Il 31 marzo è ormai alle porte: è la data che ci si aspetta di trovare sul necrologio degli inumani ospedali psichiatrici giudiziari, meglio conosciuti come OPG.

È la data che troviamo nel Decreto Legge 31 marzo 2014, n. 52, recante disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, convertito in legge 30 maggio 2014, n. 81. Con tale Decreto, adottato in limine, il Governo rinviava di un anno la data per la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici, prevista per il 1° aprile 2014.

È anche la data di apertura delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (R.E.M.S.), che dopo i manicomi e gli ospedali psichiatrici sono le strutture che ospiteranno soggetti affetti da malattie mentali, strutture su cui molti ripongono la fiducia di aver trovato una soluzione al problema della cura e dell’assistenza di soggetti autori di reato ma non imputabili, proprio in virtù dei disturbi mentali che li affliggono e che li rendono incapaci di intendere e di volere e socialmente pericolosi nel momento in cui commettono un fatto costituente reato.


Ma cosa sono gli OPG, come sono nati e perché, dopo la chiusura dei manicomi, veri e propri luoghi di tortura, si è sentito da più parti la necessità di chiuderli?

Gli OPG nascono in seguito alla chiusura (e in sostituzione) dei vecchi manicomi, ad opera della Legge 180 del 13 maggio 1978, c.d. Legge Basaglia, dal nome del promotore della riforma psichiatrica in Italia, Franco Basaglia.

I manicomi erano strutture nelle quali i malati mentali subivano ogni genere di violenza: i soggetti che vi erano internati erano sottoposti a trattamenti inumani come l’elettroshock o imbottiti di farmaci e calmanti, orrori denunciati negli anni ’70 e che portarono all’emanazione di questa legge-quadro, una legge adottata in un mare di dubbi e polemiche, per l’assenza di una reale teoria innovativa sul trattamento di cura per questo tipo di pazienti.

In assenza di una vera e propria “rivoluzione” del trattamento terapeutico dei soggetti affetti da disturbi mentali, la situazione che si credeva esorcizzata è ritornata a vivere. Nel giro di poco tempo, l’entusiasmo per il definitivo superamento dei manicomi e la speranza di garantire un trattamento umano per tale tipo di pazienti ha lasciato il passo ad una realtà che si era voluto eliminare perché indegna in un Paese civile.

Gli OPG hanno, di conseguenza, sostituito nella forma, ma non nella sostanza, i vecchi manicomi.

Di questa situazione, la politica si è resa conto da diversi anni. In seguito alla denuncia di diverse associazioni, il 30 luglio 2008, con delibera del Senato, è stata istituita la Commissione parlamentare di inchiesta che ha svolto un’articolata attività istruttoria sulle condizioni di vita e di cura negli OPG.

Questa attività, documentata non solo dalla relazione finale della Commissione ma anche da riprese video poi pubblicate e diffuse, ha mostrato anche agli occhi del organo titolare del potere legislativo la cruda realtà degli ospedali psichiatrici, manicomi 2.0.

Un’attività, quella posta in essere dalla Commissione, volta a prendere coscienza della inefficienza di tali strutture e diretta a far si che le Camere parlamentari potessero attivarsi per “deliberare il superamento di una situazione di fatto e di diritto che, per molti aspetti, è del tutto incompatibile con i dettami della Costituzione”.

La relazione, redatta dai senatori Saccomanno e Bosone, è stata approvata dalla Commissione nella seduta del 20 luglio 2011, a cui è seguito il Decreto Legge 22 dicembre 2011, per il superamento definitivo degli ospedali psichiatrici.

Sono passati, dunque, quasi cinque anni dal momento in cui, in maniera incontrovertibile, la politica ha deciso di avviare un processo di superamento degli ospedali psichiatrici che oggi sono sei. Cinque fanno parte dell’Amministrazione Penitenziaria e sono Aversa (il più antico in provincia di Caserta), Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Montelupo Fiorentino (Firenze) e Reggio Emilia. Il sesto è a Castiglione delle Stiviere (Mantova), ma è una struttura dell’A.S.L. locale.

Ma sono in molti a esprimere perplessità circa la reale portata innovativa di questo processo. Com’è ovvio, le condizioni igienico-sanitarie “gravi e inaccettabili”, la carenza di organico in rapporto ai pazienti, le pratiche cliniche “inadeguate e, in alcuni casi, lesive della dignità della persona”, come si legge nel testo della relazione della Commissione, non possono essere eliminate chiudendo vecchi edifici e trasferendo chi li abitava in altre strutture.

Siamo sicuri che queste REMS saranno all’altezza delle aspettative, che dalla “sera alla mattina” si potrà garantire a tali particolari pazienti trattamenti sanitari adeguati e idonei a migliorarne l’esistenza, che non si trasformeranno in nuovi manicomi, nei manicomi 3.0 e, quindi, il 31 marzo è davvero la data della chiusura definitiva degli OPG?

 


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  1. Scusi, tengo a precisarle che l’elettroshock non è un trattamento inumano, ma una terapia che ha successo dove gli psicofarmaci falliscono e nei casi di farmacoresistenza, nonché nelle forme gravi di depressione con forti tendenze suicidarie; per questo motivo lei potrà trovare che l’elettroshock (anche detto TEC o ETC) viene definito “terapia salvavita”. Ovviamente troverà questa definizione su riviste scientifiche internazionali serie, non sui siti di Psichiatria Democratica o del CCDU alias Scientology. Grazie per l’attenzione
    Elena

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