La riforma dell’ente intermedio siciliano sembra destinata al fallimento. La bocciatura dell’art. 1 del disegno di legge governativo ad opera dell’ARS apre scenari nuovi sia sul fronte politico che su quello istituzionale. Ne parliamo con Massimo Greco, attento osservatore e studioso della materia, nonché blogger apprezzato della nostra testata (ndR).

Stop ai liberi consorzi di comuni e alle tre città metropolitane, si torna alle province regionali?

Purtroppo no, perché il ddl messo in discussione è semplicemente il completamento della riforma già approvata dall’ARS con la l.r. n. 8/2014. I liberi consorzi di comuni sono già stati istituiti ope-legis e coincidono con le nove province regionali che, in attesa di sapere quali funzioni amministrative eserciteranno e quali servizi pubblici locali erogheranno, cureranno i medesimi interessi pubblici già individuati dalla l.r. 9/86 in capo alle province regionali.


Intanto al 90’ minuto l’ARS ha prorogato al 30 giugno i commissari straordinari…

Sì la proroga è stata approvata ma è un falso problema perché anche in assenza di copertura legislativa la Regione non poteva provocare soluzioni di continuità nell’esercizio di funzioni pubbliche che, ancor prima di essere assicurate da leggi regionali che stentano sempre più ad arrivare, trovano copertura nell’art. 97 della Costituzione. Un ente pubblico, peraltro importante come la ex provincia regionale, non potrebbe rimanere scoperto nella quotidiana azione amministrativa neanche un giorno.

Questo ulteriore slittamento a chi nuoce?

Nuoce a tutti. Al buon andamento delle Istituzioni che continueranno ad essere governate da Commissari “a progetto”. Ai dipendenti perché oltre a lavorare in un ente fantasma rischiano seriamente di perdere il posto di lavoro. Anche perché la Regione nel portare avanti la riforma attraverso un sostanziale potenziamento delle funzioni dell’ente intermedio crea un serio problema di coordinamento con il disegno statale della legge Delrio che, al contrario, prima ha svuotato di funzioni le Province, poi ne ha tagliato, coerentemente, le risorse finanziarie e quelle umane. In Sicilia, a parte la boutade degli organi di governo di secondo grado, si vorrebbero potenziare i consorzi di comuni senza tenero conto dei tagli ai trasferimenti statali che stanno costringendo diverse ex province regionali a deliberare lo stato di eccedenza del proprio personale (Enna ha già deliberato, nei prossimi mesi arriveranno le delibere di Siracusa, Caltanissetta e Agrigento).

Nuoce anche alle istituende Città metropolitane che non potranno avviare un serio e sostenibile processo di perimetrazione delle rispettive aree.

Ma poi nuoce alle comunità locali, assillate dai quotidiani disservizi. Strade provinciali diventate trazzere perché prive di manutenzione e custodia; interruzione traumatica di fondamentali servizi socio-assistenziali; incertezza nella gestione di licei linguistici e musicali e nella gestione di importanti e vitali partecipate come i consorzi universitari e gli aereoporti. Ma anche alcuni servizi pubblici locali non vengono più assicurati con grave danno non solo agli utenti ma anche alle casse dei nuovi consorzi di comuni. Basti pensare al controllo e verifica degli impianti termici. La maggior parte delle province non assicurando più questo servizio all’utenza, evita anche di riscuotere quel canone annuale che, è bene rammentarlo, ha natura para-tributaria, generando quindi un enorme danno all’erario. Ma potremmo continuare…

Ok, a chi potrebbe giovare invece?

Potrebbe giovare a quei Comuni che nel rispetto della legge hanno impegnato le proprie comunità per l’adesione, o il distacco, ad altri consorzi comunali attraverso lo svolgimento di referendum confermativi. Piazza Armerina, Gela, Termini Imerese, Niscemi ed altri Comuni hanno infatti diffidato l’Assessorato regionale competente ad adottare i provvedimenti conseguenziali. E poiché la retromarcia disegnata nel nuovo disegno di legge è stata rinviata a data da destinarsi, è facile ipotizzare un contenzioso di natura giudiziaria non solo amministrativa.

Suggerimenti?

Li abbiamo dati in più occasioni, ma non siamo stati ascoltati. Adesso temo che si siano immessi in una strada legislativa senza sbocco!

 


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1 COOMENTO

  1. La gestione commissariale delle province siciliane è stata prorogata al 31/7/2015 con L.R. 8/2015 (GURS n.16/2015).
    Il disegno di legge bocciato dall’ars è una riedizione della l.r.9/86 che istituiva le province regionali a coronamento della natura gattopardiana del provvedimento:
    infatti, l’art.3 della l.r.9/86 prevedeva che

    Nel disegno “scellerato” del legislatore regionale, a distanza di quasi trent’anni, dal 2013 l’unico risultato tangibile è che le province regionali “vengono denominate Liberi Consorzi Comunali” e continuano a svolgere le funzioni delle province regionali fino all’approvazione della riforma degli enti di area vasta.
    A farne le spese è il territorio.
    A farne le spese è come sempre la collettività che deve subire la drastica riduzione dei servizi voluta dalla spending review (… in realtà la revisione della spesa doveva lasciare inalterati i servizi!!!).
    A farne le spese sono i dipendenti delle province che subiscono continuamente attacchi per l’appartenenza ad un ente destinato forse a sparire.
    C’è da chiedersi perché tanta ostinazione.
    Ma soprattutto c’è da chiedersi perché una Regione a statuto speciale debba imbattersi in una riorganizzazione della sua architettura con un percorso poco chiaro e per nulla strategico.
    Non sarebbe stato più semplice far transitare le province regionali alla Regione, trasformandole in uffici alla stessa stregua di Genio Civile, Soprintendenza, ecc. per poi riorganizzare le funzioni e le competenze all’interno di un unico Ente di area vasta (la Regione, con i suoi uffici periferici)?
    Forse ancora si è in tempo per affrontare seriamente la questione, ma ci vorrà un miracolo per illuminare il percorso da seguire!

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