rateazione tributi

L’interrogazione parlamentare dell’on.le Rizzetto dello scorso 26 settembre evidenzia in modo chiaro ed inequivocabile la censura della Corte dei Conti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate per la mancata attivazione dell’anagrafe finanziaria disposta con provvedimento legislativo del 2011 e tesa alla predisposizione di liste selettive dei contribuenti maggiormente a rischio evasione.

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 Riportiamo di seguito il testo dell’interrogazione


Al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

la Corte dei conti rileva una grave inadempienza dell’Agenzia delle entrate, poiché nella lotta all’evasione non utilizza l’anagrafe dei rapporti finanziari, operativa solo dal 2009, sebbene prevista sin dal 1991, e costata finora 10 milioni di euro;

tale inadempienza ha determinato la perenne mancata elaborazione, da parte dell’Agenzia dell’entrate, delle previste liste selettive nonché delle analisi del rischio di evasione. Pertanto, l’agenzia fiscale in questione non ha potuto fornire elementi alle Camere sui risultati, nella lotta all’evasione, derivanti dall’utilizzo dell’anagrafe dei rapporti finanziari, nonostante tale attività sia dovuta. Ciò è quanto afferma la sezione centrale di controllo della Corte nella deliberazione del 26 luglio 2017;

nel 2011, nel cosiddetto decreto «Salva-Italia», «il legislatore aveva disposto che il direttore dell’Agenzia delle entrate con un suo provvedimento individuasse criteri per elaborare, con procedure centralizzate, specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione». Ma tali criteri, dichiarano i giudici, «non sono stati mai emanati e di conseguenza non è mai stata predisposta alcuna lista selettiva»;

i controllori contabili affermano che sono stati usati i «soli dati di identificazione del soggetto» e quelli relativi a «natura, tipologia, apertura, modifica e chiusura del rapporto», escludendo i dati più rilevanti e «pregnanti nella lotta all’evasione», quelli «sulle movimentazioni e i saldi» dei conti. Un sistema di procedere «irrazionale e non coerente» con la legge, che determina un risultato, in termini di contrasto all’evasione, «di scarsa efficacia» secondo i giudici contabili;

la finanziaria per il 2015 prevedeva l’utilizzo dei dati anche finanziari per effettuare analisi del rischio di evasione, invece, a distanza di oltre due anni da tali modifiche e di oltre cinque anni dall’obbligo di effettuare liste selettive, si è di fronte ad una totale inerzia. È quindi inesistente la selezione dei contribuenti a maggior rischio di frodare il fisco e mai è stata predisposta la relazione annuale sui risultati;

la gravità dell’inadempimento in questione determina, dunque, un inspiegabile sottoutilizzo dell’anagrafe bancaria, nonostante sia un importante strumento per contrastare la galoppante evasione patologica;

l’ingiustificato e grave inadempimento dell’Agenzia delle entrate si unisce alla mancata vigilanza, da parte del Ministro dell’economia e delle finanze, sull’emersa inosservanza degli obblighi relativi all’anagrafe bancaria previsti dalla legge a carico dell’Agenzia al fine di un’efficace lotta all’evasione –:

se e quali iniziative abbia adottato il Ministro interrogato affinché l’Agenzia delle entrate provveda a un utilizzo dell’anagrafe bancaria in osservanza della normativa in materia, anche in considerazione di quanto riferito dalla Corte dei conti sulle gravi inadempienze riscontrate;

entro quali tempi si intenda far sì che l’Agenzia elabori le previste liste selettive, nonché le analisi del rischio di evasione e ottemperi a tutti i conseguenti obblighi a cui è tenuta rispetto all’utilizzo dell’anagrafe;

se intenda adottare iniziative in relazione alle responsabilità dell’Agenzia dell’entrate per le inadempienze esposte in premessa;

per quali motivi, nonostante i poteri di vigilanza che competono al Ministro, l’Agenzia delle entrate risulti inadempiente rispetto all’utilizzo dell’anagrafe dei rapporti finanziari.
(5-12270).


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