Il Senato, ieri sera, ha approvato con voto di fiducia il testo del maxiemendamento sulla “Buona scuola”, così come è stata pubblicizzata la riforma sul settore dell’educazione che il governo intende portare a casa prima possibile. Nonostante le defezioni in serie dentro al Pd, la maggioranza ha dunque retto l’urto di una proposta di legge molto contestata, chee anche ieri non ha mancato di sollevare grandi polemiche dentro e fuori il palazzo.

Ora, infatti, dovrebbe arrivare in tutta fretta anche l’ok da parte della Camera dei deputati, per l’ok definitivo a una legge che ha fatto e farà parecchio discutere.

Come noto, infatti, fino a pochi giorni fa il disegno di legge era bloccato in commissione Cultura a palazzo Madama, sotto il peso enorme di oltre 3mila emendamenti presentati dai vari partiti, da molte parti allo scopo di fare ostruzionismo. Un numero che avrebbe allungato oltremisura il percorso del testo, impedendo l’approvazione entro tempi sufficienti a rendere vigenti le modifiche già nel prossimo anno scolastico.


Dal canto suo, il governo ha lanciato l’ultimatum alle forze politiche: o si approva in fretta la riforma, oppure salteranno le promesse 100mila assunzioni tra i docenti della scuola pubblica, promesse a seguito della sentenza della Corte europea che ha condannato l’Italia per il trattamento riservato ai giovani insegnanti negli anni passati.

In realtà, come abbiamo sottolineato più volte, sarebbe stato sufficiente un decreto, presentato già nel mese di marzo quando il ddl vide la luce, per l’integrazione dei docenti precari, supplenti o vincitori di concorsi. Ora, con poche settimane di fronte per il loro innesto, si è invece cercato uno sprint che ha portato alla necessaria presentazione di un maxiemendamento con tanto di voto di fiducia per accelerare l’iter.

Le novità del maxiemendamento approvato

Confermate le 100mila assunzioni, che, però, non avverranno istantaneamente il primo settembre come annunciato mesi fa, ma saranno più diluite nel corso dell’anno scolastico alle porte. A partire dal 15 settembre, giorno in cui la maggior parte delle regioni riaprirà le aule, saliranno in cattedra 45mila nuovi docenti, per effetto del turnover e dei nuovi inserimenti frutto della riforma. I nuovi assunti arriveranno dalle graduatorie a esaurimento, ma anche dal bacino dei vincitori del concorso 2012 dell’allora ministro Francesco Profumo.

Quindi, nel corso dei mesi di lezioni, entreranno gradualmente in ruolo anche gli altri 44mila professori e maestre, i quali, però, faranno ufficialmente parte dell’organico solo a settembre 2016.

Concorso 2015-2016. Viene confermata l’indizione di un nuovo concorso a cattedre entro la fine dell’anno, che si svolgerà nel 2016 e fungerà da riserva per i futuri insegnanti. Il bando dovrebbe essere riservato agli abilitati, con riconoscimento di un bonus per quanti abbiano effettuato, negli anni addietro, il Tfa o il Pas.

Autonomia. Obbligo per tutti gli istituti di realizzare un piano triennale con obiettivi dell’attività didattica. Verrà predisposto anche un organico dell’autonomia nel quale sarà inserita metà dei nuovi assunti per il ruolo di docente.

Presidi. La possibilità di chiamata di retta degli insegnanti da parte dei presidi è stata per il momento congelata ed entrerà in vigore solo a partire dal 2016. Il loro lavoro sarà sotto il controllo degli ispettori del Miur, i quali faranno corrispondere valutazione e retribuzione. I principi attraverso cui saranno giudicati i presidi sono i seguenti: competenze gestionali e organizzative, contributo al miglioramento dell’offerta formativa, meriti professionali, operato nella comunità, direzione unitaria della scuola.

Fondi. Vengono destinati 200 milioni ogni anno sotto forma di premi per il merito riconosciuto ai docenti. Questi saranno valutati da un comitato composto da preside, tre docenti della scuola, due genitori e un estero individuato dall’Ufficio regionale. Per entrare in vigore, però, questa part della riforma necessita del provvedimento ad hoc del ministero. Arrivano poi 100 milioni per l’alternanza scuola-lavoro, mentre 90 andranno alla formazione di laboratori territoriali. Infine, 40 milioni vanno alla formazione dei docenti.

Voucher. La novità della “Buona scuola” più particolare è forse la card elettronica che verrà fornita agli insegnanti, 500 euro annui da investire in aggiornamento professionale, libri, corsi ed eventi.

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