Pare non sia ancora stata trovata la soluzione definitiva allo smantellamento della riforma Pensioni targata Fornero, soprattutto in merito alla quota 100. Si sa solo che resta un caposaldo del nuovo governo legastellato guidato da Giuseppe Conte e che anche le opposizioni iniziano  a farne proprio cavallo di battaglia. Oltre a questo si parla di una sua introduzione già con la prossima legge di bilancio, a partire quindi dal 2019. Tanti dubbi invece sulle modalità.

E mentre l’obiettivo, vincolato ai paletti cui dovrebbe attenersi il Ministero dell’Economia e delle finanze,  sembra quello di introdurla con un’età minima anagrafica da raggiungere – i 64 anni – alcuni esponenti del Partito democratico insorgono contro questa eventualità, optando per una soluzione che non preveda soglie di accesso. L’onorevole Giacomo Portas, leader dei moderati in primis: “che quota 100 sia 100 davvero, basta che, tramite gli artifici a cui siamo abituati nel sistema pensionistico, non diventi 102, 103, 104. Niente taroccamenti. Insomma, anche su questo talloneremo Di Maio e compagni”.

Posizione un po’ diversa da quello che sembra essere il punto tenuto dall’opposizione Pd, che aveva invece proposta una quota 100 con una base d’ingresso non superiore a 63 anni. Anche sul tema pensioni quindi il partito democratico sembra attestarsi su diverse posizioni.

Governo avvisato dunque. In realtà non è mai ancora stato stabilito se introdurre o meno il raggiungimento di un’età minima per poter beneficiare della Quota 100, ne se questa sarà solo un’opzione pronta ad affiancare le pensioni o se diventerà l’unica modalità di pensione anticipata esistente.

Certo è che Tito Boeri, presidente Inps, sembra allarmato e in apprensione per i conti dell’Inps, già in rosso, se la riforma delle Pensioni Fornero, dovesse essere cancellata. Il presidente dell’Inps ha già affermato, nei giorni scorsi al Festival del lavoro, che sistema delle pensioni “aumenta di molto la spesa pensionistica, ha effetti destinati a trascinarsi nel tempo e peggiora il rapporto tra pensionati e lavoratori“.

Nel rapporto annuale Inps inoltre, si fa presente come la quota 100 pura costerebbe fino a 20 miliardi di euro all’anno, e fino 1 18 miliardi di euro l’anno se la quota cento venisse applicata con il limite minimo di 64 anni d’età. Innalzando invece il requisito anagrafico a 65 anni si avrebbe un costo di circa 16 miliardi. Un problema di conti ovviamente, che potrebbe essere superato solo innalzando il prelievo previdenziale sui lavoratori. la quota 100 porterà comunque 750 mila pensionati in più. 

Un sistema che comunque, come ribadisce Boeri e il rapporto da lui firmato, regge anche grazie alla crucialità degli immigrati.

Parole che non fanno paura al vicepremier Matteo Salvini che dal suo profilo Facebook aveva lanciato negli scorsi giorni un vero e proprio avviso di sfratto a Boeri, tuonando in un video: c’è ancora qualche fenomeno, penso anche al presidente dell’Inps, che dice che senza immigrati è un disastro. Ma ci sarà tanto da cambiare anche in questi apparati pubblici”.

Anche Cesare Damiano, ex ministro del lavoro e perno della componente Dem, aveva lanciato frecciatine nei confronti del Governo 5 stelle-Lega, sostenendo che “Continuare a sbandierare Quota 100 non vuol dire assolutamente nulla se non si precisa quali sono gli addendi (età anagrafica e contributi versati) che compongono la medesima Quota”.

Addendi che ora – ancora prima che vengano decisi – tornano a costituire uno dei noccioli della questione. Sul tavolo resta una sua introduzione già a partire dal 2019, con la prossima legge di bilancio, e a seguire poi la quota 41.

Pensioni: cos’é la quota 100

La quota 100 è il principale meccanismo a quote che permetterebbe ai cittadini di andare in pensione con un meccanismo di somma tra la propria età anagrafica e gli anni di contribuzione maturati nella propria vita lavorativa. Una somma che, appunto, deve fare 100. Tuttavia, come già citato, esiste la possibilità che venga introdotta la soglia minima dei 64 anni. In pratica si andrebbe in pensione con minimo 64 anni d’età e 36 anni di contributi.

Questo è ancora però tutto da vedere, perché se non venissero introdotte soglie minime, si potrebbe ipoteticamente andare in pensione anche con 60 anni d’età e 40 di contributi. Una delle opzioni scelte dal Governo nel processo di smantellamento del sistema delle pensioni, potrebbe anche quello dell’abolizione dell’Ape social. Si capirà nei prossimi mesi.

Consulta qui lo speciale sulla Riforma Pensioni

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