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Pensione Opzione donna 2020: tutte le regole, requisiti e domanda

Daniele Bonaddio
pensione opzione donna 2020

Pensione, proroga Opzione donna 2020: è una delle novità previste dalla Legge di Bilancio 2020 nel capitolo pensioni. Infatti, come ampiamente preannunciato dalle forze politiche di maggioranza, nonché dal premier Giuseppe Conte, è stato disposto il differimento – anche per quest’anno (2020) – della cd. “opzione donna”. Si tratta di uno strumento, disciplinato dall’art. 1, co. 9 dalla L. 23 agosto 2004, n. 243 (Legge Maroni), che consente alle lavoratrici – sia autonome che subordinate – di andare in pensione in maniera anticipata rispetto ai trattamenti previdenziali ordinari, ossia la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

Si ricorda, sul punto, che il cd. “Decretone” (D.L. n. 4/2019, convertito in L. n. 26/2019), dopo lo stop del 2018, ha reintrodotto l’opzione donna ma esclusivamente per il 2019. Ora, l’art. 1, co. 476 della L. n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020) ha allungato i termini di domanda per accedervi, ossia dal 31 dicembre 2019 al 31 dicembre 2020. Ma quali sono le nuove regole d’accesso per la pensione opzione donna? Quanti anni bisogna avere? Bisogna rispettare le cd. finestre mobili?

A queste domande ha risposto l’INPS, con il Messaggio n. 243, recependo le ultime novità legislative della Manovra Finanziaria. Andiamo quindi in ordine e vediamo tutto quello che c’è da sapere sulla proroga opzione donna 2020.

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Pensione opzione donna 2020: cos’è

L’opzione donna è uno strumento, disciplinato dall’art. 1, co. 9 dalla L. 23 agosto 2004, n. 243 (Legge Maroni), che consente alle lavoratrici – sia autonome che subordinate – di andare in pensione in maniera anticipata rispetto ai trattamenti previdenziali ordinari, ossia la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

Inizialmente, la misura era stata prevista in maniera sperimentale fino al 31 dicembre 2015. Successivamente, la Legge di Stabilità 2016 e la Legge di Bilancio 2017 hanno prorogato l’opzione donna, sia per il 2016 che per il 2017. Tali disposizioni normative hanno inteso ampliare l’ambito di applicazione dell’opzione donna per coloro che avessero maturato gli specifici requisiti previsti dalla legge, entro il 31 dicembre 2015 (cfr. INPS, Messaggio n. 1182/2017).

Pensione con opzione donna 2020: come funziona

L’opzione è riservata esclusivamente alle lavoratrici iscritte all’Ago (Assicurazione generale obbligatoria), ed ai fondi ad essa sostitutivi od esclusivi (dipendenti del settore privato, pubblico impiego e lavoratrici autonome) in possesso di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995.

Pertanto, non vi rientrano le lavoratrici iscritte alla Gestione separata INPS, di cui all’art. 2, co. 26 della L. 335/1995.

Opzione donna: proroga nella Manovra 2020

Dopo uno stop di un anno, il D.L. n. 4/2019 (cd. “Decretone”), convertito con modificazioni in L. n. 26/2019, aveva disposto la proroga dell’opzione donna anche per lo scorso anno, ossia fino al 31 dicembre 2019. Ora, all’art. 1, co. 476 della Legge di Bilancio 2020 è stata disposta la proroga dell’opzione donna anche per quest’anno.

Infatti, il legislatore è intervenuto direttamente nel corpus normativo dell’art. 16 del cd. “Decretone”, sostituendo le parole “il 31 dicembre 2018” con “il 31 dicembre 2019”.

Opzione donna 2020: tutti i nuovi requisiti 

Alla luce delle predette novità, l’opzione donna – per l’anno 2020 – è riservata ne confronti:

  • delle lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1962 (58 anni d’età);
  • delle lavoratrici autonome nate entro il 31 dicembre 1961(59 anni d’età);

le quali abbiano maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni al 31 dicembre 2019.

Opzione donna 2020: comparto scuola e AFAM

Con riferimento al personale del comparto scuola e AFAM, si applicano le disposizioni di cui all’art. 59, co. 9, della L. n. 449/1997. Tale norma prevede che, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno.

In sede di prima applicazione, entro il 29 febbraio 2020, il relativo personale a tempo indeterminato può presentare domanda di cessazione dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno scolastico o accademico.

