riscatto laurea

Il riscatto gratuito della laurea per i giovani nati dal 1980 al 2000 è una della proposte della fase 2 della Riforma Pensioni, avanzata dai sindacati nell’incontro recente con il Governo. La proposta ha incontrato il parere positivo del sottosegretario dell’Economia, Pierpaolo Baretta, che ne ha parlato nel suo intervento all’Assemblea della rappresentanza studentesca dei Giovani democratici, anticipato sulle pagine del quotidiano Il Messaggero. Vediamo nel dettaglio la proposta.

La contribuzione sarà gratuita e fissa per gli studenti universitari nati tra il 1980 e il 2000 e che completano, entro la durata legale, il proprio percorso di studi. Vuole essere d’aiuto per la generazione dei Millenials che quando andrà in pensione vedrà il proprio assegno calcolato totalmente con il metodo contributivo e che, con contratti precari e discontinui rischi di non riuscire a percepire una pensione dignitosa. Resta da valutare quanto sarà il costo per lo Stato per questo tipo di operazione.

 

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Ricordiamo che sul tavolo dell’accordo tra Governo e sindacati c’è anche la proposta del presidente Inps, Tito Boeri, di una contribuzione figurativa all’inizio della carriera lavorativa per chi viene assunto con un contratto a tempo determinato e ha dei periodi di discontinuità lavorativa. Si è parlato anche di una pensione di garanzia, simile alla contribuzione al minimo già esistente, ma che non è ancora applicata al sistema contributivo e di bonus contributivi per le mamme (un anno di contribuzione in più per ogni figlio).

Ma a che punto è il tavolo di negoziato?

L’11 luglio ci sarà un nuovo incontro e dopo 2 giorni i sindacati si riuniranno in un’assemblea unitaria. L’argomento delle pensioni dei giovani non è al primo posto per le organizzazioni sindacali che prima di tutto vogliono evitare lo scatto automatico che porterà l’età di pensionamento dal 2019 a 67 anni, confermato dai dati rilasciati pochi giorni fa dall’Istat.


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1 COOMENTO

  1. Credo si possa procedere allo “svecchiamento” nella P.A. con l’esodo facoltativo anticipato, partendo dal minimo degli anni di servizio (diciamo 20) a fronte di una pensione ridotta (al 50%), contestualmente abolendo il principio del “cumulo” tra “pensione” e “retribuzione” in caso di ulteriore retribuzione dell’ex dipendente derivante da nuova occupazione “post pensione”, magari nel settore privato.
    Penso che tantissimi lasecerebbero il proprio impiego nella P.A. assicurandosi una pensione minima e mettendosi poi in proprio in un’attività imprenditoriale, consentendo così a molti giovani di entrare stabilmente nel mercato del lavoro. Lo Stato conseguirebbe un notevolissimo risparmio, l’ex dipendente acquisirebbe nuovo entusiasmo nel fare “altro” pur avendo un minimo di pensione su cui contare e l’apporto di giovani energie assicurerebbero alla P.A. un futuro di sicura efficienza.

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