pignoramento casa

Già blogger per LeggiOggi, l’impegno dell’Avv. Giuliana Gianna nella tutela dei debitori a difesa della prima casa, si è recentemente concretizzato nella pubblicazione del volume “Impignorabilità della prima casa” – aggiornato alla disciplina sulla crisi da sovraindebitamento – edito da Maggioli Editore.

Sebbene il volume con formulario e giurisprudenza – sia prevalentemente destinato ai professionisti (avvocati, commercialisti, giudici), direttamente coinvolti nelle procedure esecutive immobiliari, la recente pubblicazione riaccende i riflettori su un tema ancora tristemente attuale.

Impignorabilità della prima casa

Impignorabilità della prima casa

Gianna Giuliana, 2016, Maggioli Editore

Il testo, con FORMULARIO e GIURISPRUDENZA, affronta con taglio operativo le questioni riguardanti l’esclusione della prima casa dal pignoramento dei beni. La trattazione è improntata su CASI PRATICI che vengono spie- gati sia sotto il profilo processuale che di merito. Tutto il...



Il dibattito sull’impignorabilità della prima casa

A ricordarlo è l’autrice nell’introduzione della pubblicazione.

“Il dibattito sull’impignorabilità della prima casa ha acquisito, negli ultimi anni, causa la crisi economica e altri fattori devianti di malagiustizia, una centralità senza precedenti. Gli interventi legislativi che hanno interessato il settore delle espropriazioni immobiliari hanno creato non poca confusione, ai fini della corretta applicazione, tra le norme del codice di rito. La peculiarità delle procedure esecutive, se da una parte ha contribuito a definire i ruoli di chi vi partecipa a vario titolo (creditori, debitore, consulente tecnico, professionista delegato, custode, giudice), dall’altra cela insidie latenti che mortificano il corretto iter della giustizia. L’elevata percentuale di “espropri facili”, a danno del debitore e della propria famiglia, e il disagio economico-sociale che in alcuni casi si è trasformato in tragedia, nel caso in cui oggetto dell’esecuzione sia l’unico bene destinato ad abitazione familiare, ha dato il via ad un articolato disegno di legge, approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana il 22 ottobre 2014.

Non si tratta di una legge completamente a favore del debitore, che ostacolerebbe i creditori, ma di una tutela e di una garanzia in più, per evitare che – come sempre più spesso accade – siano proprio i creditori i primi insoddisfatti dell’esito dell’esecuzione. Quasi sempre, infatti, il creditore non recupera il credito per cui agisce in executivis, anche quando si arriva alla estrema ratio della vendita di un immobile a prezzo irrisorio, di fatto agevolando, più o meno consapevolmente, gli interessi di chi per abitudine o per caso partecipa alle aste giudiziarie.

Con la crisi economica e il crollo del mercato immobiliare, quello delle aste giudiziarie è diventato ormai un vero e proprio mercato, parallelo a quello tradizionale, per certi versi un mercato spudoratamente sleale, dove si insidiano – anche laddove la procedura è stata correttamente eseguita – potenziali irregolarità. Le cronache degli ultimi anni sono piene di episodi estremi che hanno svelato intrecci ben consolidati, al Sud, come al Nord e al Centro, di un business senza scrupoli”.

Il caso

LeggiOggi si è occupato, a tal proposito, del caso della sig.ra Luisella Proto. A causa di un debito contratto per un importo originario di euro 7.738,20, successivamente gravato dalle spese dell’esecuzione, la sig.ra Proto si è vista svendere l’unico bene immobile di proprietà. La procedura esecutiva, iniziata nel 2009, dopo 6 aste andate deserte, ha visto aggiudicarsi nel 2014, al settimo incanto, l’immobile di circa 100 mq per soli euro 7.519.13, cifra che non ha soddisfatto il credito per cui è stata azionata l’esecuzione immobiliare, atteso l’intervento di un ulteriore creditore e le spese correlate alla valutazione, vendita e trasferimento dell’immobile.

L’avvocato Gianna, contattata successivamente alla notifica del decreto di trasferimento dell’immobile, ha avuto modo di verificare che “nel corso della procedura esecutiva e nella fase successiva all’aggiudicazione si sono registrate alcune anomalie, circostanze che avrebbero potuto giustificare una sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 586 c.p.c. atteso che il prezzo a base d’asta era notevolmente inferiore a quello giusto, sia sotto il profilo del valore di mercato sia con riguardo al prezzo che meglio avrebbe potuto soddisfare le pretese creditorie”.

