reddito di cittadinanza

Il cosiddetto ddl povertà ha ricevuto il via libera dalla Camera: in base ad esso il reddito di inclusione ora è più vicino per chi fatica ad arrivare a fine mese.

Reddito di cittadinanza esteso: chi può beneficiarne?

Infatti, per tutti coloro che vivono in condizioni di povertà si avvicina la possibilità di avere un reddito “di cittadinanza”, o meglio “di inclusione.

A seguito dell’approvazione della scorsa settimana da parte della Camera, si fa sempre più vicina la definitiva approvazione del cosiddetto “decreto povertà”, con l’obiettivo di sostenere i cittadini sulla soglia dell’indigenza.


Quale disegno di legge delega, il testo incarica il Governo di adottare le specifiche norme sulla base della cornice stabilita dal Parlamento. In particolare il ddl contiene “norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali (collegato alla legge di Stabilità 2016)”.

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Che cosa prevede la normativa?

Il testo passa ora al Senato per l’approvazione definitiva; per poi essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Sarà compito dell’esecutivo darne attuazione.Nello specifico, la nuova normativa prevede una misura di supporto per le famiglie e gli individui in situazione di grave difficoltà economica, denominata “reddito di inclusione”.

Come spiegato dai relatori, si tratta di una misura universale di contrasto alla povertà, alias un reddito di inclusione che si rivolge a tutti quei cittadini in condizioni di difficoltà e assicurare che ricevano un supporto economico immediato e l’attivazione di servizi personalizzati, incentrati sull’azione delle comunità locali e che li aiutino a superare la loro condizione.

Le dichiarazioni del Ministro Poletti

“Si partirà con un miliardo stanziato nell’ultima legge di stabilità” – ha commentato il Ministro Poletti – “che, per la prima volta nel nostro paese, ha istituito un Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale; risorse che vogliamo aumentare, in modo da raggiungere un numero maggiore di persone in condizione di povertà. Confidiamo che la delega possa essere approvata definitivamente in tempi rapidi, in modo da rendere operativi gli strumenti in essa previsti; in ogni caso, da settembre partiremo con l’attivazione del Sia su tutto il territorio nazionale, avviando così l’impostazione che troverà pieno compimento con l’attuazione della legge delega”.

Movimento Cinque Stelle: l’astensione del voto

Si è detto contrario il Movimento 5 Stelle, astenendosi dal voto: “perché si tratta comunque di una misura che va incontro alle necessità di fasce di cittadini nullatenenti o estremamente deboli. Al contempo, quello approvato è un provvedimento dall’impronta assistenziale, che non aggredisce in modo strutturale il problema della povertà nel nostro paese e che sostiene, in misura insufficiente, solo una parte minoritaria delle persone bisognose”.

Al contrario, il nostro Paese “avrebbe bisogno di un intervento che aiuti tutti i cittadini a uscire dalla condizione di povertà e che li sostenga nel reinserimento nella società. Quel tipo di intervento già esiste: è il nostro reddito di cittadinanza e quando saremo al governo finalmente lo realizzeremo”.


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3 COMMENTI

  1. CONTINUANO A FARE cose, così … così …, CHE LI PORTERÀ A DISTRUGGERSI POLITICAMENTE, il centrosinistra è da quattro anni che continua a fare politiche sbagliate, meglio per il M5s ….

  2. Negli stati civili e sviluppati, dove hanno redditi di cittadinanza dagli 800€ ai 1300€ come Germania, Svezia, Danimarca, ecc, la gente preferisce lavorare perché prendono uno stipendio più che dignitoso.
    In Italia, non ci sarebbe molta differenza tra lo stipendio del call-centerista e l’assegno mensile del reddito di cittadinanza, e dal momento che la gente non è stupida, tutti mollerebbero i lavori da schiavo (cioè la maggioranza) per fare i disoccupati.
    La gente ha una dignità, perché è nessuno vuole farsi sfruttare come uno schiavo per un piatto di minestra sputata.

  3. Ho sempre sostenuto il REDDITO DI CITTADINANZA perché ha un carattere universale mentre gli altri provvedimenti attuati o proposti dall’attuale governo hanno un carattere limitato. Il JOBS ACTS attuato per iniziativa del governo esclude i lavoratori senza copertura contributiva e precari. Non si può aiutare la gente tutelando chi è già tutelato.

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