Purtroppo, gli esempi in cui Internet è utilizzato secondo scopi ben poco nobili abbondano ogni giorno di più. Si sprecano, ormai, i casi giudiziari e di cronaca che favoriscono un’immagine negativa della rete e, spesso, le vittime predilette sono le persone più deboli. In questo scenario, non si distinguono troppo gli organi di informazione, ormai avvezzi ad artifici e richiami ingannevoli pur di aumentare il proprio pubblico.

A volte, però, la rete riscopre la sua vocazione di canale informativo, che può tradursi in vero sostegno materiale in situazioni dove anche la speranza pare ormai un lusso insostenibile. L’importante, è che dietro a un articolo, a un tweet o a un semplice titolo, si trovino persone come l’avvocato Giuliana Gianna, cittadini e professionisti che hanno a cuore l’applicazione della giustizia e il riconoscimento dei diritti, prima della propria parcella. Ne è dimostrazione il “caso Proto”, dove una famiglia in cerca di aiuto, si è imbattuta su questo articolo dell’avvocato e blogger, pubblicato su LeggiOggi il 13 ottobre scorso, sul tema dell’impignorabilità della prima casa. Dopo aver letto l’intervento, la famiglia ha contattato direttamente l’autrice per raccontare la propria incredibile vicenda, ottenendo non solo risposta, ma concreto sostegno legale, in una battaglia di cui ha parlato anche la trasmissione “La vita in diretta” di Rai1 e ormai prossima all’esito finale.

 


Avvocato Gianna, ci può raccontare come è entrata in contatto con la famiglia oggetto dell’avviso di sfratto?

In data 16 novembre 2014, a seguito della pubblicazione del mio articolo su LeggiOggi relativo all’impignorabilità della prima casa, sono stata contattata dai coniugi Cutraro.

La sig.ra Luisella Proto, a causa di un debito contratto con una società per un importo originario di euro 7.738,20, aveva chiesto una dilazione del pagamento con rate mensili non potendo subito far fronte all’intero importo. Tale soluzione non è stata accolta dalla società creditrice che è arrivata a pignorare l’unico bene immobile dove risiede il nucleo familiare composto da 5 persone.

La procedura esecutiva iniziata nel 2009, dopo sei aste andate deserte, ha visto aggiudicarsi nel gennaio 2014 al settimo incanto l’immobile di circa 100 mq per soli euro 7.519.13, cifra che non soddisfa il credito per cui è stata azionata l’esecuzione immobiliare. Basti considerare che le sole spese della procedura hanno già raggiunto somme di gran lunga superiori al credito per cui si procedeva.

 

Che situazione ha incontrato non appena ha risposto alla richiesta di aiuto?

Purtroppo, io sono stata contattata in una fase in cui c’era ben poco da fare, considerato che la sig.ra Proto non ha avuto modo di opporsi nei termini di rito al decreto di trasferimento dell’immobile.

La prima istanza promossa nei confronti del Giudice dell’esecuzione è stata rigettata e si è pertanto reso necessario opporsi alla precetto di rilascio immobile.

Nelle more del primo accesso dell’ufficiale giudiziario, programmato per il 16.01.2015, è stato notificato all’attuale proprietario dell’immobile atto di opposizione al precetto di rilascio facendo emergere alcune anomalie che si sono registrate nel corso della procedura esecutiva e di aggiudicazione, circostanze che avrebbero potuto giustificare una sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art.586 c.p.c. atteso che il prezzo offerto è stato notevolmente inferiore a quello giusto.

In tal senso si sono già espressi altri giudici italiani che avendo “giudicato assolutamente ingiusto e inaccettabile un ulteriore abbattimento del prezzo di vendita che finirebbe con il consentire una svendita a prezzo vile della proprietà di parte debitrice, con il rischio di danneggiare lo stesso ceto creditorio” hanno sospeso le vendite di determinati immobili.

In certi casi alcuni giudici, ravvisando l’inutilità della prosecuzione del processo esecutivo, ne hanno dichiarato l’estinzione in nome del principio costituzionale di ragionevole durata del processo e di quello di “necessaria utilità” del processo esecutivo.

Nella direzione di questa giurisprudenza di merito si colloca, peraltro, la recente modifica normativa introdotta con l’art.164 bis della Legge 162/2014 la quale prevede che dopo una serie di ribassi di asta, se il prezzo battuto come base per l’esecuzione forzata dell’immobile si discosta troppo dall’effettivo valore di mercato, il giudice deve disporre la chiusura anticipata del processo esecutivo ciò in quanto la compressione del diritto alla proprietà del debitore non può mai pregiudicare in modo irragionevole i suoi diritti della persona.

