Come dire al proprio capo che si è in dolce attesa senza il timore di subire eventuali ripicche o, peggio, di rimanere senza lavoro o senza alcuna tutela?

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Per le lavoratrici dipendenti, ancor più per quelle precarie, comunicare al proprio responsabile una gravidanza non sempre può rivelarsi una passeggiata. La nostra società, così come il nostro apparato lavorativo, dovrebbe accogliere con favore queste circostanze tutelando prima di tutto la madre e facendo valere i diritti inviolabili che, in caso di gravidanza, le spettano. Purtroppo non sempre è così.

QUALI DIRITTI PER LE MADRI DIPENDENTI?

Fortunatamente, le mamme lavoratrici dipendenti hanno diritti intangibili. Il datore di lavoro, infatti, non può per legge licenziare la lavoratrice incinta dal momento di inizio della gravidanza fino al momento in cui il nascituro compie un anno di età.

A tutela della lavoratrice, inoltre, la legge riconosce un’indennità di maternità anche qualora la stessa dipendente presenti volontariamente le proprie dimissioni nel periodo compreso dall’avvio della gravidanza al compimento di un anno del bambino.

QUALI DIRITTI PER LE MADRI NON ASSUNTE?

Per le madri che non sono assunte sono previste minori tutele. E allora che fare? Farsi prendere dall’ansia, proprio in un momento della vita che dovrebbe essere vissuto come uno dei più belli, non serve a nulla. Il suggerimento, valido per tutte le lavoratrici indipendentemente dal contratto pattuito, è quello di cercare di gestire positivamente la comunicazione circa la propria gravidanza, in maniera trasparente e non titubante.

COME COMUNICARE AL MEGLIO LA GRAVIDANZA AL PROPRIO DATORE DI LAVORO?

Alcuni suggerimenti utili, in tal senso, sono stati dati dalla Psicoterapeuta e Psicologa, Serenella Ricci, al settimanale D di Repubblica qualche giorno fa.

1) NON TEMERE IL CAMBIAMENTO

Si tratta secondo Ricci del “corso naturale della vita” e come tale va assecondato e non visto con timore. “È bene affrontare questo discorso senza rimandare troppo e mostrandosi calme e ben intenzionate a organizzare al meglio la gestione del periodo di assenza”, precisa Ricci. Non si tratta, infatti, di un allontanamento definitivo dal proprio posto di lavoro, bensì di una pausa, e come tale è giusto che il proprio capo veda la circostanza secondo quest’ottica.

2) RICORDARE CHE NON C’E’ NIENTE DI SBAGLIATO

Ovviamente la questione, come detto, si complica per le madri lavoratrici che non sono assicurate da un’occupazione stabile. Anche in questo caso, però, come suggerisce la Psicoterapeuta: “È chiaro che uno stipendio a fine mese è una condizione necessaria, ora più che mai, ma affrontiamo questo incotto con la certezza che non c’è nulla di sbagliato in ciò che ci sta succedendo”.

3) MOSTRARSI CONSAPEVOLI DELLE CONSEGUENZE

Puntare sulla consapevolezza che l’assenza dal lavoro dovuta alla gravidanza potrà arrecare alcune difficoltà sul posto di lavoro è uno strumento utile per sottolineare con maggior vigore l’intenzione di ritornare non appena possibile, motivate a riprendere in mano l’intera gestione lavorativa.

4) ORGANIZZARSI CON I COLLEGHI

Un altro strumento utile per “far ingoiare” con dolcezza al proprio capo la pillola della gravidanza è quello di predisporre un’organizzazione delle consegne, dei compiti e delle scadenze con i colleghi di modo da evitare che l’assenza possa rivelarsi troppo complicata da gestire. “Saremo pure mamme, – dice Ricci- ma abbiamo tutte le intenzioni di restare delle ottime e fidate collaboratrici”, mettiamolo in chiaro.

5) NON RIMANDARE

Senza esagerare con inutili premesse, è bene non rimandare di troppo l’annuncio, evitare che la titubanza prenda il sopravvento. Secondo la Dott.ssa Serenella Ricci, mostrarsi “fiduciose, tenendo a mente una serie di punti saldi” e fermo restando che “oggi esistono tantissime donne in grado di coniugare alla perfezione maternità e carriera” è il punto di partenza migliore per comunicare ai nostri responsabili la lieta notizia.

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