riforma terzo settore

Il Terzo Settore in Italia sta acquisendo ormai da anni, un rilievo crescente, sia come numero di organizzazioni che operano sul territorio nazionale, sia come numero di operatori impiegati, sia come utenti che usufruiscono dei servizi sociali.

Si deve forse alla sempre crescente importanza di tale settore non profit l’attenzione che allo stesso è stata recentemente rivolta con la riforma avviata, la quale si auspica sia in grado di razionalizzare e riorganizzare, magari semplificandolo, il mondo non profit, sia da un punto di vista normativo, che fiscale.

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L’iter della riforma del non profit


Il Governo Renzi ha, dunque, intrapreso, con il disegno di legge delega approvato il 10 Luglio 2014, un percorso di riforma del Terzo Settore, allo scopo di promuovere la crescita, l’occupazione e lo sviluppo delle attività ad esso connesse, attraverso un riordino della disciplina vigente.

Il 12 Maggio 2014 il Consiglio dei Ministri ha pubblicato e posto in pubblica consultazione le Linee Guida del Terzo Settore le quali illustrano i principali interventi e i relativi ambiti della riforma in materia di volontariato, cooperazione, associazionismo non profit, fondazioni e imprese sociali.

Dal 13 al 14 Maggio 2014 le citate Linee Guida sono state poste in consultazione pubblica per ottenere le opinioni ed i commenti dei principali attori del Terzo Settore, nonché dei sostenitori e degli utenti del non profit. Le risultanze di tale consultazione, alla quale hanno partecipato 1016 soggetti tra privati (34,4%), organizzazioni del Terzo Settore (37,5% per lo più rappresentato da cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale) ed altri (7,2% composto principalmente da aziende profit, ordini professionali, cooperative di produzione, organizzazioni sindacali) sono state, infatti, rese pubbliche nel Settembre 2014.

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali ha approvato il disegno di legge delega il 10 Luglio 2014, il quale è stato presentato alla Camera il 22 Agosto 2014. Il testo della Riforma è passato quindi all’esame della commissione XII (Affari sociali), conclusosi il 31 marzo 2015. Si è, dunque, giunti alla predisposizione del testo risultante dagli emendamenti approvati in Commissione sul quale ha discusso l’Assemblea della Camera dal 1 aprile al 9 aprile 2015.

Il disegno di legge delega è, quindi, giunto in Senato ove è stato sottoposto, a partire dal 28 Aprile 2015, all’esame della Commissione 1° (Affari costituzionali) sino a aggiungere ad un testo approvato lo scorso 16 marzo 2016. L’Assemblea del Senato ha, infine, approvato, con modifiche, il disegno di legge delega nella seduta del 30 marzo 2016. Trasmesso alla Camera in seconda lettura, il provvedimento così formato è stato esaminato, in sede referente, dalla XII Commissione affari sociali che ne ha concluso l’esame il 19 maggio, senza l’approvazione di modifiche.

Il provvedimento è stato quindi approvato in via definitiva dalla Camera nel testo trasmesso dal Senato nella seduta dello scorso 25 maggio 2016. L’approvazione della legge delega, come affermato nel suo articolo 1, lascia spazio, entro 12 mesi, all’adozione di uno o più decreti legislativi, che forniranno la definitiva disciplina, probabilmente attraverso la redazione di uno specifico testo unico e/o la modifica del Libro I, Titolo II del codice civile. La legge delega impone che i decreti non dovranno in alcun modo produrre nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

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La composizione della Legge Delega

La Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale si compone di 12 articoli.

Il contenuto della riforma

Il disegno di legge delega descrive gli ambiti di intervento della riforma, vale a dire:

  • riconoscimento, tutela e adozione di misure in grado di favorire l’associazionismo e promozione dell’autonoma iniziativa dei cittadini volta allo svolgimento di attività, anche in forma associata, contraddistinte da finalità non lucrative;
  • riorganizzazione e semplificazione del procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica;
  • definizione delle informazioni obbligatorie da inserire negli statuti e negli atti costitutivi degli enti non profit, nonché della disciplina inerente al regime di responsabilità limitata degli enti aventi personalità giuridica e dei loro amministratori (anche tenendo conto del rapporto tra il patrimonio netto e il complessivo indebitamento degli enti);
  • previsione di obblighi di trasparenza ed informazione, attraverso forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente anche attraverso la pubblicazione sul sito internet istituzionale;
  • previsione di una disciplina a tutela della conservazione del patrimonio degli enti;
  • puntuale individuazione delle tipologie di attività di interesse generale (da identificare secondo criteri che tengano conto degli scopi solidaristici, di utilità sociale e dei settori di attività ex D. Lgs n.460/1997 e D. Lgs 155/2006), il cui svolgimento assicura l’accesso alle specifiche agevolazioni previste per le Onlus e le imprese sociali;
  • specifica definizione dei criteri e delle condizioni in base ai quali differenziare le attività generali sopra citate in base alle diverse tipologie di enti del Terzo Settore;
  • attribuzione di una autonomia statutaria maggiore rispetto al passato, al fine di garantire agli enti la libertà necessaria per il pieno perseguimento delle loro finalità;
  • definizione delle forme e modalità di organizzazione e amministrazione degli enti;
  • definizione dei criteri che consentano di distinguere, nella tenuta della contabilità e dei rendiconti, la diversa natura delle poste contabili in relazione al perseguimento dell’oggetto sociale;
  • individuazione dei vincoli di strumentalità dell’attività non prevalente e non stabile dell’ente in modo che comunque essa rispetti la realizzazione degli scopi istituzionali;
  • individuazione delle specifiche modalità di verifica e controllo dell’attività svolta e delle finalità perseguite, anche istituendo obblighi di controllo interno, rendicontazione, trasparenza ed informazione nei confronti degli associati, dei lavoratori e dei terzi;
  • definizione delle modalità e dei criteri dell’attività volontaria degli aderenti;
  • garanzia, nell’accesso ad appalti pubblici, di condizioni non inferiori rispetto a quelle previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro adottati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative;
  • garanzia dell’assenza di scopi lucrativi nel Terzo Settore, anche promuovendo un principio di proporzionalità tra i diversi trattamenti economici e definendo obblighi di pubblicità relativi agli emolumenti e ai compensi spettanti agli organi di controllo e di amministrazione, ai dirigenti e agli associati;
  • promozione di strumenti finalizzati a favorire processi aggregativi:

riorganizzando il sistema di registrazione degli enti attraverso la previsione di un registro unico del Terzo Settore, suddiviso in specifiche sezioni da istituire presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali favorendone con modalità telematiche l’agevole fruizione e conoscibilità sull’intero territorio nazionale;

– definendo una disciplina che regolamenti la trasformazione diretta e la fusione tra associazioni e fondazioni, nel rispetto del principio della trasformabilità tra enti collettivi previsto dalla riforma del diritto societario del 2003;

– riconoscendo e valorizzando le reti associative tra enti del Terzo Settore.


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