Il diritto all’abitazione, infatti, è un diritto fondamentale garantito dall’art.7 della Carta, come sottolineato nella sentenza resa dalla Terza Sezione della Corte di Giustizia Ue nella causa C-34/13, analizzata nel mio articolo pubblicato da Leggi Oggi.

In data 16.01.2015 abbiamo ottenuto una proroga dell’ufficiale giudiziario che ha rinviato l’accesso per lo sfratto al 03.04.2015.

 

Cosa è accaduto dopo la messa in onda del servizio televisivo?

Il 19.01.2015 è stato mandato in onda un servizio realizzato dalla “Vita in diretta” (RAI 1) che ha dato visibilità alla rivista LeggiOggi e al caso della famiglia di Maletto.

Successivamente, il giudice dell’opposizione ha accolto la nostra istanza di anticipazione dell’udienza in considerazione dell’urgenza del caso e dei rilievi esposti.

Ci auspichiamo che alla prima udienza, in programma il prossimo 19.03.2015, il giudice possa accogliere in via preliminare la nostra richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo al fine di poter valutare nel merito la validità della procedura esecutiva e dell’aggiudicazione dell’immobile.

 

Da cosa deriva il vostro ottimismo?

A supporto della nostra difesa anche la recente sentenza della Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 26930/14, depositata il 19 dicembre, per la quale “Pur in assenza di un vero e proprio obbligo giuridico di notificazione dell’ordinanza di vendita, sono nulle la vendita immobiliare e la successiva aggiudicazione in caso di omessa notifica al debitore dell’ordinanza di fissazione della vendita, posto che detta omissione impedisce all’esecutato di richiedere la conversione del pignoramento e viola il diritto al contraddittorio, desumibile anche dall’art. 111 Cost., che va salvaguardato nel processo esecutivo ogniqualvolta detto diritto sia funzionale all’esercizio di facoltà sostanziali o processuali da parte dell’esecutato”.

Nel caso di specie, infatti, la sig.ra Luisella Proto, quale debitrice esecutata, non ha mai ricevuto la notificazione degli avvisi di vendita, ivi incluso quello della vendita in occasione della quale è stato aggiudicato il suo immobile. Grazie Leggi Oggi!

 

A questo indirizzo è possibile vedere il servizio andato in onda su Rai1 a “La vita in diretta” (Inizio a 1:42:10)


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2 COMMENTI

  1. Condivido tutto purtroppo per chi ha la disgrazia di imbattersi in situazioni simili è un cancro per il proprio immobile che pochi avvocati vogliono o sanno curare, anche perché chi cela’ è quasi sempre senza soldi!c’è solo da sperare in Dio perché la giustizia e è spesso solo INGIUSTIZIA.

  2. Andrea Fantucchio

    Ho letto il suo bellissimo articolo, ma resto sempre più triste e frustrato nel fare le costatazioni dell’illegalità esercitata dal Palazzo di Giustizia allorquando si finisce nelle grinfie di Giudici che ignorano il senso vero e profondo della giustizia.

    Facendo alcune riflessioni sul contenuto dell’art. 164bi L.n. 162 del 2014 resto perplesso e deluso in quanto lascia un potere di discrezionalità tale al Giudice da potere esercitare liberamente lo schiacciamento del diritto all’abitazione, nonostante questo sia un diritto fondamentale garantito dall’art.7 della Carta, come sottolineato nella sentenza resa dalla Terza Sezione della Corte di Giustizia Ue nella causa C-34/13.

    Ho fatto alcune considerazioni per capire quale debba essere il limite tra valore effettivo dell’immobile e valore di vendita a cui debba riferirsi il giudice per non commettere un illecito nei confronti del debitore che versa in condizioni di disaggio nel rispetto dell’art. 7 della Carta.

    Le mie considerazioni che seguono vorrei sapere se sono condivisibili.

