Jobs Act, ancora un gradino e poi sarà legge. A poche ore dall’approvazione della riforma del lavoro da parte della Camera dei deputati, si discute già in Senato per il nuovo passaggio del disegno di legge.

Un passaggio parlamentare che, se non andrà incontro a sorprese o ulteriori correzioni del provvedimento, potrebbe mettere la parola fine a un testo che ha tenuto banco, nel cuore delle istituzioni così come nel Paese, per alcuni mesi, scatenando le ire dei sindacati, che hanno in programma per le prossime settimane gli ultimi scioperi e sit-in contro il tanto odiato Jobs Act.

Come noto, la materia è delicatissima: si tratta dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dei licenziamenti, delle loro mansioni in azienda e dei contratti con cui verranno assunti, nonché della loro durata.


Insomma, tanto da suscitare scossoni politici e sociali: e se è vero che i sindacati non hanno ancora deposto le armi, allora anche dentro al Pd le sorprese potrebbero non essere finite. Negli scorsi passaggi, tra Camera e Senato una quarantina di parlamentari hanno voltato le spalle al premier Renzi, decidendo, in un caso – nel passato passaggio a palazzo Madama – di non votare la fiducia. Dunque, niente è scontato quando si tratta della riforma del lavoro.

Quando entrerà in vigore il Jobs Act

C’è molta attesa per capire quando si potrà dire che la nuova legge sarà effettivamente applicata. I dubbi derivano dal fatto che si tratta di una legge delega, la quale, per definizione, non sortirà effetti immediati una volta arrivata in porto, ma dovrà attendere i vari decreti delegati.

In generale, c’è da attendersi che entro giugno 2015 le nuove norme saranno tutte perfettamente valide e in corso di effettività. Il margine che si è dato il governo per varare i provvedimenti attuativi, è infatti l’orizzonte ampio – ma non amplissimo – di sei mesi, entro cui dovrebbero risultare valide tutte le nuove disposizioni.

Il governo, però, sembra abbia particolare fretta di attuare le nuove norme in fatto di licenziamenti, al punto che qualora il Jobs Act dovesse davvero essere approvato entro dicembre, come auspicato da Renzi, già a gennaio potrebbe cambiare per sempre il testo dell’articolo 18.

COSI’ CAMBIANO I LICENZIAMENTI CON IL JOBS ACT

Sul passaggio in Senato, però, incombono 76 emendamenti già presentati dai vari partiti, che potrebbero rendere obbligato un nuovo passaggio alla Camera in caso di nuove modifiche.

Il secondo decreto legislativo, dovrebbe riguardare l’allargamento degli ammortizzatori sociali, così da poterli collegare al nuovo contratto – riguardo il bonus assunzioni – che dovrebbe fare la propria comparsa con la riforma dell’articolo 18. Si tratta, ovviamente, del contratto a tutele crescenti di cui da molto tempo si discute.

 

 


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4 COMMENTI

  1. Salve mi chiamo Petrica 43anni rumeno disoccupato sposato abito vicino di Campodarsego provincia di Padova mese fa ho messo documenti per ASPI quando ricevo primi soldi per questa indebita grazie mille

  2. Salve DOMANDA??? sono un lavoratore che corre dietro alla pensione!!!!! prima 35 e 6 mesi ,poi 40, poi 41, poi 42 e 6 mesi ,poi dal 2016 aspettativa di vita!!!!!! E’ PROPRIO UNA BARZELLETTA!!!!! la domanda sento parlare di legge Gnecchi 42 e 1 mese???? cosa vuol dire che , il 1 luglio 2015 finisco 42 ed il 1 agosto 2015 o finito?????? ALTRA BARZELLETTA DEI PSEUDOPOLITICI ITALIANI????? a dimenticavo o 59 anni.
    grazie attendo Vs, risposta.

  3. Sono precaria nella Sanità pubblica nella ricerca clinica da 9 anni poi altri 5 in altra struttura con interruzioni, ogni anno, di almeno un mese per interrompere la continuuità.
    I nuovi contatti obbligano alla stabilizzazione o saremo precari a vita? Ho laurea, specialità e 3 master nella ricerca clinica, come sarà il futuro contratto di lavoro? Grazie.

  4. Salve sono un precario con contrato che scade a 2016 maggio.vorei sapere se cambia anche per noi citrato con quello a tutella crescente inderteminato

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