In tal senso si sono già espressi alcuni giudici italiani che, avendo “giudicato assolutamente ingiusto e inaccettabile un ulteriore abbattimento del prezzo di vendita che finirebbe con il consentire una svendita a prezzo vile della proprietà di parte debitrice, con il rischio di danneggiare lo stesso ceto creditorio”, hanno sospeso le vendite di determinati immobili.

La svendita a prezzo vile non è stata, tuttavia, l’unica ingiustizia subita dalla sig.ra Proto e da altri debitori: infatti, nelle more dell’aggiudicazione dell’immobile, l’art. 164 bis disp. att. c.p.c., introdotto dal decreto legge 132/2014 convertito con modificazioni nella legge 162/2014, prevede la chiusura anticipata del processo esecutivo qualora, dopo una serie di ribassi di asta, il prezzo battuto, come base per l’esecuzione forzata dell’immobile, si discosta troppo dall’effettivo valore di mercato, ciò in quanto la compressione del diritto alla proprietà del debitore non può mai pregiudicare in modo irragionevole i suoi diritti della persona.

Il diritto all’abitazione

Il diritto all’abitazione, infatti, è un diritto fondamentale garantito dall’art. 7 della Carta, come sottolineato nella sentenza resa dalla terza sezione della Corte di Giustizia Ue nella causa C-34/13, già pubblicata da LeggiOggi in data 13 ottobre 2014.

Sulla scorta dell’esperienza maturata nei casi di cui si è occupata nel corso di questi anni, l’autore ha dato spazio nel volume alla legge voto recante “Disposizioni in tema di impignorabilità della prima casa e dei beni mobili e immobili strumentali all’esercizio di imprese, arti e professioni e di riforma del sistema di riscossione esattoriale” approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana.

Il disegno di legge d’iniziativa dell’Assemblea Regionale Siciliana, che rappresenta il primo passo verso l’impignorabilià della prima casa a livello nazionale estendendo anche al settore privato le garanzie oggi previste a favore del debitore nel caso di procedura esecutiva promossa dal concessionario della riscossione, già approdato al Parlamento nazionale, è stato assegnato alle Commissioni riunite 2ª (Giustizia) e 6ª (Finanze e tesoro) ma è ancora in corso di esame in commissione dal 15 settembre 2015. Tale disegno di legge costituisce il completamento della riforma avviata con il decreto legge n. 63 del 2013 (cosiddetto del “Fare”), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 98 del 2013, in linea con le esigenze più volte manifestate dalle amministrazioni territoriali in materia di impignorabilità della prima casa e dei beni mobili ed immobili che sono strumentali all’esercizio di imprese, di arti e professioni nonché di riforma del sistema di riscossione esattoriale e del sistema delle espropriazioni immobiliari.

Dalla relazione tecnica di presentazione del disegno di legge emerge la necessità di “incidere sui meccanismi di espropriazione immobiliare promossi dalle aziende e dagli istituti di credito e dagli intermediari finanziari, pur facendo in modo che tale intendimento non determini una sostanziale immunità per gli impegni contratti, anche per non danneggiare i creditori e non rischiare distorsioni nei comportamenti dei gruppi sociali, che potrebbero essere indotti ad organizzare il patrimonio su uniche abitazioni inattaccabili, e nel funzionamento del sistema creditizio. È, altresì, necessario che l’impossibilità per l’agente di riscossione di dar corso, al ricorrere dei presupposti stabiliti dalla legge, all’espropriazione dell’unico immobile di proprietà del debitore adibito ad uso abitativo, sia accompagnata da misure dirette a sancire una analoga barriera riguardo agli immobili strumentali all’esercizio di un mestiere, di un’arte o di una professione, in particolare ove si tratti degli unici beni necessari per l’esercizio di un’attività economica e qualora su tale esercizio si fondino le possibilità del debitore e del suo nucleo familiare di sopperire ai propri elementari fabbisogni di sussistenza. Risulta, ancora, opportuna una riforma del sistema delle espropriazioni immobiliari, dovendosi prevedere la necessità del possesso di requisiti morali e di ordine pubblico in capo ai soggetti che intendano partecipare alle aste pubbliche: in questi anni, infatti, le inchieste condotte da molte procure della Repubblica hanno dimostrato la presenza e l’influenza, nelle aste, di soggetti e gruppi criminali, ed anche alcune recenti inchieste giudiziarie, come, da ultimo, quelle avviate dalla procura della Repubblica di Ragusa, danno atto della partecipazione a tali procedure anche di soggetti che, ancorché non organicamente legati alla criminalità organizzata, sono dediti a pratiche dirette a lucrare sulle difficoltà dei cittadini. Infine, suscita perplessità l’attuale meccanismo che, per i debiti contratti nei confronti dell’erario, garantisce a tutti i soggetti, indistintamente, di accedere al beneficio del blocco delle azioni esecutive sulla “unica” abitazione, senza distinguere tra quanti abbiano ispirato i propri comportamenti al rispetto della legalità e abbiano correttamente assolto i propri obblighi nei confronti dello Stato, perlomeno fino a quando non ne siano stati impossibilitati per ragioni indipendenti dalla propria volontà, e quanti, al contrario, abbiano riportato condanne per reati di particolare gravità o abbiano coscientemente eluso i propri obblighi. Occorre, quindi, una riformulazione delle condizioni per accedere ai benefìci in questione”.

