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Crisi d’impresa 2019: le nuove procedure di allerta e composizione assistita

Ecco due novità previste dal Codice che ha riformato la disciplina del fallimento

Giuseppe Moschella
codice crisi d'impresa

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza 2019 (D.L. n. 14 del 12 gennaio 2019), codice approvato in attuazione della Legge n. 155 del 19 ottobre 2017 nell’ambito della delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 febbraio 2019.

Con le nuove norme si è voluto dotare gli operatori del settore, di strumenti atti a prevenire, o limitare, situazioni di crisi e di insolvenza dell’impresa.

Il nuovo codice predispone ad esempio le procedure di allerta, anticipando la messa in campo del nuovo “diritto della crisi e dell’insolvenza”.

Le nuove procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, sono previste agli articoli da 12 a 15 del testo e hanno lo scopo di anticipare l’emersione delle crisi d’impresa evitando la progressiva dispersione del patrimonio aziendale in modo da soddisfare al meglio anche i creditori.

Le misure di allerta devono essere adottare dalle imprese con l’aiuto degli organi di controllo, in maniera autonoma, e prima di ricorrere ad una qualsiasi delle procedure concorsuali previste, e soprattutto, senza coinvolgere i creditori.

Nel caso in cui la soluzione della crisi non appaia attuabile con misure di ristrutturazione interna, è possibile ricorrere all’istituto della composizione assistita della crisi, attraverso un nuovo organismo di composizione della crisi, costituito presso le Camere di Commercio.

L’organismo di composizione della crisi, mediante una trattativa con i creditori, nel termine di tre mesi, prorogabili per ulteriori tre, dovrà individuare una soluzione concordata stragiudiziale.

Alla base dei sistemi di allerta vi è un obbligo di segnalazione da parte degli organi di controllo interno societario, ma anche da parte dei creditori pubblici qualificati individuati nell’Agenzia delle Entrate, nell’Istituto della previdenza sociale (Inps) e nell’Agente della riscossione.

Leggi anche “Fallimento, arriva il nuovo codice sulla crisi d’impresa:ecco il Testo”

Crisi d’impresa 2019: segnalazione degli organi di controllo societari

Gli organi di controllo societari, ovvero il revisore contabile e la società di revisione, ciascuno nell’ambito delle proprie funzioni, hanno il compito non semplice di verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente, assumendo le idonee iniziative, se l’assetto organizzativo dell’impresa è adeguato, se sussiste l’equilibrio economico finanziario, e quale è il prevedibile andamento della gestione.

Gli stessi organi di controllo devono segnalare immediatamente allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi.

La segnalazione deve essere motivata, fatta per iscritto, e comunque con mezzi che assicurino la prova dell’avvenuta ricezione, e deve contenere la fissazione di un congruo termine, non superiore a trenta giorni, entro il quale l’organo amministrativo deve riferire in ordine alle soluzioni individuate e alle iniziative intraprese.

In caso di omessa o inadeguata risposta, ovvero di mancata adozione nei successivi sessanta giorni delle misure ritenute necessarie per superare lo stato di crisi, gli organi di controllo devono informare l’Organismo di composizione della crisi, fornendo ogni elemento utile per le relative determinazioni e anche in deroga al disposto dell’articolo 2407, primo comma, del codice civile quanto all’obbligo di segretezza.

La segnalazione tempestiva da parte dell’organo di controllo all’organismo di composizione della crisi, comporta l’esonero dalla responsabilità solidale degli organi di controllo societari per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o delle azioni successivamente poste in essere dall’organo amministrativo, in difformità dalla prescrizioni ricevute, a meno che esse siano diretta conseguenza di decisioni assunte prima della segnalazione stessa.

L’organo di controllo interno deve necessariamente instaurare una dialogo con l’organo amministrativo diretto ad individuare le soluzioni possibili e le iniziative da intraprendere, in difetto delle quali gli stessi organi sono tenuti ad attivare la procedura di allerta “esterna” mediante sollecita ed idonea segnalazione all’organismo di composizione della crisi d’impresa.

