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Decreto dignità: le misure in discussione oggi in Consiglio dei ministri

Il tanto atteso decreto targato giallo-verde – battezzato Decreto dignità – è pronto per atterrare sul tavolo dl Consiglio dei ministri, entro il pomeriggio di oggi. La bozza c’è e mette in ballo misure già annunciate e riconfermate dal testo: giro di vite sul gioco d’azzardo, maxi-multe alle aziende italiane che incassano aiuti dallo Stato per poi delocalizzare, stretta sui contratti a termine e contrasto al precariato, oltre al rinvio della fattura elettronica per i benzinai, spesometro e correttivo allo split payment.

Sono questi tra i punti principali del primo atto firmato Governo Conte e pronto per approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri. Un provvedimento suddiviso in 11 articoli, al cui interno si possono riconoscere perfettamente alcuni annunci fatti dal ministro del Lavoro e politiche sociali – Luigi Di Maio – che l’ha fermamente voluto e sponsorizzato.

Scarica qui la bozza del Decreto dignità

I provvedimenti di natura fiscale invece vengono solo indicati con titoli, ma non sviscerati in dettaglio. Innanzitutto c’è l’annunciato rinvio di 6 mesi dell’obbligo di fatturazione elettronica per i benzinai, che ha tra l’altro scongiurato lo sciopero indetto dai sindacati di categoria nella giornata di martedì 26 giugno; un altro punto accennato è lo spesometro, tema su cui il Governo legastellato – autodefinitosi “del cambiamento” è impegnato da tempo ad annunciarne la fine (pensionamento comunque previsto dal 1° gennaio 2019); ci sono poi in ballo i correttivi allo split payment , per permettere i professionisti di essere esonerati da questo meccanismo di scissione contabile, introdotto dalla legge di stabilità 2015, che mette in mano ai fornitori delle Pubbliche amministrazioni fatture senza l’Iva, girata direttamente all’Erario dall’ente pubblico in questione.

Ecco i punti principali toccati dal provvedimento.

Decreto dignità: contrasto al precariato

Le misure per porre un freno al precariato la fanno da padrone. Uno degli obiettivi principali del Decreto dignità punta infatti a modificare la disciplina dei contratti a termine, liberalizzati dal decreto Poletti (firmato dall’allora ministro del lavoro del governo Renzi).

Sui contratti a termine, in particolare, resta invariato il limite massimo di durata a 36 mesi. Ogni rinnovo a partire dal secondo però farà aumentare il costo contributivo. Limite posto anche alle proroghe del contratto, che non potranno superare le 4 nell’arco dei trentasei mesi, a prescindere dal numero dei contratti. Se supera questo limite il contratto si trasformerà automaticamente in tempo indeterminato.

Faranno di nuovo capolino le causali, che potranno limitarsi a tre tipologie: esigenze temporanee e oggettive; connesse a incrementi temporanei; significativi e non programmabili; relative a lavorazioni e picchi di attività stagionali. Aumenta inoltre a 270 giorni il termine per impugnare il contratto a termine.

Stop anche al contratto di somministrazione a tempo indeterminato, previsto dal Jobs act, che di fatto viene superato ed eliminato, lasciando come unica forma di scelta il contratto a tempo determinato.

Decreto dignità: maxi multe a chi delocalizza

Giro di vite previsto anche per tutte quelle imprese che beneficiano di aiuti da parte dello Stato e poi scelgono di chiudere i cancelli italiani, per andarsene all’estero a delocalizzare, approfittando di condizioni più favorevoli. Se lo fanno prima dei 10 anni andranno incontro a multe da 2 a 4 volte il beneficio che hanno ricevuto. Viene anche prevista la restituzione del beneficio ricevuto con una maggiorazione fino a 5 punti percentuali.

Decreto dignità: contrasto al gioco d’azzardo

Stretta anche sulla pubblicità del gioco d’azzardo, che sarà totalmente vietata. A chi non rispetterà il divieto verrà applicata una sanzione del 5 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità. Importo che in ogni caso non sarà inferiore, per ogni violazione, a 50 mila euro.

Interventi perlopiù a costo zero, come aveva anche già annunciato poche settimane fa il neo-ministro dell’Economia – Giovanni Tria – che si è visto attribuire la nomea di Neo-Padoan, per avere tenuto un discorso in Senato sulla falsariga dello stile neorealista dell’ex ministro del Governo Renzi, annunciando che da qui alla fine del 2018, la maggior parte dei provvedimenti presi dal Governo si sarebbero concentrati su misure che non avrebbero appesantito le finanze pubbliche, “perché i conti sono già stati fatti”.

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