Successivamente, altri disegni di legge hanno riproposto il contenuto della legge voto siciliana così lasciando intendendere che è maturata presso tutti gli schieramenti politici un’apertura all’approvazione a livello nazionale di tale legge. Tuttavia, l’intenzione non si è ancora esternata nella volontà di dare concreti e tangibili segni tesi all’approvazione di tale disegno di legge. Anche per questo l’autrice lancia un messaggio ai Parlamentari italiani affinchè facciano tesoro, nell’esercizio del loro mandato, del monito di Platone: Il legislatore non deve proporsi la felicità di un certo numero di cittadini escludendone altri, ma bensì la felicità di tutti”.

Un excursus sui casi

In attesa dell’approvazione di tale legge, il volume offre un excursus sull’ampia casistica che può contribuire a giustificare una sospensione delle procedure esecutive, passando dalla normativa antiusura alle procedure di esdebitazione. Le massime giurisprudenziali, le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che stanno sempre più ampliando, con i principi di diritto sanciti, le prospettive di tutela del debitore, i casi pratici e il formulario di alcuni atti fondamentali, offrono notevoli spunti di approfondimento per chi è professionalmente chiamato a difendere il debitore esecutato o a rischio di esecuzione, da adattare al singolo caso concreto.

Il volume offre, quindi, un approfondimento tematico con una prospettiva di tutela privilegiata in favore dei debitori esecutati, “non per aiutarli – sia chiaro – a non saldare i loro debiti, quanto piuttosto per monitorare le varie fasi della procedura esecutiva e, laddove possibile, scongiurarla, attivando gli strumenti di tutela alternativa oggi disponibili”.

Certamente, l’ampiezza delle modifiche normative, a causa dell’assenza di coordinamento tra le stesse, e in carenza di un intervento organico e chiaro, ha aumentato i non pochi problemi interpretativi che nell’applicazione pratica gli operatori del diritto sperimentano quotidianamente. Una conferma in tal senso è offerta dalle ultime novità introdotte dal d.l. 3 maggio 2016, n. 59 che dimostra la carenza di organicità delle norme previste in materia.


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4 COMMENTI

  1. Salve, ho un dubbio da esporre. I miei due figli , tramite atto di donazione, hanno ricevuto un immobile ciascuno dalla nonna. Tuttavia un creditore di quest’ultima ha chiesto l’annullamento degli atti di donazione , vantando un credito di circa 25.000 euro. Che rischi ci sono di eventuale pignoramento dell’immobile in seguito alla revoca degli atti? Preciso che si tratta di prima casa. Grazie.

