Jobs Act, mentre si attende la pubblicazione dei decreti attuativi, arriva il primo altolà sulle ultime modifiche allo Statuto dei lavoratori. Questa volta, il monito è stato lanciato dal Garante della Privacy in persona, dubbioso sull’intervento ribattezzato “Grande fratello” dai sindacati.

Nella fattispecie, si tratta del provvedimento approvato in Consiglio dei ministri ormai una decina di giorni or sono, che dovrebbe fare il paio con il decreto sui congedi parentali e quello sul demansionamento.

Il testo in questione, però, interessa da vicino l’Authority per la protezione dei dati personali poiché prevede che il datore di lavoro, anche in assenza di specifici accordi sindacali, possa monitorare l’attività del dipendente che utilizza telefonini, tablet e pc aziendali.


Si tratta, hanno protestato le unioni sindacali, di una vera e propria intromissione nella privacy del dipendente, un Grande fratello, per l’appunto, che non trova giustificazioni nella normativa vigente.

QUI LA CIRCOLARE SUL JOBS ACT

Tanto che, infatti, per rientrare nel novero della legge vigente, il decreto in questione interverrà proprio sull’articolo 4 dello Statuto, quello che tratta le comunicazioni dei dipendenti e la possibilità per l’azienda di tenerle sotto controllo anche a distanza.

Il governo, dal canto suo, ha rispedito al mittente le critiche affermando, con il ministro per le Riforme Boschi, che “il provvedimento ci sembra ben equilibrato”, e che vuole soltanto aggiornare una normativa in vigore dal 1970, quando ovviamente non esistevano computer, posta elettronica e telefonini cellulari.

Il richiamo del Garante

Mentre la situazione rimane in stand-by visto che ancora i testi attuativi della riforma del lavoro non sono stati divulgati, il numero uno dell’Authority Antonello Soro è però intervenuto ammonendo il governo a non eccedere con questo genere di interventi normativi.

In assenza di un testo definitivo, che verrà comunque esaminato dalle commissioni parlamentari prima dell’entrata in vigore definitiva, Antonello Soro ha messo in guardia l’esecutivo, invitandolo a “ordinare i cambiamenti resi possibili dalle innovazioni in una cornice di garanzie che impediscano forme ingiustificate e invasive di controllo, nel rispetto della delega e dei vincoli della legislazione europea”.

Il rischio, a parere del Garante per la protezione dei dati personali, è che si generi “l’effetto Facebook” anche tra i dipendenti, ossia che i datori di lavoro possano raccogliere abbastanza informazioni sul conto dei propri subordinati, tale da generare una vera e propria profilazione dei lavoratori. Tutto questo, ha avvertito il Garante, in un contesto tale per cui “nei rapporti di lavoro il crescente ricorso alle tecnologie nell’organizzazione aziendale, i diffusi sistemi di geolocalizzazione e telecamere intelligenti hanno sfumato la linea – un tempo netta – tra vita privata e lavorativa”.

Ora, insomma, si attende solo il testo che dovrebbe uscire a giorni, se non a ore: è tutto pronto per l’ultima battaglia della riforma del lavoro voluta a tutti i costi dal governo Renzi.

I TESTI DEI DECRETI PUBBLICATI

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