Per la complessa riforma delle Province, a seguito del via libera ottenuto in Corte dei conti al decreto sulla mobilità fra i diversi settori della Pubblica amministrazione, è ora la volta del decreto sui criteri generali della mobilità. Quest’ultimo è chiamato, infatti, a dettare le regole in materia di spostamenti del personale anche nel caso in cui la nuova destinazione sia rappresentata da Regioni ed enti locali e quindi non implichi un cambio di contratto. Lo scorso 4 settembre, il Consiglio dei ministri ha disposto la prosecuzione del provvedimento. Un provvedimento che costituisce un passo fondamentale in quanto responsabile di fissare anche le scadenze per avviare le istanze di mobilità e il censimento dei posti disponibili in organico, anche se in Conferenza Unificata non è stata raggiunta l’intesa con le Regioni. Il Governo spinge dunque il piede sull’acceleratore, dopo i rallentamenti degli ultimi mesi, nonostante la mancanza di accordi con enti territoriali e sindacati non fa altro che raddoppiare i rischi di blocco nell’attuazione.

Tabelle di equiparazione 
La versione definitiva del decreto di Palazzo Chigi ha confermato il nodo più delicato con le «tabelle di equiparazione», in altre parole lo strumento (da tempo previsto ma fino ad ora mai attuato) atto a disciplinare i passaggi da un comparto all’altro. Il decreto, che dovrebbe riguardare almeno 8mila persone, precisa come la parte “variabile” dello stipendio che non rientra nei parametri del nuovo inquadramento sarà garantita solo per le voci «con carattere di generalità e natura fissa e continuativa», nel caso in cui l’ente di destinazione trova i fondi anche a valere sulle risorse assunzionali. Una simile previsione ha scatenato le proteste sindacali e quando in concreto le mobilità prenderanno il via, il rischio di ricorsi a catena diventa tangibile. Un primo riscontro lo si avrà con le procedure avviate dal ministero della Giustizia, le quali secondo l’ultima manovra (comma 425 della legge 190/2014) dovrebbero assorbire entro il 2017 fino a 2mila esuberi provinciali.

Criteri generali per la mobilità 
Un simile rischio si corre anche con il provvedimento in arrivo sui criteri generali per la mobilità. Agli spostamenti interni al comparto di Regioni ed enti locali sono interessate circa 10mila persone, cioè i dipendenti dei centri per l’impiego che dovrebbero passare alle Regioni in attesa del varo dell’agenzia nazionale prevista dal Jobs Act e una quota dei poliziotti provinciali in «transito» verso i Comuni. Lo prevede il decreto enti locali approvato prima della pausa estiva, tuttavia questo secondo provvedimento ministeriale ha un compito persino più ampio. Quest’ultimo infatti fissa un termine di 20 giorni per le Province per pubblicare l’elenco degli “esuberi” nel Portale nazionale della mobilità, e di 40 giorni per i Comuni e le Regioni per inserire nello stesso Portale i posti disponibili in dotazione organica. La condizione basilare per permettere gli spostamenti  rimane ovviamente l’incrocio di domanda e offerta, tuttavia anche in questo provvedimento (articolo 10 della bozza) si ripresenta la garanzia sulla busta paga concentrata sulle voci con carattere di generalità e natura fissa e continuativa. Sugli inquadramenti dei nuovi arrivi l’ultima parola rimane comunque ai dirigenti delle amministrazioni di destinazione, dal momento che i provvedimenti chiedono loro di valutare anche titoli e curricula per definire le collocazioni. Si tratta dell’ennesimo passaggio delicato, visti i possibili rischi di impugnazione da parte dei diretti interessati e le eventuali obiezioni da parte della Corte dei conti in caso di distacco dai parametri generali.


CONDIVIDI
Articolo precedenteInsidie stradali, la responsabilità della P.A.: la parola all’esperto
Articolo successivoPirelli nel Rally d’Australia 2015

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here