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Buonuscita Dipendenti statali: legittimo lo slittamento di 24 mesi

Daniele Bonaddio
buonuscita statali

Buonuscita dipendenti statali. In occasione della cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto per legge a corrispondere al lavoratore un somma di denaro, denominata “buonuscita”. L’emolumento spetta sia ai lavoratori privati (in questo caso si parla più specificatamente di TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto) sia ai lavoratori appartenenti al settore pubblico (in quest’ultimo caso la buonuscita cambia termine, e prende il nome di TFS, ossia Trattamento di Fine Servizio). Benché la finalità dell’istituto è il medesimo, ossia garantire una somma di denaro al lavoratore che viene a trovarsi senza lavoro, le modalità e soprattutto le tempistiche di erogazione della buonuscita differiscono, in relazione al settore di appartenenza del lavoratore.

Infatti, ai lavoratori della Pubblica Amministrazione non viene corrisposto immediatamente la buonuscita, come nel caso dei lavoratori privati, ma devono attendere un arco temporale che va dai 12 ai 24 mesi. Inoltre, la somma di denaro è corrisposta a rate, da una a tre, in base all’ammontare da corrispondere. Chiaramente molti lavoratori pubblici hanno fortemente criticato tale meccanismo, lamentando una disparita di trattamento rispetto ai lavoratori privati. È legittimo lo slittamento di 24 mesi nel pagamento della buonuscita degli statali?

La questione ha interessato di recente la Corte Costituzionale, riuntasi in Camera di Consiglio per discutere su una questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Roma. Ecco cosa hanno affermato i giudici.

“TFR dipendenti pubblici: prospetto di liquidazione online dal 1° aprile”

Buonuscita differita per gli Statali: sentenza della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale è stata interrogata in merito a una dipendente statale andata in pensione anticipata nel 2016, con ben 42 anni di servizio, la quale ha ricevuto la prima rata della buonuscita soltanto nel dicembre 2018.

Il differimento della buonuscita non è passato inosservato alla lavoratrice, che giudica tale meccanismo assolutamente scorretto. La questione finisce addirittura nelle aule della Corte Costituzionale, che respinge le pretese avanzate dalla dipendente. A detta dei giudici, per i dipendenti pubblici resta il pagamento differito, e a rate, della buonuscita, così come previsto dalla L. n. 147/2013 (cd. Leggi di Stabilità 2014).

Tale ipotesi, tuttavia, afferma l’Ufficio stampa della Corte Costituzionale, è valevole esclusivamente per i lavoratori che accedono alla pensione per ragioni differenti dal raggiungimento dei limiti massimi di età o di servizio, che per l’anno 2019 è pari a 67 anni. Nel caso di specie, quindi, la Corte ha ritenuto non irragionevole il regime restrittivo previsto dal legislatore, che consiste – come detto – nel differimento dell’indennità in 12 o 24 mesi e il pagamento in rate annuali.

In ragione di ciò, i giudici ritengono assolutamente legittimo il posticipo di 12/24 mesi del pagamento della buonuscita, nonché il pagamento a rate, per i dipendenti pubblici che si dimettono volontariamente dal lavoro. Si pensi, ad esempio, a un lavoratore pubblico che intende accedere alla pensione mediante “quota 100”, ossia a 62 anni e 38 anni di contributi. Ebbene, trattandosi di una scelta di ricevere il trattamento previdenziale in anticipo rispetto ai requisiti ordinari, vale indubbiamente il suddetto differimento.

Nulla è stato specificato, però, in merito al differimento di 12 mesi e delle relative rateazioni per i dipendenti pubblici che vengono collocati in pensione poiché hanno raggiunto l’età per accedere alla pensione di vecchiaia (cd. collocamento in pensione forzoso).

Buonuscita statali: meccanismo di erogazione a rate

L’art. 1, co. 484 e 485 della L. n. 147/2013 (Legge di Stabilità 2014) ha esteso la modalità di pagamento rateale dei TFS e dei TFR dei dipendenti pubblici, nonché degli altri dipendenti iscritti alle gestioni delle indennità di fine lavoro dell’Istituto (ex Enpas ed ex Inadel).

In particolare, per i dipendenti che cessano dal servizio dal 1° gennaio 2014 e che conseguono i requisiti pensionistici a decorrere dalla stessa data, i TFS e TFR, comunque denominati, vengono corrisposti:

  • in un unico importo annuale se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è pari o inferiore a 50.000 euro;
  • in due importi annuali se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è superiore a 50.000 euro ma inferiore a 100.000 euro; in tal caso il primo importo annuale è pari a 50.000 euro ed il secondo importo annuale è pari all’ammontare residuo;
  • in tre importi annuali se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è uguale o superiore a 100.000 euro; in tal caso il primo importo annuale è pari a 50.000 euro, il secondo importo annuale è pari a 50.000 euro e il terzo importo annuale è pari all’ammontare residuo.

Buonuscita dipendenti statali: quando spetta

Quanto alle tempistiche di erogazione della buonuscita, la disciplina prevede tre termini di pagamento:

  • termine breve: entro 105 giorni dalla cessazione. In caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso, trova applicazione il termine breve in relazione al quale la prestazione deve essere liquidata entro 105 giorni dalla cessazione. In particolare, si ricorda che l’ente datore di lavoro è tenuto a trasmettere all’INPS gestione dipendenti pubblici la documentazione necessaria entro 15 giorni dalla cessazione del dipendente. l’Istituto Previdenziale, a sua volta, provvede a corrispondere la prestazione, o la prima rata di questa, entro i tre mesi successivi alla ricezione della documentazione stessa. Decorsi questi due periodi sono dovuti gli interessi;
  • termine di 12 mesi. Si applica in caso di: raggiungimento dei limiti di età, cessazioni dal servizio conseguenti all’estinzione del rapporto di lavoro a tempo determinato per raggiungimento del termine finale fissato nel relativo contratto di lavoro e cessazione dal servizio a seguito di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro;
  • termine di 24 mesi. Si applica in caso di: dimissioni volontarie, con o senza diritto a pensione anticipata e per recesso da parte del datore di lavoro (licenziamento, destituzione dall’impiego, ecc.).

