Semaforo verde per le nuove regole sulle intercettazioni, con il via libera della Camera (con 314 sì, 129 no e 51 astensioni) alla riforma del processo penale. In attesa che il Ddl passi al Senato, i riflettori si mantengono accesi  sul tema più caldo, quello che riguarda appunto la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali, già rinviata a una legge delega che dovrebbe arrivare a breve. Sulla possibilità di pubblicare le intercettazioni sui giornali, infatti, in primis il Movimento 5 Stelle grida a una nuova legge-bavaglio.

«Si vota una norma liberticida, che davvero richiama i peggiori periodi della storia italiana», ha ribadito Alfonso Bonafede del M5S. Con il leghista Nicola Molteni a fargli eco: «con tutti i problemi che il Paese ha abbiamo perso quattro giorni a parlare di intercettazioni come se fosse la massima priorità», dice. Mentre l’Italia dei Valori si schiera contro «ogni eventuale tentativo di limitazione delle intercettazioni come strumento di indagine». «Nessuna delega in bianco. Nessun bavaglio all’informazione né tanto meno ostacoli alle indagini» ha risposto alle accuse il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

I cambiamenti introdotti dal Ddl del governo intanto sono molti: dall’estinzione del reato quando l’imputato ripara interamente in danno (valida però soltanto per i reati a querela), all’allargamento dei diritti della parte offesa a cui si attribuisce il diritto di conoscere lo stato di un procedimento trascorsi 6 mesi dalla sua denuncia. Tra le principali novità rispetto al testo originario del disegno di legge della delega, inoltre, la sostituzione dell’udienza dedicata alla selezione del «materiale intercettativo» con una più generica previsione di una scansione procedimentale «per la selezione di materiale intercettativo nel rispetto del contraddittorio delle parti, e fatte salve le esigenze di indagine».


La delega dovrà poi stabilire disposizioni atte a garantire la riservatezza delle comunicazioni e conversazioni, telefoniche e telematiche, che sono oggetto di intercettazione. Le riprese o registrazioni ottenute in maniera fraudolenta potranno essere utilizzate a patto che abbiano una certa rilevanza ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca. E’ punita, invece, con la reclusione fino a quattro anni, «la diffusione, al solo fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in sua presenza ed effettuate fraudolentemente». Nessuna punibilità anche per le registrazioni o le riprese che vengono utilizzate «nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o di cronaca».

Pene maggiorate per il per furto in abitazione (da 3 a 6 anni), furto aggravato (da 2 a 6 anni) e rapina (da 4 a 10 anni). In base al nuovo testo della delega, salgono anche le pene per il voto di scambio politico-mafioso, che dagli attuali 4-10 anni slitteranno a 6-12. Tra le altre decisioni della Camera, sulle quali però solleva dubbi la magistratura, la scadenza di 3 mesi (prorogabile di ulteriori 3) per chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione a seguito della notifica di conclusa indagine da parte dei pm. Incertezze emergono anche per l’introduzione dell’obbligo di immediata iscrizione al registro degli indagati, pena provvedimento disciplinare.


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