Opzione donna: metodo di calcolo

L’opzione donna, tuttavia, come per gli anni scorsi, presenta alcuni limiti che potrebbero disincentivare le lavoratrici a protendere per tale meccanismo di pensionamento. Uno su tutti è sicuramente il meccanismo di calcolo, che è quello contributivo, di cui al D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 180 (in genere più penalizzante rispetto al sistema retributivo).

Il sistema contributivo si applica a prescindere dalla collocazione temporale degli accrediti contributivi. Si ricorda che per i contributi accreditati prima dell’1 gennaio 1996, si applica generalmente il calcolo retributivo. Ciò si tramuta, dunque, in un taglio pensionistico che potrebbe variare, a seconda del caso specifico, in un ipotetico range che va dal 25 al 35 percento.

La finestra mobile per Opzione donna 2020

Altro fattore da considerare per chi intendesse accedere all’opzione donna è la decorrenza del primo assegno pensionistico, in quanto tale tipologia di prestazione soggiace ancora alla c.d. finestra mobile, che prevede un meccanismo in base al quale l’erogazione avviene:

  • dopo 12 mesi dalla maturazione dei predetti requisiti per le dipendenti, ovvero;
  • dopo 18 mesi per le autonome.

Opzione donna 2020: quali contributi valgono

Ma quali sono i contributi validi e quindi da considerare ai fini del raggiungimento del requisito contributivo minimo di 35 anni? Al riguardo, l’INPS (Circolare n. 11/2019) ha avuto modo di chiarire che è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurata.

Dunque, è possibile affermare che vi rientrano i contributi:

  • obbligatori;
  • da riscatto o da ricongiunzione;
  • volontari e figurativi.

Non rientrano, invece, i soli contributi figurativi accreditati per malattia e disoccupazione.

Da considerare, inoltre, che non è possibile ottenere l’opzione donna attraverso il cumulo e la totalizzazione. In altri termini, è vietato sommare i contributi accreditati in gestioni previdenziali diverse, in quanto è consentita la sola totalizzazione dei contributi esteri.



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16 COMMENTI

  1. Ho 58 anni e ho 27 anni di contributi. Sono disoccupata da circa un anno e vorrei pagare il resto dei contributi andando in pensione con Opzione Donna, quanto prenderò al mese mentre riscatto i contributi mancanti?
    (Ho lavorato nel privato)

    • Buongiorno Daniela, per andare in pensione con “l’opzione donna ha bisogno di almeno 35 anni di contributi. Per quanto riguarda il calcolo di quanto riceverà in pensione, una volta maturati i requisiti pensionistici, e se sarà confermata l’opzione donna anche negli anni futuri, dipende dal suo montante contributivo accumulato. Purtroppo, non è possibile effettuare un calcolo sommario a monte, in quanto bisogna analizzare con attenzione la carriera lavorativa.

  2. Buongiorno io ho 39 di servizio p.a. faccio il 4.12.1962 58 anni ho la possibilita di andare opzione donna a 59 anni fine 2021 con 4o anni di servizio. Grazie

  3. io ho 39 di servizio ma sono del 1962 il prossimo anno ho diritto opzione donna sono del 31.12.1962 faccio 58 anni a 59 nel 2021 59 e 40 anni di servizio c e possibilita graz

  4. buongiorno, sono nata ad aprile 1962 e ho quasi 39 anni di servizio nel pubblico impiego. Ho letto l’articolo e nel riquadro che indica “tutti i nuovi requisiti” in cui si dice che l’OD è riservata a coloro che sono nate entro il 31/12/1962, ho avuto un impeto di gioia.
    Purtroppo non trovo però riscontro alcuno su quanto da Voi affermato, nemmeno sul sito INPS…dappertutto si parla di requisiti maturati entro il 31/12/2019. E’ un refuso da parte vostra, o è realtà ancora poco conosciuta ?

  5. Buongiorno, qualcosa non mi è chiaro. Voi scrivete:
    – “Si ricorda, sul punto, che il cd. “Decretone” (D.L. n. 4/2019, convertito in L. n. 26/2019), dopo lo stop del 2018, ha reintrodotto l’opzione donna ma esclusivamente per il 2019. Ora, l’art. 1, co. 476 della L. n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020) ha allungato i termini di domanda per accedervi, ossia dal 31 dicembre 2019 al 31 dicembre 2020.”
    Ed inoltre:
    – “Opzione donna 2020: tutti i nuovi requisiti
    Alla luce delle predette novità, l’opzione donna – per l’anno 2020 – è riservata ne confronti:
    delle lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1962 (58 anni d’età);
    delle lavoratrici autonome nate entro il 31 dicembre 1961(59 anni d’età);
    le quali abbiano maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni al 31 dicembre 2019.”
    A questo punto, io sono nata il 20/12/62. Al 31/12/2019 avevo una contribuzione di 33,5 anni. Se riscatto 1,5 anni della mia laurea (anni antecedenti al 31/12/2019) avrei il requisito richiesto dei 35 anni entro dic. 2019.
    Non appena compiuti i 58 anni a dicembre 2020, sono dunque in diritto di chiedere la pensione anticipata con l’opzione Donna?

