Mai più con il segretario comunale ma nemmeno senza. E’ questa la sintesi del convegno tenutosi a Montecitorio, sala della Regina, lo scorso 8 aprile.
Tutti i relatori si sono detti convinti che il ruolo verrà modificato, il segretario cambierà quasi certamente nome, ma le autonomie locali non potranno fare a meno di una figura analoga.

Il presidente dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione, Raffaele Cantone, ha addirittura parlato di criteri di nomina del nuovo segretario più stringenti e meno legati alla politica.
L’esatto contrario di quello che sembra ipotizzare il Governo, che punta ad una figura di vertice scelta in maniera più discrezionale e selezionata secondo criteri di fiduciarietà.

Alcuni emendamenti del relatore al ddl delega sulla Pubblica Amministrazione, Giorgio Pagliari, puntavano a reintrodurre il direttore generale di bassaniniana memoria (emendamenti, poi, respinti in Commissione Bilancio).
Il sottosegretario alla Funzione Pubblica, Angelo Rughetti (inserito tra i relatori ma non presente all’incontro per altri impegni istituzionali), ha parlato (Ansa, 1 aprile 2015) di attrazione verso quello che succede nel mondo del privato e di cambiamenti nel sistema di reclutamento.
Cantone, invece, ha l’idea di funzionari sempre più svincolati dalla politica. Già in sede di commissione Garofoli, aveva espresso la necessità di investire i segretari comunali e provinciali di maggiori responsabilità con funzioni di garanzia della legalità.
L’attuale figura del segretario degli enti locali costituisce una assicurazione per gli amministratori locali onesti. Per il presidente dell’Anac è, quindi, auspicabile che questa figura professionale continui ad essere presidio di legalità, ma dotata di maggiore autonomia ed indipendenza.


Cantone ha rilevato che, nella legge delega, nulla viene detto sui criteri di scelta della nuova figura di vertice alla quale affidare il compito di responsabile anticorruzione. Dovrà essere il Governo ad individuare regole più stringenti e meno dipendenti da scelte politiche.
Quello che il magistrato non ha detto è che il Governo sembra andare nella direzione diametralmente opposta, privilegiando scelte discrezionali e fiduciarie.

Per il presidente dell’autorità anticorruzione, l’ipotesi di abolizione della figura può avere demotivato i segretari comunali, rendendo meno incisiva la loro collaborazione, in materia di anticorruzione, rispetto a quanto lui stesso si attendeva.
L’intervento di Cantone (la cui presenza è stata fortemente voluta dagli organizzatori dell’incontro: Associazione professionale G.B. Vighenzi, Associazione professionale dei segretari degli enti locali, Comitato per la legalità e l’anticorruzione dei segretari della Puglia) è stato lo spunto di partenza per tutti gli altri interventi.

Gianpiero D’Alia, presidente della Commissione Bilaterale per gli affari regionali, ha evidenziato come il principio di autonomia non può far venire meno i controlli sugli enti locali. Per D’Alia l’abolizione del segretario comunale e provinciale è sbagliata, così com’è stato un errore puntare sullo spoil system. Il legislatore, a suo giudizio, non può prevedere che il controllore sia scelto dal controllato.

Della necessità di guardare all’esperienza passata per evitare di commettere errori ha parlato anche il magistrato della Corte dei Conti, Salvatore Sfrecola.

