quota 100

Il Governo è pronto a partire con la riforma del sistema pensionistico italiano, in particolare con Quota 100, primo atto di un progressivo smantellamento della Legge Fornero sulle pensioni. L’atteso Decretone, che contiene sia le pensioni sia il Reddito di cittadinanza, è stato approvato lo scorso giovedì 17 gennaio. Si parte il 1° aprile 2019.

“Sono felice. Tanto impegno e siamo passati dalle parole ai fatti.  Più di così, in sette mesi non era facile fare”. Sono state queste le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha proseguito con la sua stoccata personale a Monti e alla Fornero: “Quota cento la dedico alla signora Fornero e Monti, è un punto di partenza non di arrivo, obiettivo finale è quota 41; quindi la signora Fornero si prepari piangere ancora”, dice Salvini. Secondo il ministro dell’Interno, “con queste due iniziative diamo un’idea di Italia per i prossimi 30 anni. Non sono misure temporanee”.

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Partenza, requisiti di accesso, divieto di cumulo, importo assegni, liquidazioni Tfr: vediamo in dettaglio tutte le novità approvate e pronte a mandare in pensione una platea di circa 1 milione di persone nel triennio di validità di Quota 100.

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Quota 100: quando parte?

I primi quotisti a cui spetterà il primo assegno pensionistico con quota 100 sono quelli che i requisiti di accesso li hanno già raggiunti alla data del 31 dicembre 2018. Queste persone potranno andare in pensione dal 1° aprile 2019, data di effettiva partenza della misura.

Quota 100: cos’è

Quota 100 è il primo tassello del graduale progetto di smantellamento della Riforma Fornero, che ha tenuto piantati sul posto di lavoro milioni di lavoratori, aumentando l’età pensionabile. I prossimi passi del Governo Conte e del ministro simbolo di questa misura – Matteo Salvini – saranno quelli di introdurre le quote come unico modo per andare in pensione. In particolare obiettivo ultimo è Quota 41: la possibilità per tutti i cittadini che hanno raggiunto 41 anni di contributi di lasciare il lavoro.

Intanto però da aprile 2019 parte Quota 100: la possibilità di andare in pensione, concessa a tutti coloro che hanno raggiunto 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Quota 100: i requisiti di accesso

Ribadiamo che il primo requisito d’accesso è quello dei 62 anni d’età+38 anni di contributi.

Potrà uscire da lavoro anche chi ha raggiunto 63 anni, 64 anni, 65 anni, purché abbia maturato sempre 38 anni di contributi. In questi casi si parla letteralmente di quota 101, quota 102, quota 103.

Chi non riesce a raggiungere questi requisiti, purtroppo dovrà continuare a lavorare, fino al raggiungimento dei requisiti richiesti dalla Legge Fornero: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi minimi. In alternativa 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne

Inoltre, questi requisiti di età e contributi resteranno congelati e invariati fino al 2021.

Quota 100: tre finestre di accesso

Non si uscirà da lavoro in un solo colpo. Sono previste tre finestre di accesso, che dilazioneranno nel corso dell’anno l’uscita da lavoro dei futuri quotisti. I primi fortunati sono i cittadini che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018: questi andranno in pensione:

  • Il 1° aprile 2019 se lavoratori privati;
  • Il 1° agosto 2019 se pubblici;
  • A settembre se dipendenti della scuola;

Chi matura i requisiti nel 2019 invece va in pensione:

  • Dopo tre mesi se lavoratore privato;
  • Dopo 6 mesi se lavoratore pubblico
  • In autunno 2019 se dipendente scuola.

Quota 100: risolto il nodo del Tfr agli statali

Risolto in parte anche il nodo del Tfr agli statali. Coloro che scelgono quota 100 da quest’anno riceveranno il Tfr subito. Fino a 30 mila euro sarà anticipato dalle banche con interessi pagati dallo stato per il 95 per cento.

Quota 100: divieto cumulo redditi

Confermato il divieto di cumulo dei redditi da lavoro con l’assegno pensionistico. Questo non comporta però l’assoluto divieto di svolgere attività lavorative extra. Queste saranno comunque possibili, ma i redditi che ne derivano non potranno superare i 5 mila euro l’anno. Se ne deduce che dovranno essere piccole attività extra. Non di più.

Quota 100: quanto dura?

Nella bozza del Decreto, in apertura del Titolo II dedicato alle pensioni, è chiaramente specificato che Quota 100 viene introdotta “in via sperimentale, per il triennio 2019-2021”.

Quota 100: chi è escluso

Non tutti avranno a disposizione Quota 100 per poter lasciare il lavoro. Sono categorie che già godono di misure più vantaggiose, che a volte consentono di lasciare il servizio ben al di sotto dei 62 anni. Per questo restano escluse da questa misura pensionistica:

  • Forze armate e polizia,
  • Polizia penitenziaria,
  • Guardia di finanza,
  • Vigili del fuoco.

Pensione: pace contributiva e riscatto laurea

Chi lavora dal 1996 può colmare fino a un massimo di 5 anni di vuoti contributivi, con la detrazione del 50 per cento della somma.

Si potrà inoltre procedere al riscatto della laurea agevolato, con uno sconto dedicato agli under 45.

riscatto della laurea avrà un costo – uguale per tutti – di 5.241,30 euro di contributo da pagare per ogni anno di studio. La norma, prevista dal Decretone, stabilisce una modalità di contribuzione ridotta che sarà possibile fino a 45 anni d’età.

Lo sconto – calcola la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro – è sostanzioso: un lavoratore in regime contributivo, che guadagna 40.000 euro avrebbe infatti pagato circa 13.200 euro l’anno, in pratica il 60% in più.

Quota 100: assegno ridotto?

Una delle più aspre polemiche su Quota 100 riguarda la possibilità o meno di vedersi riconosciuto un assegno più basso rispetto a quello che si sarebbe percepito con la naturale pensione. In effetti l’assegno sarà inferiore, ma non ci saranno penalizzazioni.

L’unico motivo della riduzione dell’importo sarà dovuto al minor numero di contributi maturati, per il fatto di aver lasciato prima il lavoro. Per questo occorrerà rivolgersi ai patronati e all’Inps, che effettueranno i calcoli e comunicheranno all’aspirante quotista l’importo che potrebbe percepire.

È facoltà di chiunque, qualora l’assegno fosse troppo basso, rinunciare a quota 100, dal momento che l’adesione alla misura è assolutamente facoltativa. Chiunque può scegliere di continuare a lavorare.

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