    Ringraziando anticipatamente, cordiali saluti

  6. Buongirono, i contributi relativi alle settimane di maternità facoltativa sono validi al fine del raggiungimento delle 1820 settimane? E dall’estratto conto contributivo quale è la giusta colonna da prendere in considerazione MISURA O CALCOLO?
    Grazie.

    • Buongiorno Daniela,
      La maternità facoltativa è un istituto coperto da contribuzione figurativa da parte dell’INPS. La colonna esatta da prendere è quella relativa alle settimane indicate sull’estratto conto contributivo.

    • Buongiorno Gaetano,
      i 58 anni d’età per i dipendenti privati devono essere maturati entro il 31 dicembre 2019. Nel suo caso, arriverebbe a giugno 2020 a 57 anni d’età. Quindi non rientra nell’opzione donna. Tuttavia, non è escluso che il governo proroghi la misura anche per il prossimo anno.

  7. Buongiorno, sono nata nel 1961 ed ho compiuto 58 anni a maggio 2019 con più di 36 anni di contributi nel settore Pubblico.
    Nel 2020 quando posso cessare il lavoro con Opzione donna? Ho cercato ovunque ma non ho trovato nessuna tabella con indicate le finestre di uscita dal lavoro…
    Grazie, Lorena

  8. Non riesco a capire per quale motivo i contributi versati nella gestione inps separata siano validi per quota 100 ma non per opzione donna!Ritengo che sia una prassi scorretta a danno delle donne che per tutta la vita hanno fatto due lavori in casa e fuori.

  9. scusate gli errori di digitazione ma sono molto interessata e per questo arrabbiata per aver lavorato 40 anni e prendere uno straccio di pensione. grazie

  10. Appoggio totalmente quello che dice la collega donna. Perchè dopo aver sovlto una vita di lavoro fuori e dentro casa dobbiamo vederci decurtare ciò che abbiamo maturato con sacrifici..visto che non utte ossimao permetterci una colf ???

  11. salve, sono dipendente privata, quest’anno ho 35 anni di contribuzione e 61 di eta’. HO diritto e requisiti per anedare in pensione con opzione donna?

  12. Opzione donna è, una misura di previdenza, penalizzante per tutte le donne lavoratrici! Ancora una volta, non si considera il lavoro delle donne in modo equo, rispetto a tutti gli altri lavoratori! Gli emendamenti emanati dall’ultimo governo, decurtano del 30% la pensione di una donna che pur avendo i requisiti per andare in pensione in anticipo, 38 anni di contributi e 58 anni di età, entro il 31dicembre 2018,non potrà andare in pensione perché le sarà calcolata tutta con il sistema contributivo, a differenza di “quota 100”, che utilizza il sistema misto. Mi chiedo, a che servono allora, questi requisiti? Il legislatore, forse, ha voluto dare un’opportunita’ alle donne in anticipo sull’età, ma non sull’effettivo lavoro svolto, penalizzando, per il solo fatto di aver iniziato troppo presto a lavorare. Non credendo che questo sfosse un riconoscimento di merito! Ma uno Stato di “Diritto”, il “Merito”, lo dovrebbe riconoscere!! E poi, perché le donne lavoratrici non dovrebbero essere considerate in modo equo rispetto a tutti gli altri lavoratori, dal momento che accanto alla professione, svolgono anche tanti altri lavori? Sono, madri, mogli, casalinghe, quando non possono permettersi un collaboratrice domestica! Ma sarebbe ora di finirla con questo maschilismo se vogliamo ottenere la famigerata “Parità dei diritti” tra uomini e donne!! Spero che il Presidente Conte, con il nuovo governo, nel prorogare Opzione donna, per il 2020, tenga in seria considerazione il lavoro di noi donne e, soprattutto, ne riconosca finalmente i “Meriti”, culturali e sociali! In Fede, Maria Grazia Marmo.

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