  2. Ora come la mettiamo con le 100 missive, visto che il 15 u.s. ero dalla g.e., alla sua 1^ ud. dopo la sospensione feriale (44 gg?) di cui io non ne sapevo. Me lo dirà il g. 20 il canc. capo al tel., per chiedergli di come mai il 15 nemmeno il delegato che era lì in aula mi aveva avvertito dell’istanza di estinzione del proc. degli avv. di controparte dep. il g. 6/09? Visto che il 17 per caso ho aperto la Pec inviata dal trib. il 16 (come per il 27 giu non mi si dice dell’ordinanza di vendita datata 26 giu…con le 100 missive e mi verrà notificata a mezzo Pec il g. dopo?) dove la ge ha fissato ud. per il g.27 p.v.: ne vedremo delle “belle”, se la ge non m’interrompe [come il suo predecessore in quel 21/10/2014, eppure m’ero portato l’avv., seduto a fianco dell’avversario con di fronte il ge ma che a verbale non verrà menzionato, io, invece, sì; mentre alla prec. ud. io unico presente, l’avv. avverso era in giro, lo andai a riferire al ge, “ho già deciso per il rinvio”: “nessuno è comparso, ai sensi del 631 cpc (l’art. più abusato) si rinvia al…”.].
    Visto che la sig. delle aste non ha voluto rivelarmi almeno il numero delle missive postaltarget, mentre io pretendo di ottenere l’elenco degl’indirizzi, non saprei esattamente chi ne abbia l’onere; a meno che non sia lecito… cordialmente M.C.

  3. http://webmail.libero.it/cp/default.jsp?rndPrx=1180508405&ssonc=666571021 (24
    -05-2016) No al pignoramento se il credito è di pochi spiccioli. E’abuso del

    processo Lucia Izzo (20/05/2016)

    http://webmail.libero.it/cp/default.jsp?rndPrx=307634184&ssonc=1283694902(30/
    05/2016)Pignoramento:il giudice può chiudere il processo esecutivo anche dopo
    1 sola asta Marina Crisafi 27/5/16 Il nuovo art.532 del Cpc

    Parlo di un vantato (io dico millantato) credito ottenuto con artifici (o

    “artifizi o,meglio, “artivizi”) al punto da utilizzare il defunto (costretto

    a costituirsi 105 gg dopo il decesso. – per far sopravvivere un proc. farsa,

    anzi fantasma – e quindi da riconoscerne compenso:lo si evince da certificati

    ipotecari prot. N°10180 2013 cui i “4 cav. dell’apocalisse”(seminano o

    no,guerra.miseria,fame e morte?) il 18/12/2012, oltre 14 mesi dopo la morte,

    assegnano 1/5 del pignorato al cd “de cuius”; ma non dev’essere il contrario?

    Infatti a tuttoggi, 25/07/2016 il famigerato locale, sito in ******* alla

    via Sicardi N°52(non “62”, riportato su tutti gli atti?!), risulta ancora

    intestato per 3/4 al Francesco, venuto a mancare il 5 ott 2011. Ma di che

    stiamo parlando… mentre niuno s’è fatto carico del mio tempestivo ricorso

    ex art. 700 cpc e ss dep. nel tanto abusato fasc.N°730/2011 RG il 20/07/2012

    (e altro,ante/post) e dunque mesi prima della formazione del fasc. N°62/2012

    RGe (abusivo e poi abusato anche, a mio parere, e dopo la cd riforma…)

    @alla “mia” avv.ta 2013…Tanto premesso, vengo ad esporre le mie richieste:

    1) Non so come, non spetta a me dirlo, va riassunto il proc. 730/11 (pena la

    richiesta dei danni, ingenti) e quindi instaurato un contraddittorio tra le

    parti che non c’è mai stato, e chiedere la sospensione della “Procedura

    esecutiva n. 62/12 RGE”, nonché l’annullamento del titolo esecutivo (art. 617

    cpc, come io proposi nel luglio 2011 e non ai sensi del 615, come – nemmeno

    – s’è fatto), che di fatto non mi è mai stato notificato!
    2) In subordine, fermare l’esecuzione avvalendosi, tra l’altro, del dovere

    di controllo da parte del ge sul processo di cognizione che non dovrebbe

    presentare alcun vizio procedurale; inoltre si potrebbe avanzare l’ipotesi

    di incostituzionalità in relazione al fatto che vi è una disparità(un abisso)

    enorme a confronto con l’esecuzione immobiliare esercitata da Equitalia per

    cui non si possa procedere per crediti/debiti sotto i 120mila euro;ancor meno

    se si tratta – come nel mio caso di specie – di >>>prima ed unica casa in

    proprietà<<> Deposito ricorso per opposizione alla esecuzione (ex art.615,la novella

