Redazione 27/01/12
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Quanti giorni e quante notti spesi a redigere il documento programmatico sulla sicurezza e quanti centinaia di migliaia di euro investiti per la sua predisposizione e finiti all’ingrossare il portafoglio di specialisti – o sedicenti tali – piuttosto che di società che, nel tempo, hanno fatto della “redazione del DPS” il proprio core business.

Ora si cambia.

E’ questa la novità di maggior impatto in materia di tutela dei dati personali contenuta nel decreto legge sulle semplificazioni appena approvato dal Consiglio dei Ministri.

E’ bastato un pugno di ermetiche disposizioni contenenti l’abrogazione di altrettante previsioni contenute nel Codice Privacy e del suo Allegato B sulle misure di sicurezza per mandare in pensione quello che, probabilmente, ha sin qui rappresentato l’adempimento più complesso, costoso – ed evidentemente inutile alla luce della recente decisione del Governo – tra i tanti previsti dalla disciplina in materia di privacy e tutela dei dati personali.

Niente più DPS, niente più modalità semplificate per la tenuta del DPS e, naturalmente, niente più dichiarazione nelle relazioni a bilancio sull’avvenuta predisposizione del DPS.

Nessun dubbio che si tratti davvero di una semplificazione.

Bene così. Se, effettivamente, la redazione e tenuta del DPS era inutile, non c’era ragione per continuare a chiedere ad imprenditori e professionisti di spendere tempo e soldi (313 milioni di euro all’anno, per le sole PMI, secondo il Governo) per  per l’adempimento all’obbligo sino ad oggi previsto dal Codice privacy.

Ad un tempo, tuttavia, non si può fare a meno di domandarsi perché a questa decisione non si è arrivati prima.

Come è stato possibile attendere così tanto per assumere una scelta, poi assunta in qualche frazione di secondo ed adottata, addirittura, d’urgenza nell’ambito di un decreto legge?

Era davvero necessario, sin qui, chiedere alla piccola e media impresa italiana – così come alle grandi multinazionali – di affrontare investimenti importanti, per anni, per compilare e conservare il documento programmatico sulla sicurezza?

Perché solo oggi, dopo oltre un decennio – sebbene all’inizio la redazione del DPS fosse prevista solo per particolari categorie di dati personali – ci si è accorti della sua inutilità?

Sono domande come questo che, credo, occorra porsi per evitare di commettere ulteriori errori e mantenere in vita altri adempimenti ed oneri burocratici che appesantiscono, inutilmente, attività e bilancio delle imprese senza, evidentemente, produrre alcun beneficio alla tutela dell’interesse pubblico.

Il risvolto economico e l’impatto delle leggi sull’attività di impresa è, probabilmente, un tema, sin qui, troppo spesso ignorato dal legislatore e dai decisori politici.

In ogni caso: DPS addio. Peccato solo per i tanti imprenditori e professionisti italiani che hanno speso soldi e risorse per averti, come, necessario compagno di viaggio sin qui.

Redazione