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Pensioni 2020: da quota 100 a quota 41 per tutti, gli sviluppi futuri

Daniele Bonaddio
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Il nuovo anno è alle porte ormai, e con esso anche una serie di interessanti novità in tema di pensione e legislazione sociale.

Il 2020, infatti, potrebbe essere l’anno su cui porre le basi per alleggerire le condizioni d’accesso alla pensione, al fine di superare la cd. “Manovra lacrime e sangue” introdotta nel 2012 dal governo tecnico “Monti-Fornero” (D.L. n. 201/2011, convertito con modificazioni in L. n. 214/2011).

Intanto, nel contratto del nuovo governo guidato dal premier Giuseppe Conte, sono stati già fissati alcuni punti che potrebbero trovare immediata applicazione già dal prossimo anno: una su tutti l’estensione della cd. “quota 41”. Si tratta della possibilità di poter accedere alla pensione, in deroga ai requisiti ordinari previsti dalla pensione anticipata, maturando esclusivamente 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Oggi, tale possibilità è riconosciuta soltanto a una categoria di lavoratori ben precisa.

L’altra novità, invece, riguarda la “pensione di garanzia”. Uno strumento rivolto principalmente ai giovani lavoratori che saranno costretti a andare in pensione con una pensione molto bassa, per via del meccanismo di calcolo penalizzante, ossia quello “contributivo”, in quanto hanno iniziato a lavorare dopo l’1 gennaio 1996.

Trovano applicazione, anche per il prossimo anno, la possibilità di collocarsi a riposo con la pensione “quota 100”, che continua dunque la sua fase sperimentale fino al 31 dicembre 2021, nonché l’Ape sociale, che terminava la sua efficacia il 31 dicembre 2019.

Ma andiamo in ordine e vediamo tutti gli sviluppi futuri in merito al capitolo pensioni 2020, da “quota 110” a “quota 41” per tutti. Ecco i dettagli.

Pensioni 2020: quando saranno pagate

Pensioni 2020: “Quota 41” per tutti, le novità

Cos’è “quota 41”? Chi può accedervi? La prima condizione necessaria per poter accedere alla “quota 41” è essere un “lavoratore precoce”. Si definiscono tali coloro che hanno iniziato a lavorare in età molto giovane, prima della maggiore età. In particolare, bisogna aver versato il primo accredito contributivo prima del 19esimo anno d’etàper almeno 12 mesi in modo effettivo anche non continuativi. Quindi, entro il 19esimo anno d’età occorre aver accredito nell’estratto conto contributivo almeno 12 mesi di contributi. Pertanto, la data di inizio assicurazione deve essere almeno pari al compimento del 18esimo anno di età.

Attualmente, si ricorda, che per poter accedere alla pensione anticipata occorrono rispettivamente:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Quindi, si produrrebbe un risparmio contributivo di 10 mesi nel caso delle donne e di 1 anno e 10 mesi per gli uomini.

Tuttavia, possedere esclusivamente i requisiti contributivi non basta. Oltre ai contributi è necessario appartenere a una categoria di lavoratori svantaggiati che godono di una particolare tutela. Nello specifico, stiamo parlando di lavoratori:

  • in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale;
  • caregivers”, ossia lavoratori che familiari titolari di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3, co. 3, della L. n. 104/1992. Tale condizione deve sussistere al momento della richiesta e da almeno sei mesi;
  • che presentino una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, di grado almeno pari al 74%;
  • addetti alle cd. “attività gravose”;
  • che svolgono attività particolarmente faticosi e pesanti che trovano tutela nell’art. 1, co. da 1 a 3 del D.Lgs. n. 67/2011.

Sul punto, l’obiettivo del Governo è di eliminare le predette condizioni e estendere tale meccanismo indistintamente a tutti i lavoratori.

Pensioni 2020: “Quota 100” per tutti, le novità

In merito alla pensione “quota 100”, il Governo è intenzionato a lasciar proseguire la sua fase sperimentale, che terminerà il 31 dicembre 2021. Il meccanismo di pensionamento anticipato, introdotto quest’anno per effetto del D.L. n. 4/2019 (cd. “Decretone”), convertito con modificazioni in L. n. 26/2019, consente di collocarsi a riposo combinando un minimo di 62 anni d’età con almeno 38 anni di contributi.

Pensione di garanzia: le novità

Una novità che potrebbe prendere piede dal prossimo anno è la “pensione di garanzia”. Come anticipato in premessa, trattasi di uno strumento in favore di quei lavoratori, specialmente giovani, che saranno costretti a lavorare fino a tarda età e con una pensione minima che probabilmente non supera i 500 euro. Perché esistono situazioni del genere?

Considerato il fatto che le nuove generazioni andranno in pensione interamente con il meccanismo di calcolo contributivo, ossia quello più penalizzante, e che il mercato del lavoro è caratterizzato prettamente da lavori frammentari e precari, ossia discontinui, ecco che l’amara sorpresa è di trovarsi con una pensione misera.

Al riguardo, non bisogna dimenticare che per le nuove generazioni non ci sarà più l’integrazione al minimo, ossia la pensione minima a circa 500 euro, invece garantita a chi si è pensionato con il meccanismo retributivo.

Stando in base alle ultime fonti governative, la pensione di garanzia dovrebbe aggirarsi attorno a 650 euro al mese. Tuttavia, per aderirvi è necessario:

  • aver maturato almeno 20 anni di contributi;
  • andare in pensione dal 1° gennaio 2030.

In altre parole, l’importo minimo da raggiungere per pensionarsi, passerebbe così da 1,5 a 1,2 volte l’assegno sociale, ossia da 672 euro a 537,6 euro.

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