    apportata al 2°comma lo vieta?), e, qualora permangano i presupposti, per il

    disconoscimento del titolo (ex art. 617)in quanto di fatto mai notificato

    (notificazione inesistente…sino a prova contraria) della quale ne ho avuto

    conoscenza solo nel nov 2012 dopo l’iscrizione del ruolo 62/2012 formatosi su

    di un titolo mai visto e toccato con mano(la busta chiusa – manomessa – che

    sarebbe rimasta tale se l’avv., a cui l’1 giugno u.s. ho sottoposto i 4

    fascicoli, non l’avesse aperta; e dopo che, per certificarne il contenuto, 2

    notai – come la segretaria comunale – non hanno ritenuto farlo) per la prima

    volta presso la “casa comunale” il 24 agosto 2015…(era lì dal febb 2007)

    @Custode 29/07/2016 Egr. avv., al telefono “risponde” il fax e quindi non mi

    resta che scriverLe. Dopo 4 mesi dall’allettante notizia, riportata sul Pst,
    del 15/02/2015 “Deposito relazione periodica del delegato” in cui al tanto
    decantato professionista delegato,con la nuova normativa in vigore,gli si dà
    (rebbe)più potere ed autonomia per rendere più agevole e proficua laprocedura

    di vendita…alla fine si assiste al solito “refrain”: l’avv. propone ma il

    G.E. dispone? Di riproporre l’improponibile improbabile vendita, incurante

    (appunto) delle recenti modifiche riguardanti il pacchetto Giustizia emanate

    dal Governo con il DL n. 132 del 12.09.2014 convertito in legge n. 162 del

    10.11.2014 (e poi con il recentissimo d.l. n. 83/2015, convertito dalla l. n.

    132/2015…”per garantire, sempre più, una maggiore tutela del creditore…

    facilitazione dell’iter procedurale.” Non bastava – dico IO! – il legislatore

    di parte, del più forte, col precetto – ad esempio – che costa 100-200 euro

    mentre l’opposizione migliaia d’euro,…): «Art. 164-bis (Infruttuosità

    dell’espropriazione forzata). Quando risulta che non è più possibile

    conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche

    tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle

    probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, il

    GE DISPONE LA CHIUSURA ANTICIPATA DEL PROCESSO ESECUTIVO..». Naturalmente ne

    viene resa diffile l’applicazione in quanto d’interesse e d’importanza per la

    tutela del debitore. Prevale come sempre la “Consuetudo praeter legem”?
    E non c’è riformicchia che tenga! ?????????????????????????????
    Tra l’altro tutto questo era possibile anche prima del “bis”(salvo la solita

    onnipresente e ampia discrezionalità del giudice, che a quanto pare non è

    mutata e somiglia molto alla “obbligatorietà dell’azione penale” che in

    realtà è quanto di più “discrezionale” si possa immaginare).
    PS: Avvocato, siccome non trovo la copia della Sua relazione summenzionata
    (ho di nuovo commesso l’errore di lasciare i 4 fascicoli presso lo studio di

    un avv….da 2 mesi, prevenendo il peggio, e tuttora non mi ha dato una

    risposta per poi poter formulare un qualcosa che contrasti la procedura: “per

    una ulteriore vendita”, che vor dire? E con altri 18, sommano 30 di mesi e

    non più 24?). se mi può trasmettere una copia via mail se non altro per

    mostrarla a un/a collega, per dirle che l’unico attore, di questa pessima

    faccenda, che ne “esce” a testa alta è l’Avv.******, nel ruolo di

    professionista delegato! 29/07/2016 20:30 Cordialmente M. C.

    •e-mail A: info@astegiudiziarie.it Ogg: ruolo 62/2012 trib., ge, prof. avv.

    (29/08/16 16:35-17:04 al telefono, 0586/20141,in attesa:”Tutti gli operatori
    sono momentanea-mente occupati,si prega di attendere in linea per non perdere

    la priorità acquisita”; 16:51 tasto-2 e 2: stessa tiritera… e così col

    tasto-1 e 1 per ben 2 volte! Ieri incontro un italo-americano con la consorte
    statunitense-doc(abitano in via gen Finiguerra)destinatari di una delle 100
    missive postaltarget (Melius abundare quam deficere? o, nel caso di specie, è

    meglio scarseggiare?!) che restano allibiti… L’avv.-venditore,il 23 us, al

    tel. mi aveva rassicurato sui manifesti… ma non ha precisato di nulla del

    resto. Pertanto,visto che mi si costringe a dover “indagare”,chiedo di essere

    messo a conoscenza di come “funziona” il sistema delle (non) vendite spesso
    improbabili (in un sistema giudiziario, complessivo, allo sbando);1 es: Ruolo

