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Pensione di inabilità respinta: cosa fare, a chi rivolgersi, come fare ricorso

Daniele Bonaddio
pensione di inabilità respinta

La pensione di inabilità è una prestazione economica riconosciuta ai soggetti certificati invalidi al 100%, il cui stato di salute non permette loro si svolgere alcuna attività lavorativa, nemmeno a carattere temporaneo. L’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità o difetto fisico o mentale, deve essere valutata dalla commissione medica legale dell’Inps. In alcuni casi, però, può accadere che l’Inps respinga la domanda di pensione per vari motivi, anche dopo che la commissione medica stessa abbia espresso parere positivo.

In questi casi è possibile opporsi a questo giudizio negativo? A chi bisogna rivolgersi? E soprattutto come fare ricorso in caso di pensione di inabilità respinta? Ecco alcune strade che è possibile percorrere se si ritiene di avere diritto al trattamento previdenziale nonostante l’esito negativo fornito dall’Inps.

Chi ha diritto alla pensione di inabilità 

Prima di capire come possa reagire una persona che veda negarsi la pensione di inabilità, vediamo in breve chi può avere diritto a questa prestazione assistenziale.

Hanno diritto alla pensione di inabilità i:

  • dipendenti privati e iscritti ai fondi sostitutivi e integrativi dell’assicurazione generale obbligatoria (Ago);
  • dipendenti del pubblico impiego;
  • i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri);
  • gli iscritti alla Gestione Separata INPS.

Ovviamente queste categorie di lavoratori deve dimostrare di possedere requisiti specifici, che giustifichino un simile diritto, in particolare:

  • una assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi tipo di attività lavorativa, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, accertati dalla Commissione Medica Legale dell’Inps;
  • maturazione di almeno 260 contributi settimanali (che sarebbero 5 anni di contribuzione e assicurazione) di cui 156 (tre anni di contribuzione e assicurazione) nei 5 anni precedenti la data di presentazione della domanda.

Pensione di inabilità, la procedura: certificato medico introduttivo e commissione medica

Lo stato di “invalidità civile” è una condizione che svantaggia il soggetto sia in un contesto lavorativo sia in quello della vita di tutti i giorni. L’invalidità civile, causata da una patologia o un deficit psichico, fisico o intellettivo, deve essere riconosciuta dalla commissione medica chiamata alla valutazione.

Quindi, le persone che intendo chiedere la pensione di inabilità devono per legge sottoporsi a visita da un’apposita commissione medica che valuterà la sussistenza dell’inabilità che impedisce il regolare svolgimento dell’attività professionale, ma anche delle pratiche della vita quotidiana.

Dopo la visita medica, la commissione assegnerà una percentuale di invalidità, i cui benefici variano in funzione di tali parametri.

Si ricorda che prima ancora di richiedere la pensione di invalidità è necessario recarsi dal proprio medico di base, il quale deve redigere il cosiddetto “certificato medico introduttivo”. E’ in assoluto il primo passo da compiere per avviare la procedura di valutazione e riconoscimento dell’invalidità. 

Tale documento, oltre alle informazioni anagrafiche, riporterà nel dettaglio la patologia invalidante. Successivamente, il certificato andrà trasmesso all’Inps, che procederà al dovuto accertamento medico tramite apposita commissione affiancata da un medico dell’Istituto.

Dunque, sarà compito della commissione medica esprimere il parere definitivo sull’eventuale patologia invalidante, e quanto la menomazione fisica o mentale possa influire sullo svolgimento dell’attività lavorativa e sulle azioni della vita quotidiana, stabilendo alla fine la relativa percentuale di invalidità.

> Legge 104: come chiedere l’aggravamento e un nuovo grado di invalidità <

Pensione di inabilità respinta: cosa fare

A questo punto sorge spontaneo chiedersi cosa accade se il soggetto vede negarsi la domanda di pensione di inabilità da parte dell’Inps. Le motivazioni sono molteplici: da una parte, potrebbe essere che la domanda sia stata respinta perché non in possesso del requisito contributivo richiesto, d’altra parte, però, potrebbe anche essere che la commissione medica INPS non abbia ritenuto l’invalidità pensionabile consona all’accesso alla prestazione.

Ebbene, in tali fattispecie è possibile ricorrere presso il Comitato Provinciale entro 90 giorni dalla comunicazione di diniego. È importante, in tale fase, che il ricorso:

  • sia corredato da un ulteriore certificato medico sul “modello SS3”;
  • avvenga con l’assistenza di un ente di Patronato, il quale potrà fornire anche la presenza di un medico di parte in occasione della nuova visita.

Pensione di inabilità respinta: come fare ricorso

Laddove venga rigettato anche il ricorso al comitato provinciale è possibile promuovere un’azione legale presso il giudice del lavoro. In tali casi è bene rivolgersi a un Patronato il quale potrà fornire consulenza legale e medico-legale e metterà a disposizione un avvocato.

Il ricorso giudiziario inizia con l’esposizione delle condizioni sanitarie che provocano lo stato invalidante, allegando idonea documentazione medica specialistica e, se opportuno, una perizia di parte. Il giudice, dopo lettura del ricorso, ordina la comparizione delle parti assieme ad un CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) per il giuramento.

Successivamente, il CTU chiama a visita il ricorrente, alla presenza dei CTP (consulenti tecnici di parte), valuta la documentazione sanitaria, e eventualmente dispone supplementi d’indagine; quindi redige e deposita la relazione dell’accertamento tecnico preventivo.

A questo punto, entro 30 giorni, le parti dovranno depositare atto scritto di accettazione o di contestazione della CTU. Se la CTU ha dato ragione al ricorrente, l’INPS dovrà necessariamente pagare la prestazione entro i successivi 120 giorni.

Si specifica, però, che l’INPS – anche se soccombente in giudizio – può eccepire la carenza dei requisiti amministrativi. In questo caso il ricorrente, anche se vittorioso, dovrà intraprendere un altro giudizio, questa volta nella forma ordinaria. Nel caso in cui la CTU venga contestata da una delle parti, entro il termine indicato dal giudice tramite deposito di note di contestazione, si avvia una ricorso giudiziario nella forma consueta. Da notare che a questo punto la sentenza è inappellabile.

Se la domanda viene accolta, in prima istanza o dopo il ricorso al Comitato Provinciale, viene concessa la pensione di inabilità.

Pensione di inabilità respinta: la documentazione

È assolutamente necessario che il ricorrente produca una documentazione sanitaria completa e soprattutto aggiornata. Infatti, in caso di negato riconoscimento della pensione, è indispensabile produrre ulteriore documentazione specialistica rispetto a quella prodotta in prima istanza, per permettere al medico INPS di giustificare l’eventuale cambio di giudizio.

 

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