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12 COMMENTI

  1. Nell’attesa che la Corte Costituzionale si esprima in merito al pagamento dei TFS dei pensionati collocati a riposo per raggiunti limiti d’età, concordo pienamente con quanto espresso nel suo commento dal Sig. Giovanni Liguori al quale invio i più cordiali saluti.

  2. Sono andata in pensione il 1° settembre 2019 per raggiunti limiti d’età ( docente statale, scuola superiore).
    Sul sito INPS non trovo informazioni sui tempi e sulla quantificazione della mia buonuscita.

  3. Sono andato in pensione il primo settembre 2017 con 43 anni di servizio utile.
    Quando mi verrá corrisposto il TFS ?

  4. Sono stato collocato a riposo dalla Provincia, con atto unilaterale, il 1° ottobre del 2016, a 62 anni e 3 mesi con 38 anni e 11 mesi di contribuzione. A tutt’oggi non ho ancora avuto il mio TFS e dopo insistenze, anche lettere dell’avvocato, Inps risponde che erogherà la prima rata al 18 maggio del 2022, immagino in applicazione della Fornero, cioè quando avrò 67 anni e 11 mesi ed ipoteticamente 44 anni e 7 mesi di servizio. Sembra comunque una assurdità in considerazione che il pre-pensionamento è avvenuto con atto unilaterale. Non è contemplato il mio caso nella sentenza della Consulta?

  5. tutto quello che ho letto circa il TFS è palesemente illegittimo in quanto crea una grave disparità di trattamento tra il comparto privato e quello pubblico del lavoro dipendente. Sia il TFR che il TFS è nato con lo spirito dell’accantonamento di una somma di denaro che il lavoratore fa tramite l’azienda pubblica o privata per gestire il momento in cui per forza di cose deve abbandonare il lavoro , vuoi per il raggiungimento del limite di età vuoi per licenziamento o per chiusura dell’azienda. Quindi sono soldi del lavoratore e trattenerli e un abuso fosse anche di un giorno. A nulla vale il pagamento degli interessi ne la scusante della crisi economica che può attraversare una Nazione perchè altrimenti anche per i cervelloni dovrebbe essere così invece ricevono buonuscite milionarie e subito. Non c’è scusa che tenga se vogliamo ritenerci una nazione civile. La somma che spetta al dipendente messo a riposo o licenziato deve essere liquidata subito o al massimo nell’arco di tre trimestri dal momento del pensionamento. Questo purtroppo è il risultato di chi ha sempre ritenuto il dipendente pubblico un fannullone!!!!

  6. Antonia; Sono in pensione di vecchiaia dal 1 settembre 2019, non trovo nessun riscontro nel sito dell’inps riguardante la mia situazione, quanto tempo dovrò aspettare per avere, almeno informazioni, su ciò che mi spetta?

  7. io penso che chi va in pensione di vecchiaia statale o privato debba avere la liquidazione subito è non a 24 mesi grazie

  8. Sono andato in pensione dal 1° settembre 2017 con anni 42 e mesi 10 di servizio come Direttore SGA (dal gennaio 1976) e la prima rata del TFS la incasserò a dicembre 2019. Negli ultimi 30 anni di servizio non ho superato i 30 giorni di assenza. Tutti i giorni oltre ad effettuare le mie 6 ore di lavoro in ufficio ne ho fatte altre 3/4 ore a casa a livello gratuito utilizzando le mie attrezzature. Purtroppo quelli che ci hanno preceduto potevano andare in pensione anche con 14 anni e 6 mesi di servizio (donne coniugate) e prendere dopo qualche mese la Buonuscita e noi ne paghiamo le conseguenze. La fregatura è che anche quelli che vengono dopo di noi sono incentivati dal Governo ad andare prima in pensione e noi, sempre noi, stiamo pagando di tasca nostra questa politica irreale con la riduzione delle nostre pensioni. Tutto passa, bisogna solo aspettare. Cadono i governi e se qualche persona ci è antipatica o ci ha fatto qualche scorrettezza non fate nulla, aspettate, il tempo sistemerà tutto, bisogna solo aspettare.

  9. Salve sono andato in pensione dallo stato con quota 43 anni di contributi versati a settembre 2017 a 61anni..a tutt’oggi (giugno 2019)non ho ancora ricevuto la liquidazione..coda posso fare?

  10. Sarebbe il caso di affrontare la problematica di chi è andato in pensione a 70 anni ed ancora aspetta (quesito già posto il 3 maggio)

  11. Sono in pensione di vecchiaia dal 1 settembre 2019, non trovo nessun riscontro nel sito dell’inps riguardante la mia situazione, quanto tempo dovrò aspettare per avere, almeno informazioni, su ciò che mi spetta?

  12. E per chi è già andato in pensione a 70 anni (come chi scrive), si deve aspettare la morte?. Sarebbe opportuno che qualche competente (che chiaramente) non ha tenuto di conto l’esistenza di tale possibilità.

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