Spesometro 2015, conto alla rovescia per privati e uffici pubblici. Sono pochissimi i giorni rimasti per l’invio al fisco della comunicazione polivalente necessaria per l’adempimento.

Con il ponte pasquale ormai vicinissimo, i giorni rimasti per mettersi in pari con gli obblighi di legge derivanti dallo spesometro sono ormai pochissimi, perlomeno per chi deve rifarsi alla prima delle tre scadenze in programma.

Sono infatti tre le date da tenere a mente per gli operatori fiscali:


10 aprile per chi liquida l’Iva con cadenza regolare ogni mese;

20 aprile per chi invece opta per il contributo fiscale trimestrale;

30 aprile per tutti gli altri operatori finanziari.

Chi è coinvolto? In generale, la normativa dello spesometro chiama in causa tutti i detentori di partita Iva, che nello scorso anno compilavano il modello Unico per la dichiarazione dei redditi.

Professionisti, studi associati, negozi, attività commerciali, lavoratori autonomi sono tra i soggetti generalmente obbligati all’invio delle comunicazione polivalente, il modulo in cui andranno segnalate tutte le operazioni Iva di qualsiasi entità.

Se, infatti, fino al 2014 erano richieste per lo spesometro essenzialmente i resoconti delle compravendita al di sopra dei 3mila e 600 euro, ora sono tutti gli spostamenti economici che hanno coinvolto l’attività a dover essere inviati al fisco purché sussista obbligo di fattura. In caso contrario, andranno rendicontate solo le cessioni di beni sopra la soglia predetta.

Quest’anno, però, la vera novità è rappresentata dal coinvolgimento, per la prima volta, delle pubbliche amministrazioni, già alle prese con la rivoluzione alle porte della fattura digitale obbligatoria dal prossimo 31 marzo.

Per gli uffici pubblici, insomma, si preannunciano settimane di passione, specie per gli uffici tributari e di bilancio, chiamati agli straordinari per soddisfare le nuove e ingombranti richieste da parte delle istituzioni fiscali.

Le operazioni da comunicare 

cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali c’è obbligo di emissione della fattura, a prescindere dall’importo;

cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali non c’è l’obbligo di emissione della fattura di importo unitario pari o superiore a 3mila 600 euro al lordo dell’Iva;

operazioni in contanti legate al turismo di importo pari o superiore a mille euro, effettuate da chi esercita commercio al minuto e attività assimilate, o da agenzie di viaggi e turismo.

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