Primo importante via libera alla riforma della pubblica amministrazione voluta con forza dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia. Il Senato, pochi minuti fa, ha licenziato il disegno di legge con 144 voti a favore e un astenuto. Nessun contrario, dal momento che le varie opposizioni hanno preferito non prendere parte al voto.

Si tratta del secondo stralcio della revisione dell’impianto amministrativo statale e decentrato, che prosegue sul solco tracciato la scorsa estate dal decreto 90/2014, nel quale si erano gettate le prime misure e più urgenti per la modifica della PA promessa dal premier Matteo Renzi.

Dopo un lungo cammino tra commissione e aula, dunque, il disegno di legge madia lascia palazzo madama. Il suo approdo in Senato è avvenuto addirittura lo scorso settembre, a ridosso dell’ok definitivo al primo decreto legge sulla PA.


Le novità della riforma approvata

Al governo viene affidata la delega per la definizione del provvedimento che dovrebbe rendere meno numerosi e i famosi decreti ministeriali che, spesso, bloccano l’attuazione delle leggi già approvate.

Al centro della nuova legge, le figure dei dirigenti, che cominceranno a convergere verso la figura unica del dirigente della Repubblica, a prescindere dalle funzioni rivestite. Gli incarichi assegnati dovrebbero passare da due trienni a un quadriennio, cui potrebbe aggiungersi un ulteriore biennio di completamento.

Concorsi. Viene impostata l’immissione in ruolo dei vincitori di concorsi più veloce, assieme all’enunciazione di una nuova staffetta generazionale che, però, dovrà tenere conto delle attuali maglie che prevedono precise quantità di esuberi, prepensionamenti e ingressi negli organici della PA.

Viene istituito un polo unico della medicina fiscale, con accentramento dei controlli sull’Inps oggi guidata da Tito Boeri.

Ora, il testo passerà alla Camera dei deputati in seconda lettura. Obiettivo del governo: arrivare a un’approvazione definitiva entro l’estate: un termine che pare alla portata se quello di Montecitorio sarà l’ultimo passaggio. Qualora, invece, dovessero arrivare emendamenti o modifiche la testo uscito dal Senato, i tempi potrebbero allungarsi ulteriormente.

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3 COMMENTI

  1. “ispirata a principi di meritocrazia”??????? l’unico principio che ispira la riforma è l’assoggettamento dei dirigenti ai desideri dei politici di turno, arbitri del destino lavorativo di nuovi precari (già non ce n’erano abbastanza?) che saranno confermati “se fanno i bravi” e finiranno nell’anticamera del licenziamento se non allineati………………

  2. Speriamo che la riforma, ispirata a principi di meritocrazia, non intenda spazzare via i sacrifici di tante migliaia di giovani che hanno superato prove concorsuali e che , nel rispetto delle disposizioni di legge hanno sacrosante aspettative di lavoro nella validità triennale delle graduatorie. Se le speranze di tanti giovani disoccupati dovessero essere calpestate, nonostante anche un ‘odg cuomo votato all’unanimità in senato, allora sarebbe chiaro il cinico intento del governo di fare campagna elettorale a spese di questi giovani per appuntarsi sul petto il merito e la primogenitura di nuovi concorsi. In quest’ultima ipotesi un’altro duro colpo alla fiducia nella politica e nessuno si aspetti riconoscenza dalle urne.

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