    N° 109/2006, dopo 9 anni un primo tentativo…una marea di giudici e avv….
    inermi a fronte di tanti rinvii da “dum pendet,rendet”? Per il Ruolo N°202/98
    addirittura il 1° tentativo dopo 18 anni? Per il Nº 4/2008 è andata “meglio”
    a confronto dei peggiori, però (il 1° dei 2 tentativi dopo “appena” 7 anni);
    Infatti, per il ruolo Nº 8/2005 la prima vendita a da veni’ il 14 ott. p.v.,

    con tutti i summenzionati. Quindi, io per i miei probabili 5 anni avrei poco
    da dire (per l’8 ott è stata fissata la 2^ vendita) se non fosse che “sta

    vendita (compreso la 1^) non s’ha da fare”, manzonia-mente parlando, appunto:
    Poiché a dirlo fu proprio il professionista/esperto e custode che si voglia,

    il giorno 04/07/2015, in occasione del primo sopralluogo (dicasi: stato dei
    luoghi). “Naturalmente”, poi però prevale il decidere distante dalla realtà;
    la forma e non la sostanza. Altrimenti il sistema rischia di migliorarsi…
    Qualcuno, non so chi, mi trasmetta via mail l’elenco di tutte le missive
    inviate, e possibilmemte in dettaglio le modalità esperite per tal procedura.
    M. C. 29/08/2016 22:10 Il messaggio è stato inviato correttamente
    Niente di scritto, aggirato l’avviso di lettura, al tel. 30/08/16 12:30, 3
    volte…tasto 1, Daniela, irremovibile: “non posso…lo chieda all’avv.,o in

    trib….” Insisto, in subordine, di sapere almeno il N° delle missive…? Non
    ne vuol sapere! 31/08/16 16:45 al N° 848582031 (ripreso da un missiva, 2015)
    risponde la stessa e non transige “si rivolga all’avv….”)………

  4. Non si può essere indifferenti “su un tema ancora tristemente attuale.”!E l’avv.ta Gianna Giuliana se in veste di “Robin Hood” è meritevole d’encomio perché si tratta di una battaglia disperata. Laddove non si è capaci – o non si vuole – di definire una volta e per sempre che vuol dire prima casa! E l’ “immobile adibito a prima abitazione familiare” non mi pare sufficiente ad evitare interpretazioni disparate ed equivoci di sorta ai quali poi nessuno dà una risposta [Ora, dopo il comune e il suo concessionario ai tributi – che poi si serve dell’esattore equitalia(che non può pignorare…sotto i 120mila … ma però uno qualsiasi può farlo per “pochi spiccioli”…che ictu oculi
    pare del tutto incostituzionale e perdipiù niuno ne parla:i G.E.,ad esempio!) – l’uff tecnico, spero invano che lo faccia l’assessore al ramo “seccato”?]. Io penso che la dizione più completa possa essere: “Unica unità immobiliare di proprietà della famiglia abitabile”. Altrimenti succede che se possiedi 2 locali a p.t. e poi aquisisci una casa a fianco dei suoceri deceduti (e non più abitata dal 99) dove insiste una pratica ex l.219/81 dall’88 che obbliga l’adeguamento sismico…mai finanziato e che t’impedisce di utilizzare l’areae che nel frattempo il comune ti fa pagare l’Ici,Imu…e persino la Tarsu in quanto i morti mangiano (producendo rifiuti) e bevono, se l’aquedotto ti fa pagare il canone di manutenzione! Intanto io son costretto a pagare l’affitto (dal 1966!) per la “prima casa” di un’altro? Ai danni le beffe! La prima casa di residenza:se non sono i 2 piccoli locali a pt con sovrastante area edific aquistati nel 1977, ma la casa abitata sino al 99 e del tutto acquisita nel 2006 credo che lo sia! Salvo prova contraria e quindi tocca a voi l’onere…!
    Allego dei “contributi” a testimonianza, visto che l’avv. Giuliana a quanto pare gradisca. Cordialmente M:C. 24/09/2016

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