Da più parti si paventa a seguito delle responsabilità previste, e anche delle difficoltà di controllo dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo di una azienda, il proliferare di segnalazioni prudenziali che potrebbe vanificare l’obiettivo delle nuove norme.

In riferimento a tale problematica il legislatore ha imposto agli istituti di credito ed agli altri intermediari finanziari (di cui all’articolo 106 Tub) di dare notizia anche agli organi di controllo societari, e se esistenti, delle variazioni, revisioni e revoche degli affidamenti comunicate al cliente.

Segnalazione dei creditori pubblici qualificati

L’obbligo di segnalazione di allerta, spetta anche all’Agenzia delle Entrate, all’INPS e all’Agente della riscossione qualora si trovino di fronte ad un’esposizione debitoria dell’imprenditore di importo rilevante.

Per quanto riguarda l’Agenzia delle Entrate, il legislatore ha ritenuto opportuno monitorare il solo debito Iva, facendo riferimento ai debiti iva scaduti e non versati pari ad almeno il 30% del volume di affari del periodo a cui si riferisce l’ultima liquidazione.

Per l’Inps si fa riferimento invece ad un ritardo di oltre sei mesi nel versamento di contributi previdenziali di ammontare superiore alla metà di quelli dovuti nell’anno precedente, in ogni caso superiore ad euro 50.000.

Tale importo, è stato ritenuto congruo dallo stesso istituto nel corso delle diverse audizioni, evidenziando che una soglia più bassa porterebbe uno spropositato aumento del numero dei soggetti da sottoporre alle procedure d’allerta che risulterebbe difficilmente gestibile, soprattutto nelle fasi iniziali di applicazione della norma.

L’Agente della riscossione ritiene invece l’inadempimento rilevante quando la sommatoria dei crediti affidati per la riscossione dopo la data di entrata in vigore del codice, limitatamente ai crediti autodichiarati o definitivamente accertati (come espressamente previsto dalla legge delega) e scaduti da oltre novanta giorni, superi, per le imprese individuali la soglia di euro 500.000 euro e, per le imprese collettive la soglia di 1.000.000 euro.

Crisi d’impresa: adeguamento delle disposizioni

A seguito della novità dell’istituto dell’allerta e per monitorarne l’efficacia di tale istituto, è stato previsto un meccanismo di adeguamento delle disposizioni contenute in particolare nell’articolo 15 del codice con riferimento sia al tipo di debito monitorato, sia alla sua entità, inizialmente entro due anni dalla entrata in vigore del codice, e successivamente ogni tre anni.

L’adeguamento avverrà anche sulla base dei dati elaborati da un osservatorio permanente che avrà il compito, tra l’altro, di monitorare ogni anno l’andamento delle misure di allerta e di proporre le eventuali modifiche normative necessarie a migliorarne l’efficienza.

La sanzione per la mancata ottemperanza all’obbligo di segnalazione consiste, per l’Agenzia delle Entrate e l’Istituto nazionale della previdenza sociale, nell’inefficacia del titolo di prelazione spettante ai crediti dei quali essi sono titolari, e per l’agente della riscossione, nell’inopponibilità alla massa del credito per spese ed oneri di riscossione.

Entrata in vigore del Nuovo codice sulla crisi d’impresa

Relativamente all’entrata in vigore, vi saranno due momenti. Nello specifico viene fatta una distinzione tra:

  • disposizioni dirette a disciplinare gli istituti di regolazione della crisi e dell’insolvenza, che entreranno in vigore dopo diciotto mesi dalla data di pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto, per consentire ai soggetti destinatari della disciplina di adottare le necessarie misure organizzative,
  • altre disposizioni invece che possono essere applicate da subito, entreranno invece in vigore da subito, ovvero il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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