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Nella dichiarazione dei redditi, i dati denunciati dai contribuenti non sono soltanto controllati dall’Agenzia delle Entrate, ma anche dall’INPS.

Per saperne di più DICHIARAZIONE REDDITI 2016: COSA CAMBIA PER I CONTRIBUENTI

Cosa si rischia se si dichiara un reddito minore di quello percepito?

Quando il lavoratore autonomo dichiara un reddito minore di quello effettivamente percepito è tenuto a restituire non soltanto le imposte, ma anche i contributi previdenziali dovuti. E’ lo stesso Istituto di Previdenza sociale ad averlo stabilito con la Circolare n. 140/2016.

Accertamenti INPS: come funzionano?


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Le verifiche sui controlli delle dichiarazioni dei redditi dell’INPS di norma sono basati su quelli effettuati dall’Agenzia delle Entrate. Sono le stesse Entrate ad essere preposta in prima istanza per legge “al controllo formale e sostanziale delle dichiarazioni dei redditi” e ad effettuare i relativi accertamenti.

Spetto, però, all’INPS specificare che, a seguito dei controlli dell’Agenzia, sarà l’Istituto stesso a calcolare e richiedere “anche i contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi” sul maggior reddito accertato.

In sostanza, l’Agenzia delle Entrate verifica il reddito dichiarato dal professionista, accertando se i conti sono in regola e in caso contrario intimando l’interessato a pagare, contestualmente demanda all’INPS il compito di calcolare anche i relativi contributi previdenziali da versare sulle somme non dichiarate.

Agevolazioni INPS: quando e in quali casi?

L’INPS, con la Circolare n. 140/2016, ha chiarito quali sono gli istituti attraverso cui è possibile arrivare ad una definizione agevolata della pretesa tributaria riguardante i contributi previdenziali.

In base al documento si apprende che in fase precontenziosa le procedure di adesione disponibili al contribuente sono:

– la mediazione;

– l’accertamento con adesione;

– l’acquiescenza.

Invece, in fase contenziosa, si può ricorrere al tentativo di conciliazione giudiziale e alla chiusura agevolata delle liti pendenti.

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Agevolazioni: quali sono quelle in fase precontenziosa

In primis, il contribuente che ritiene di aver ricevuto un atto illegittimo ha la possibilità di proporre ricorso all’Agenzia delle Entrate tramite mediazione “con rideterminazione dell’ammontare della pretesa tributaria”. Se, invece, si raggiunge l’accordo le Entrate comunicano all’INPS la nuova somma dovuta e così il contribuente evita interessi e sanzioni.

Accertamento con adesione: come funziona

Invece, l’accertamento con adesione attribuisce al Fisco la possibilità “di definire le pretese tributarie rideterminando la base imponibile e applicando sanzioni in misura  ridotta”. Il procedimento di adesione può essere attivato d’ufficio oppure su istanza del contribuente.

Acquiescenza: come funziona?

Infine, l’acquiescenza consiste nel pagamento da parte del cittadino della somma dovuta entro il termine stabilito, sia alle Entrate che all’INPS. Anche in questo caso non sono dovuti sanzioni e interessi.

Agevolazioni: quali sono quelle in sede di contenzioso

Anche in sede di contenzioso si può ancora giungere ad un accordo tra contribuente e Fisco. In particolare, con la conciliazione si definisce la controversia pendente presso le Commissioni Tributarie attraverso “una soluzione concordata degli importi oggetto di contestazione”.

In maniera simile all’accertamento con adesione, mediante la conciliazione si può arrivare a una definizione concordata delle imposte oggetto di contestazione.

Per concludere, il contribuente in sede di contenzioso può risolvere la lite giudiziaria con l’Agenzia delle Entrate, di valore non superiore a 20mila euro e già pendente alla data del 31 dicembre 2011, con definizione agevolata e attraverso il versamento di “una somma forfettaria di 150 euro per valori di lite fino a 2mila euro ed in percentuale variabile dal 10 al 50% per importi tra 2mila e 20mila euro”.


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