Addio alla settima salvaguardia per gli esodati e al prolungamento dell’Opzione Donna: è stato questo l’esito dell’incontro di mercoledì scorso alla commissione Lavoro della Camera con i ministeri dell’Economia e del Lavoro, l’INPS e la Ragioneria dello Stato. L’origine di questa cancellazione: la mancanza di coperture. Ha manifestato, pare invano, il proprio dissenso il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, Cesare Damiano, secondo cui il dietrofront del Governo è un passo «inaccettabile», diventando «una questione politica e dunque andando affrontata a livello di ministri competenti» ha affermato lo stesso Damiano.

Secondo quanto trapelato, in realtà, anche all’interno del Governo sarebbe in atto una rottura tra chi sostiene la linea restrittiva del ministero dell’Economia, che al momento prevale, e chi invece è a favore di una posizione più incline a risolvere il problema da parte del dicastero del Lavoro. Con riferimento all’argomento esodati, le risorse previste, circa 500 milioni inutilizzati nell’ambito delle sei salvaguardie già attive, sono tornate nelle casse dello Stato, e non potranno pertanto essere utilizzati per nuove manovre di questo tipo.

Quanto all’estensione dell’Opzione Donna dopo il 31 dicembre 2015, invece, vale a dire la possibilità di andare in pensione anticipata accettando il calcolo dell’assegno interamente con il contributivo, stando a quanto diffuso dall’INPS sarebbero necessari circa 2 miliardi di euro fino al 2023. Queste stesse cifre, però, sono state contestate da Damiano, secondo il quale il calcolo è stato presumibilmente effettuato su una platea più ampia rispetto a quella reale. Inoltre «l’anticipo a 57 anni con 35 di contributi con il ricalcolo tutto contributivo dell’assegno –ha proseguito il presidente della commissione Lavoro della Camera – non ha bisogno di copertura».


Non è chiaro invece quale sia la posizione dell’esecutivo in relazione al prolungamento dell’Opzione Donna fino al 31 dicembre 2015. L’interpretazione restrittiva dell’INPS  al momento riconosce il diritto al prepensionamento alle lavoratrici con decorrenza dell’assegno al 31 dicembre 2015, ma non a coloro che maturano il diritto alla pensione entro la stessa data. Secondo Damiano, presupponendo un’aspettativa di vita oltre gli ottant’anni, le lavoratrici con l’Opzione Donna percepiranno un assegno decurtato del 30% per un periodo superiore a 23 anni, quindi nel lungo periodo non solo non ci sarebbero costi, ma si produrrebbero addirittura risparmi.

Continuano ad arrivare le proteste da parte dei sindacati confederali, che insistono nel chiedere che le risorse inutilizzate per le salvaguardie vengano invece utilizzate per nuovi provvedimenti a tutela degli esodati. «Lo Stato ha già fatto cassa con gli esodati e ha gettato sul lastrico centinaia di migliaia di lavoratori; considerare perdute le risorse loro destinate (500milioni) e non spese nel biennio 2013-2014 è l’ennesima ingiustizia», sono state le parole del segretario generale dell’Ugl (Unione Generale del Lavoro), Francesco Paolo Capone. «Quelle risorse devono rimanere all’interno e a vantaggio del sistema, così come indicato dal ministero del Lavoro», ha concluso Capone che precisa come, nel caso in cui tale richiesta dovesse cadere nel vuoto e non venisse raccolta dal Governo, verranno messe in atto «tutte le iniziative necessarie».


CONDIVIDI
Articolo precedenteScooter Honda, ecco il nuovo modello SH 300
Articolo successivoSalone Francoforte, con 210 debutti mondiali

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here