A che punto sono le 100mila assunzioni nella scuola? Mentre il governo e la politica è totalmente presa dalle questioni non proprio urgenti, ma chissà perché prioritarie della legge elettorale, professori, precari, aspiranti insegnanti e tantissimi vincitori senza cattedra si chiedono che fine abbia fatto il disegno di legge “la buona scuola”.

Come si ricorderà, nelle passate settimane il provvedimento è passato in Consiglio dei ministri dopo un travaglio tutt’altro che agevole, che ha visto il ministro della Pubblica istruzione Stefania Giannini minacciare le proprie dimissioni salvo poi scendere a patti con il presidente del Consiglio e i colleghi del governo.

Questione sul tavolo, si ricorrerà, se presentare il piano di assunzioni nella scuola a partire dal prossimo settembre tramite decreto – che avrebbe fatto entrare in vigore immediatamente le disposizioni, fissando anche una precisa data di scadenza alle stesse con i limiti di conversione stabiliti per legge – oppure il disegno di legge, un percorso più comodo per la politica che, sulla materia, rinvia da diversi anni le decisioni più attese.


Il timore dei diretti interessati è che, malgrado le promesse, anche stavolta non si faccia in tempo per inserire in cattedra gli insegnanti così come promesso dal governo con la presentazione del disegno di legge.

Allora, si disse, il ricorso al decreto non venne del tutto accantonato perché, se i tempi di esame del ddl si fossero dilatati oltremisura, il ricorso al provvedimento d’urgenza sarebbe tornato di attualità.

Ora, però, questa ipotesi sembra svanita definitivamente, senza che, però, dal fronte parlamentare siano arrivati segnali di voler imprimere un’accelerazione al provvedimento. Ormai al mese di maggio, infatti, il margine per l’innesto dei 100mila nuovi professori e insegnanti inizia ad assottigliarsi: oltre al doppio passaggio in aula, infatti, andranno emanati gli atti amministrativi, i pensionamenti dei titolari delle cattedre che lasceranno il posto. Insomma, una miriade di questioni che, con i tempi della politica italiana, difficilmente ci si immagina che possano essere risolti in appena tre mesi, dal momento che ad agosto le istituzioni sono chiuse per ferie.

Il mondo della scuola è già in fibrillazione: martedì 5 maggio è la giornata dello sciopero nazionale contro la riforma Giannini-Renzi e un assaggio del clima è arrivato dalle aspre contestazioni subite dallo stesso titolare del Miur nei giorni scorsi.

Prima di metà giugno, infatti, il provvedimento difficilmente riuscirà ad arrivare in aula, dal momento che in commissione si stanno prendendo in esame possibili modifiche con l’avallo del governo nella persona del sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone.

La pietra tombale sul decreto, alla fine, l’ha messa lo stesso Renzi con la sua ultima enews: Sul tema della scuola non faremo un decreto legge, non procederemo con strumenti d’urgenza. Chi contesta ha tutto il diritto di farlo. Ma il giorno dopo, per favore, entriamo nel merito.”.

E il merito, allo stato attuale, suggerisce che assai difficilmente 100mila nuovi insegnanti entreranno in ruolo il prossimo primo settembre.

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