    Note interpretative dell’art. 164bis-Legge n. 162 del 12/09/2014.
    Andrea Fantucchio
    Art. 164-bis. Infruttuosità dell’espropriazione forzata. “Quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, è disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo.”
    Leggendo fra le righe del contenuto dell’art. 164bis-Legge n. 162 del 12/09/2014 emerge in modo palese che finalmente s’intende porre rimedio alla “salvaguardia del diritto” sacrosanto dell’abitazione che, secondo le precedenti disposizioni in materia, era invece soggetta ad una vendita forzata e veniva in buona sostanza depredata. Si consumava così un atto di ingiustizia che per certi versi definirei criminale, avallando un atto di “locupletazione indebita” che per principio “cardine” non è mai consentito dalla legge.
    Adesso, con l’introduzione dell’art. 164bis della L. n. 162/2014, il giudice è invece obbligato a tenere presente due aspetti che sono il valore di stima e il valore di vendita. Al fine di soddisfare nei limiti della legalità le pretese dei creditori senza però consentire la rapina del bene. Precedentemente, invece, si assisteva ad un atto di arricchimento ai danni dei debitori senza raggiungere l’obiettivo di sanare il debito. In buona sostanza un esempio di “rapina legalizzata”.
    Il giusto prezzo di vendita consente, invece, di pagare il debito evitando di commettere un atto di ingiustizia nei confronti dei debitori. Un modo di agire, quest’ultimo, che in passato è sempre stato messo in essere sventolando il vessillo della giustizia. Stiamo parlando di una giustizia assoggettata ai poteri forti che legiferava a senso unico schiacciando come vermi chi, per fatti contingenti e spesso non dipendenti dalla propria volontà, attraversava un periodo di difficoltà economica che non gli consentiva di sanare il proprio debito.
    La compressione del diritto (alla proprietà) del debitore non può mai pregiudicare in modo irragionevole i suoi diritti della persona. Questo principio è stato ribadito anche dalla Corte di Giustizia Europea che in una recente sentenza ha riaffermato l’importanza di tutelare il diritto alla casa di tutti quei debitori che versino in particolari condizioni di disagio sociale.

    Adesso il giudice ha la possibilità, attraverso l’applicazione dell’art. 164 bis della Legge 162/2014, di chiudere l’esecuzione “infruttuosa” consentendo al debitore di riappropriarsi della sua abitazione, o delle sue cose. “L’infruttuosità” per un fatto di giustizia è riferita al giusto recupero del valore del bene in vendita e non al solo recupero del debito ai danni del debitore.

    Applicare a un bene del valore di € 460.000 un ribasso del 30% è equiparabile alla richiesta di
    “duecento volte gli interessi di usura”. In sintesi, se il debito è di € 30.000 si chiede al debitore di pagare il 30% x 460.000 = € 138.000 + € 30.000 . Cifra che va poi integrata con le spese di giudizio.

    Presumibilmente il costo per il debitore può essere quantificato in € 30.000+138.000+€ 10.000 = € 178.000. Con un interesse quindi pari a 178.000/30000 = i € 593,33%

    Mi domando se questa non è una appropriazione indebita delle cose altrui

    Andiamo alle considerazioni dell’enunciato dell’art. 164bis,

    Rifacendoci al testo dell’articolo di legge 164bis, quando si prendono in esame i termini “esecuzione infruttuosa” e il “soddisfacimento dei creditori” non deve mai esserci uno spazio di discrezionalità tale da consentire al giudice di esercitare un potere di schiacciamento del reale valore dell’immobile inducendolo, poi, a commettere un atto di ingiustizia nei confronti del debitore. Un comportamento, questo, in contrasto con la sentenza della Corte Europea e adesso con l’ articolo 164bis, che ha inteso porre rimedio ad una falla della precedente legge riaffermando con rinnovato vigore l’esigenza di una maggiore tutela di quel debitore che versa in condizioni di disaggio.

    La CORTE DI CASSAZIONE ha stabilito che il prezzo offerto dall’acquirente deve essere adeguato al valore del bene messo in vendita per evitare una locupletazione indebita.

    NELLA SOSTANZA per la legge “il debito non sparisce,” assicurandosi che il debitore abbia migliori possibilità di vendere successivamente i suoi beni a prezzo di mercato ed estinguendo il proprio debito senza essere massacrato dalla speculazione.

    Con la chiusura del processo esecutivo, ai sensi del nuovo art. 164bis, non si vuole quindi estinguere indebitamente il debito nei confronti dei creditori, ma assicurarsi che la giustizia, in quanto tale, non possa commettere atti illeciti mascherandosi di legalità. Così che sia debitore che il creditore siano finalmente messi di fronte ad un ragionevole compromesso di giusta transazione.
    Che Dio ci salvi dagli atti illeciti e ancor di più se questi sono commessi sventolando il vessillo della giustizia.
    Andrea Fantucchio

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