Il 20 febbraio scorso il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto discutere anche una bozza di decreto legislativo contenente l’istituzione dell’Agenzia unica delle ispezioni sul lavoro, volta a unificare i controlli degli ispettori del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL. Tuttavia, la bozza anticipata qualche giorno prima e pubblicata anche da diverse organizzazioni sindacali, ha lasciato insoddisfatti pressoché tutti i soggetti interessati.

Ai sensi della circolare del Ministero del Lavoro del 18 febbraio 2004, le considerazioni contenute nel presente scritto sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno in alcun modo carattere impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza (ndA)

Diversi i punti controversi. Proviamo a riassumerli: con una tecnica normativa a dir poco inusuale, la bozza prevedeva che l’Agenzia sarebbe stata composta da 5.289 unità. Una previsione così specifica non solo si poneva nettamente in contrasto con l’autonomia organizzativa di cui il nuovo ente  dovrebbe godere, ma riconosceva altresì un ruolo del tutto nuovo alla legge (o gli atti aventi forza di legge). Se, infatti, tra qualche tempo si dovesse decidere di modificare la pianta organica del nuovo Ente, una simile previsione renderebbe necessaria addirittura una modifica normativa. Insomma, si consentirebbe al Parlamento di divenire un soggetto della contrattazione collettiva o quantomeno di ingerirsi in questioni interne ad un ente autonomo.


In conflitto con l’autonomia dell’Agenzia si poneva anche la previsione del numero esatto di sedi: dalle attuali 85 sedi si sarebbe passati a soltanto 18, lasciando un solo ufficio per Regione. L’effetto pratico derivato si sarebbe sostanziato nel forte arretramento della presenza sul territorio di un soggetto statale, con conseguenze negative per tutti i soggetti interessati: difatti, lavoratori, aziende, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria perderebbero in tal modo quel punto di riferimento che, sinora, gli uffici periferici del Ministero hanno rappresentato. Una simile previsione si porrebbe altresì in contrasto con il Decreto di Riforma della PA approvato pochi mesi orsono dall’attuale Governo, secondo cui a un pubblico dipendente può esser chiesto di spostarsi entro un raggio massimo di 50 km. Come si concilia tale previsione con il dipendente che quotidianamente dovrebbe andare da Sondrio a Milano, da Belluno a Venezia, da Lecce a Bari?

Sempre stando alle anticipazioni, il nuovo soggetto avrebbe perso una serie di importanti funzioni, come le conciliazioni e le certificazioni dei contratti, sostanzialmente “condannandosi” a dover irrogare solo sanzioni, in controtendenza con la riforma dell’attività ispettiva che oramai da tempo affianca altre attività a quella sanzionatoria, e in conflitto con la stessa delega contenuta nel “Jobs Act”, che prevede una riforma dell’apparato sanzionatorio tesa a valorizzare in particolare gli aspetti premiali. Oltre a questo, si è giustamente evidenziato che il testo dimentica totalmente le attività ispettive svolte dagli altri due Enti  (Inps e Inail) che dovrebbero costituire la nuova Agenzia.

Ad aggravare ulteriormente le cose c’è anche l’anticipazione di un esubero di oltre 1.700 impiegati amministrativi, che verrebbero trasferiti, anche in sovrannumero, presso l’Inps, l’Inail e le Prefetture; questi lavoratori potrebbero invece essere utili per svolgere compiti di supporto agli ispettori, attualmente oberati di una serie di incombenze.

Alla luce di tutto ciò, non c’è da meravigliarsi che il Ministro Poletti abbia ricevuto le organizzazioni sindacali presso la sede del Ministero del Lavoro (postando anche una foto sul suo profilo Twitter) e abbia concluso dicendo che sarebbe stato necessario rivisitare la bozza. Il prossimo 3 marzo le organizzazioni sindacali sono state convocate dai vertici amministrativi del Ministero per discutere una nuova bozza.

I margini di intervento sul provvedimento sono ampi:  oltre a quanto già sopra  evidenziato, si può altresì prevedere un assorbimento delle competenze ispettive svolte da Inps e Inail; l’abrogazione di tutte quelle norme che riconoscono poteri sanzionatori a soggetti diversi dall’Agenzia (Guardia di Finanza, Carabinieri, Agenzia Entrate, etc.); la previsione di una banca dati unitaria e di una formazione adeguata da offrire al personale coinvolto, così da migliorarne professionalità ed efficienza.

Chi scrive è convinto da anni della necessità di un’Agenzia unica ispettiva, i cui benefici sarebbero molteplici per tutti gli attori in campo: aziende (razionalizzazione dei controlli), ispettori (aumento della professionalità e del trattamento), erario (riduzione degli sprechi), lavoratori (unico soggetto cui chiedere tutela).

Per questo ci si augura che non si sprechi questa preziosa occasione solo allo scopo di tagliare risorse, anche a scapito dell’efficienza della costituenda Agenzia.

QUI IL TESTO DELLA BOZZA DI DECRETO SULL’AGENZIA ISPETTIVA


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