voucher lavoro

No al referendum sull’art. 18 mentre sì a quello sui voucher. Questo è quanto deciso ieri dalla Corte Costituzionale.

Referendum sui voucher: arriva il via libera

La pronuncia di ieri della Consulta apre la strada al referendum sui voucher, i cosiddetti buoni lavoro del valore di 10 euro lordi, cambiati ed ampliati dal Jobs Act e che l’ultimo quesito della Cgil mira a sopprimere, eliminando, di fatto, tutte le disposizioni attualmente vigenti sul lavoro accessorio.

L’intento dell’intervento in questa materia da parte del Governo, così come illustrato ieri dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti è quello di “ricondurre i voucher alla funzione per i quali erano stati disegnati, ovvero dare copertura previdenziale e assicurativa alle attività occasionali, portandole fuori dal lavoro nero”.

Nel caso in cui l’Esecutivo dovesse farlo con una nuova norma, il referendum cadrà; tuttavia la nuova norma dovrà prima passare al vaglio dell’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, per controllare l’aderenza o meno all’istanza del quesito referendario.

Antecedentemente al referendum, mediante la tracciabilità dei voucher, era già stato fatto “un intervento correttivo che però non è stato sufficiente”, ha spiegato il professor Vittorio Angiolini, avvocato che ha rappresentato le istanze della Cgil di fronte alla Corte Costituzionale sui referendum sul Jobs Act. “Anche una nuova normativa che venisse predisposta ora – ha proseguito il legale – deve soddisfare il quesito referendario (…). Serve una modifica che riformi la sostanza dell’istituto”.

Referendum su art.18  inammissibile

Nella camera di consiglio di ieri la Corte Costituzionale ha invece dichiarato inammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi” (n. 169 Reg. Referendum).

L’obiettivo del referendum presentato dalla Cgil mirava a cancellare le modifiche fatte dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a predisporre di nuovo i limiti per i licenziamenti senza giusta causa.

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Il tempo di incasso del rimborso

La prima modifica dovrebbe riguardare il tempo di incasso del rimborso dei voucher da parte del datore di lavoro: la soglia attualmente annuale dovrebbe essere ridotta sino a 6 o 3 mesi. In questo modo, si vorrebbe arginare il fenomeno di abuso in virtù del quale le aziende, dopo che siano già state oggetto di un’ispezione, sfruttino lavoro “nero” e chiedano il rimborso dei voucher utilizzati nell’arco di un anno.

Il tetto massimo di reddito annuale

In secondo luogo, deve diminuirsi il tetto massimo di reddito annuo conseguibile attraverso i voucher: da 7mila euro si pensa possa passare a 5mila euro. Tuttavia, tale modifica si configura come una revisione teorica dovuta per la coerenza complessiva dell’istituto giuridico, più che non come una scelta incisiva: infatti, ad oggi il reddito da voucher dei 40mila lavoratori coinvolti non supera i 250 euro.

Uso dei Voucher: in quali settori professionali?

Infine, sembrerebbe necessaria la limitazione dei settori professionali nell’ambito dei quali utilizzare i voucher. In ogni caso, indipendentemente dalla quantità di professioni in cui la retribuzione può essere conferita tramite voucher, è da vietarsi l’utilizzo per il pagamento di lavoratori contrattualizzati”, anche per le ore di straordinario.

Entro febbraio, si otterranno anche dati critici sull’effettiva tracciabilità dei voucher a seguito delle modifiche di ottobre. In base al D. Lgs. n. 185/2016, infatti, i committenti di prestazioni di lavoro accessorio devono comunicare alla sede territoriale dell’ispettorato del lavoro i dati anagrafici del lavoratore e la durata della prestazione, a pena di sanzioni che variano dai 4cento ai 2 mila 4cento euro.

Ma cosa prevede il Decreto sulla Tracciabilità?

Secondo il decreto de quo:

  • i committenti che non appartengono al settore dell’agricoltura devono comunicare i dati, insieme alla data e al luogo della prestazione e alle sue ore di inizio e di fine, almeno 60 minuti prima dell’inizio dell’operazione;
  • i committenti imprenditori agricoli, invece, sono tenuti a comunicare i dati relativi al lavoratore e alla prestazione svolta “con riferimento ad un arco temporale non superiore a tre giorni“.Tutto ciò sempre che e nel limite in cui la Corte Costituzionale non si pronunci sull’illegittimità dei voucher come istituto.

Le Sanzioni:

In caso di inadempimento, i committenti rischiano sanzioni che variano dai 400 ai 2400 euro a seconda delle caratteristiche del lavoro svolto. Coloro che pagano con voucher fino a 30 giorni lavoratori che svolgono prestazioni continuate e non occasionali rischiano anche di incorrere in una sanzione fino a 9mila euro per lavoratore. Questa somma è cresciuta del 20% in caso di lavoratori stranieri o minori in età non lavorativa.

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