Nella sua vita professionale, ha ricordato, ha sempre trovato nei segretari degli enti locali soggetti dotati di grandi competenze e professionalità. A suo giudizio è deleterio fare battaglie ideologiche contro i segretari comunali.
Nello spoil system, amato da parte della politica, non c’è neutralità né imparzialità ed è una concezione non coerente con la ripartizione di competenze tra politica e burocrazia.
Il nuovo segretario comunale, comunque si chiamerà, per Sfrecola dev’essere un funzionario indipendente, selezionato con procedure concorsuali idonee.
Di contro, il collaboratore scelto dal sindaco per condividerne l’azione politica non può essere dotato di autonomia ed indipendenza.
Il magistrato contabile ha, poi, criticato l’assenza di una seria analisi d’impatto della regolamentazione.
L’introduzione dei direttori generali è stata una “sciocchezza, dettata dalla mera volontà di compiacere qualcuno”.
Sfrecola ha concluso evidenziando come “una riforma sbagliata fa male alla politica”.
Ancora più esplicito è stato il sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Mario Palazzi, che ha parlato apertamente di una “brutta legge” e della necessità di difendere le funzioni del segretario comunale.
I controlli e le verifiche sull’azione amministrativa non possono essere lasciati alla sola magistratura. Al sostituto procuratore non era piaciuta la legge Bassanini e meno ancora lo soddisfa che le funzioni di controllo vengano svolte da chi è scelto con criteri fiduciari.
Per il magistrato la visione del legislatore della l. 190/2012, di affidare di norma le funzioni di responsabile anticorruzione ai segretari generali, era corretta e condivisibile.
L’avvocato Umberto Ambrosoli, consigliere regionale della Lombardia, ha ricordato le undici deliberazioni delle assemblee legislative regionali contro l’abolizione del segretario comunale e provinciale.
La semplificazione amministrativa, a suo giudizio, non può comportare la rinuncia a funzioni di controllo. Mentre il politico è condizionato dalla ricerca del consenso, il segretario generale assume un ruolo a tutela di tutti, comprese le minoranze politiche.
Contraria all’abolizione della figura anche l’ex ministro agli Affari regionali ed alle Autonomie, Maria Carmela Lanzetta. Obiettivo prioritario di qualsiasi riforma dev’essere garantire la legalità amministrativa, contro qualsiasi tentativo d’infiltrazione o di corruzione. Quest’attività può essere espletata solo grazie alla collaborazione del segretario comunale e provinciale. L’autonomia degli enti locali, per quanto costituzionalmente garantita, non può giustificare alcuna illegittimità. Il rischio della riforma è di precarizzare la dirigenza pubblica e ciò sarebbe un elemento inconciliabile con la volontà di separare la politica dalla gestione. La stessa ex ministro si è chiesta se davvero questo Governo vuole mantenere un presidio di legalità negli enti locali.

Il presidente della prima commissione alla Camera dei Deputati, Francesco Paolo Sisto, ha evidenziato l’eccessivo ricorso alle deleghe legislative e l’indeterminatezza di alcune di queste.
Secondo Sisto, il Governo non può prescindere dalla contrarietà manifestata da Cantone, rispetto all’abolizione dei segretari degli enti locali.

A suo giudizio, però, è possibile trovare una mediazione con Renzi e la Madia, sulla questione che riguarda i segretari comunali. Il legislatore deve tenere conto del fatto che questa funzione è posta a difesa d’interessi pubblici all’interno di strutture pubbliche. Nella sua brillante esposizione, il presidente Sisto ha definito i segretari “pericolosi garanti di legalità che prescindono dalla politica”. Il segretario nel tutelare se stesso, nella solitudine propria del ruolo, finisce con il tutelare tutti.

Il docente costituzionalista, Antonio Saitta, ha ricordato il difficile percorso che i segretari degli enti locali devono seguire per giungere a dirigere la struttura di un grande comune. Anche lui ha convenuto sul fatto che i controlli non possono essere affidati, ex post, alla magistratura.
La cultura dell’amministrazione pubblica, di cui sono portatori i segretari degli enti locali, è qualcosa di più e di diverso dalla mera cultura manageriale.
I segretari devono essere dotati di autonomia ed indipendenza, per contrastare fenomeni corruttivi e d’illegalità.
Si tratta, per il docente messinese, di una figura unica nel panorama della pubblica amministrazione, dotata di competenze plurispecialistiche, che non può essere confusa in un indistinto calderone, che coinvolge anche dirigenti scelti con metodi non meritocratici.

Infine, anche Federica Dieni, deputata del Movimento 5 Stelle, ha manifestato contrarietà all’abolizione dei segretari degli enti locali, il cui ruolo dovrebbe, invece, essere rafforzato e reso più indipendente dalla politica.

La riforma del ruolo non può essere affrontata nell’ambito del ddl delega sulla pubblica amministrazione, essendo più logico che lo sia in sede di rivisitazione del testo unico degli enti locali.
Il M5S, quindi, proporrà lo stralcio della norma che riguarda i segretari degli enti locali. Ipotesi rispetto la quale anche il presidente Sisto ha applaudito.


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