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Conti correnti 2019: tutti i controlli antievasione in arrivo

Giuseppe Moschella
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E’ pronta a partire la nuova “superanagrafe” dei conti correnti 2019, prevista a suo tempo con il decreto Salva-Italia (D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011), e dopo una serie di passaggi tecnici (tra cui l’adesione delle banche, la messa a punto del software, il via libera del Garante della Privacy) si appresta ad essere operativa, e consentirà all’Agenzia delle Entrate di controllare i conti correnti anche delle persone fisiche.

Tale sistema di controllo, costituisce una vera e propria rivoluzione con una determinazione senza precedenti, anche se le verifiche saranno selettive, e riguarderanno quei contribuenti che presentano un profilo di rischio elevato.

Il tutto servirà per incrociare i dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza e per scovare i presunti evasori.

Conti correnti 2019: chi subirà i controlli 

I prossimi soggetti nel mirino del fisco saranno anche le persone fisiche, e tutte le informazioni bancarie che li riguardano entreranno nel flusso delle banche dati della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Entrate.

Da tale operazione nasceranno delle liste di contribuenti che serviranno successivamente a mettere in atto controlli più rigidi.

Saranno nel mirino tutte quelle situazioni a rischio evasione, come ad esempio i casi di chi ha ricevuto accrediti di grosse cifre, omesse nella dichiarazione dei redditi o dell’Iva.

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Controlli sui conti correnti 2019: il Risparmiometro

Si considera a rischio controllo chi ad esempio ha fatto acquisti ingenti nell’arco di un anno con flussi di denaro rilevanti e non giustificati dal normale tenore di vita.

Tecnicamente il nuovo strumento si chiama “Risparmiometro”, e mette a confronto il saldo del conto corrente da un anno all’altro, alla ricerca delle incongruenze tra quanto risparmiato e depositato, e quanto denunciato nella dichiarazione dei redditi. Per chi rientra in certi parametri, ben individuati, scatterà l’accertamento.

Come funziona il Risparmiometro 

In pratica si verificherà se il contribuente ha speso più di quanto ha incassato, e in caso di scostamento del 20% da un anno all’altro, oltre una certa soglia di spesa, si “accenderà” l’allarme e partirà la verifica per capire se i soldi guadagnati sono frutto di attività che si presume in nero, o comunque sono somme non dichiarate.

Il secondo passo prevede la contestazione, e infine se le risposte non convinceranno, si potrà arrivare alla sanzione.

Il meccanismo sarà focalizzato su conti correnti, conti di deposito, obbligazioni, buoni fruttiferi e carte di credito, prodotti finanziari emessi da assicurazioni e prodotti finanziari emessi da società che si occupano di compravendita di metalli preziosi.

In sede di contraddittorio il contribuente potrà ovviamente presentare tutte le prove e i documenti attestanti la legittimità dei propri averi.

In via sperimentale il meccanismo è già stato attivato per il periodo d’imposta 2013-2014. Adesso, con l’ok del Garante, il meccanismo dovrebbe tornare operativo.

Il raggio di azione dei controlli antievasione 

Potenzialmente il raggio d’azione dei controlli è vasto, in considerazione del fatto che la legge istitutiva è del 2012. Il software tuttavia, non opererà comunque da solo, ci sarà sempre una verifica anche manuale in base a criteri selettivi che individuano dei profili di rischio.

Il garante in particolare ha imposto agli enti interessati di utilizzare anche i propri funzionari, cioè la verifica non potrà mai essere completamente automatizzata. E’ prevista inoltre l’emanazione di un provvedimento attuativo.

Conti correnti 2019: inversione dell’onere della prova

Nel caso in cui l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate riguardi i conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto attraverso i dati e gli elementi risultanti dai predetti conti, dunque si verifica una inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.

In caso di conto corrente cointestato o donazione di disponibilità dai genitori ai figli che dovesse avvenire tramite apertura di un conto corrente, il contribuente dovrà dimostrare che le spese contestate sono state realizzate con i fondi di quella donazione con specifiche prove in relazione ai singoli movimenti.

L’inversione dell’onere della prova, vale anche quando il contribuente deve giustificare le spese attraverso liquidità accumulata in passato in seguito ad attività professionali o eredità o altre fonti di reddito esenti o tassate alla fonte.

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