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Busta paga senza bonus 100 euro: chi non lo riceve più e perché

Paolo Ballanti
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Perché alcuni lavoratori si sono ritrovati la busta paga di gennaio senza il bonus 100 euro? La Manovra 2022 ha modificato il trattamento integrativo di 1.200 euro annui (100 euro medi mensili) introdotto dal 1° luglio 2020 per coloro che totalizzavano redditi non superiori a 28 mila euro, in sostituzione dell’ex “Bonus Renzi” pari ad 80 euro mensili.

Riconosciuto a coloro che producono redditi da lavoro dipendente e taluni redditi assimilati (si pensi ai collaboratori coordinati e continuativi) il bonus da 100 euro è stato appunto ritoccato dalla Legge di Bilancio, con la conseguenza che, a decorrere dal periodo d’imposta 2022, alcuni contribuenti rischiano di non vedersi più riconosciuto il trattamento integrativo in busta paga, già a partire da quella di competenza del mese di gennaio.

Analizziamo la questione in dettaglio.

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Busta paga senza bonus 100 euro: le novità della Legge di Bilancio

A seguito delle modifiche introdotte dal 1° gennaio scorso ad opera della Manovra 2022 (Legge 30 dicembre 2021 numero 234) il credito d’imposta pari a 1.200 euro annui (100 euro medi mensili) è riconosciuto a coloro che totalizzano un reddito complessivo non superiore a 15 mila euro (rispetto alla precedente asticella fissata a 28 mila euro).

Fascia di reddito 15 mila – 28 mila euro

Il nuovo assetto non lascia tuttavia completamente priva di bonus la fascia di reddito superiore a 15 mila ma non eccedente i 28 mila euro. Viene infatti riconosciuto il trattamento integrativo a patto che la somma delle seguenti detrazioni sia superiore all’IRPEF lorda. Stiamo parlando di:

  • Detrazioni per familiari a carico;
  • Detrazioni per redditi da lavoro dipendente ed assimilati;
  • Detrazioni per interessi passivi ed oneri accessori per prestiti o mutui agrari (limitatamente agli oneri sostenuti in dipendenza di mutui o prestiti contratti fino al 31 dicembre 2021);
  • Detrazioni per interessi passivi ed oneri accessori corrisposti in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca su immobili, siglati per acquistare un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale (con riferimento agli oneri sostenuti per mutui o prestiti contratti fino al 31 dicembre 2021);
  • Detrazioni per interessi passivi ed oneri accessori corrisposti in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca su immobili, contratti per costruire un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale (con riferimento agli oneri sostenuti per mutui o prestiti contratti fino al 31 dicembre 2021);
  • Rate di detrazioni per spese sanitarie, interventi per il recupero del patrimonio edilizio / riqualificazione energetica degli edifici, cui si aggiungono detrazioni previste da altre disposizioni normative, per spese sostenute fino al 31 dicembre 2021.

Come anticipato, se la somma delle suddette detrazioni è superiore all’imposta lorda (calcolata, ricordiamolo, in base agli scaglioni di reddito) allora il trattamento integrativo spetta per un importo pari alla differenza tra le detrazioni citate e la stessa IRPEF lorda (comunque nel limite massimo di 1.200 euro).

Confronto tra vecchie e nuove regole

Anno 2021
Condizioni Importo
Reddito complessivo non superiore a 28 mila euro + imposta lorda superiore alle detrazioni da lavoro dipendente 1.200,00 euro annui (100 euro medi mensili)
Reddito complessivo superiore a 28 mila euro Il trattamento integrativo non spetta (il contribuente può comunque beneficiare dell’ulteriore detrazione)

 

Anno 2022
Condizioni Importo
Reddito complessivo non superiore a 15 mila euro + imposta lorda superiore alle detrazioni da lavoro dipendente 1.200,00 euro annui (100 euro medi mensili)
Reddito complessivo eccedente i 15 mila euro ma non superiore a 28 mila euro + somma detrazioni > all’IRPEF lorda Somma detrazioni – IRPEF lorda (comunque non superiore a 1.200,00 euro annui)
Reddito complessivo superiore a 28 mila euro Il trattamento integrativo non spetta e nemmeno l’ulteriore detrazione (abrogata dalla Manovra 2022)

 

Busta paga senza bonus 100 euro: per chi?

A seguito delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio, il dubbio ricorrente tra gli addetti ai lavori è: per la fascia di reddito 15 mila – 28 mila euro il bonus sarà riconosciuto in busta paga o direttamente in dichiarazione dei redditi? La ragione è presto detta. Per stabilire se le detrazioni sono superiori all’imposta lorda è necessario considerare una serie di importi che sono noti al lavoratore solo al termine del periodo d’imposta. Si pensi alle detrazioni per interessi sui mutui o a quelle per spese sanitarie. Questo renderebbe difficoltoso l’anticipo in busta paga del bonus durante l’anno, rispetto all’applicazione diretta in dichiarazione dei redditi.

La risposta definitiva su come applicare il trattamento integrativo arriverà soltanto da parte dell’Agenzia Entrate, con apposita circolare.

Di conseguenza, in attesa di indicazioni ufficiali, dal periodo d’imposta 2022 (buste paga di gennaio) la scelta che è stata fatta dai datori di lavoro è:

  • Continuare a riconoscere il trattamento integrativo “pieno” (euro 1.200,00 annui) a coloro che si presume totalizzeranno un reddito complessivo annuo non superiore a 15 mila euro;
  • Non riconoscere alcun bonus a chi si ipotizza riceverà un reddito complessivo eccedente i 15 mila euro ma non superiore a 28 mila euro.

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Cosa cambia in busta paga senza bonus 100 euro?

In base a quanto detto finora, chi nel periodo d’imposta 2021 (cedolino di dicembre scorso compreso) ha ricevuto il bonus 100 euro, non ha trovato (o non troverà) lo stesso importo nella busta paga di gennaio (periodo d’imposta 2022 quindi applicazione delle nuove regole ex Legge di Bilancio).

Reddito complessivo Anno 2021 – bonus Anno 2022 – bonus
Fino a 15.000,00 euro 1.200,00 euro 1.200,00 euro
Superiore a 15.000,00 euro ma non eccedente i 28.000,00 euro 1.200,00 euro 0 euro (in attesa di indicazioni dell’Agenzia Entrate)

 

Busta paga senza bonus 100 euro: chi ne ha diritto?

È logico chiedersi a questo punto come mai, nel cedolino di gennaio 2022, viene escluso dal bonus un lavoratore senza conoscere quale sarà il reddito dell’anno?

Nei singoli mesi di paga, il datore di lavoro riconosce le detrazioni fiscali (detrazioni da lavoro dipendente e per familiari a carico) ed il trattamento integrativo simulando quello che sarà il reddito complessivo dell’anno.

Facciamo l’esempio del dipendente Caio la cui retribuzione lorda ammonta ad euro 1.100,00 nel cedolino di gennaio 2022. La simulazione prenderà a riferimento la retribuzione meno i contributi INPS a carico dipendente (ipotizziamo l’aliquota al 9,19%):

1.100,00 – 101,09 = 998,91 (cosiddetto “imponibile fiscale”).

A questo punto non resta che simulare il reddito dell’anno, moltiplicando l’imponibile fiscale per tredici (le mensilità ordinarie di paga spettanti a Caio cui si aggiunge la tredicesima):

998,91 * 13 = 12.985,83 euro.

Caio pertanto avrà diritto, nel cedolino di gennaio 2022, a 100 euro di trattamento integrativo, essendosi collocato al di sotto della soglia dei 15 mila euro.

Come cambia il netto in busta paga senza bonus 100 euro?

Prendiamo il caso di Mevio che a gennaio 2021 ha ricevuto una retribuzione lorda di 2.200,00 euro.

Descrizione Competenza Trattenuta Voce figurativa
Retribuzione lorda (A) 2.200,00    
Contributi INPS c/dipendente (9,19%) (B)   202,18  
Retribuzione imponibile fiscale (C)     1.997,82 (A – B)
IRPEF lorda (D)     489,41
Simulazione reddito 2021 (valore C per tredici mensilità)     25.971,66
Detrazioni lavoro dipendente (E)     90,83
IRPEF netta   398,58 (D – E)  
Trattamento integrativo 100,00    
Netto 1.699,24    

 

A parità di condizioni ipotizziamo il compenso netto di Mevio a gennaio 2022.

Descrizione Competenza Trattenuta Voce figurativa
Retribuzione lorda (A) 2.200,00    
Contributi INPS c/dipendente (9,19%) (B)   202,18  
Retribuzione imponibile fiscale (C)     1.997,82 (A – B)
IRPEF lorda (D)     474,45
Simulazione reddito 2021 (valore C per tredici mensilità)     25.971,66
Detrazioni lavoro dipendente (E)     183,52
IRPEF netta   290,93 (D – E)  
Trattamento integrativo 0    
Netto 1.706,89    

 

Il calcolo dell’IRPEF lorda e delle detrazioni da lavoro dipendente 2022 tiene conto delle modifiche operate dalla Legge 30 dicembre 2021 numero 234 (Legge di Bilancio per l’anno corrente).

Leggi anche “Esonero IRAP 2022: a chi spetta, chi è escluso e come funziona”




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1 COMMENTO

  1. In tutte le precedenti simulazioni si fa riferimento soltanto e sempre ai lavoratori dipendenti. I pensionati vengono tenuti sempre fuori della porta pur pagando le tasse con gli stessi scaglioni IRPEF del lavoro dipendente. Tra l’altro ai pensionati non è toccato nemmeno il bonus 100 euro. Si chieda alle forze politiche perchè non includono la categoria dei pensionati ad avere la tassazione del 15% come riconosciuto alle partite IVA. Grazie

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