Jobs Act, approvato il testo alla Camera: cambia l’articolo 18

Redazione 26/11/14
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Il Jobs Act passa alla Camera senza voto di fiducia. Ieri sera, Montecitorio ha licenziato il testo sulla riforma del lavoro senza ricorrere al voto di fiducia, con 316 favorevoli e 6 contrari. Non sono comunque mancate importanti defezioni nelle file del Partito democratico.

Lo aveva confermato già in mattinata Pippo Civati, uno dei leader della protesta contro le modifiche all’articolo 18: una trentina di deputati vicini alla, minoranza Pd era pronta a voltare le spalle al premier Matteo Renzi sul jobs Act, nonostante l’accordo strappato in commissione sui licenziamenti.

Così, alla fine, in 29 non hanno votato il Jobs Act di Renzi, 2 si sono astenuti (Gandolfi e Guerini) e altri 2 hanno espresso parere contrario (Civati e Pastorino). Tra i 29 astenuti, figurano Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Stefano Fassina e Francesco Boccia, mentre l’ex premier Enrico Letta non era in aula.

Le novità del disegno di legge

Così come modificato nel passaggio alla Camera il Jobs Act comprende un riferimento chiaro all’articolo 18, diversamente dalla  versione uscita con il voto di fiducia al Senato qualche settimana fa.

La base da cui si innalza il nuovo regolamento sui licenziamenti, è il contratto a tutele crescenti, cui saranno legate le nuove disposizioni sui licenziamenti. In particolare, quelli economici si vedono escludere la possibilità di reintegro, pur introducendo la certezza di un indennizzo economico commisurato all’anzianità di lavoro.

Inalterata la normativa in riferimento ai licenziamenti discriminatori, che prevederanno anche in futuro e per il nuovo contratto a tutele crescenti il diritto al reintegro, mentre sul licenziamento disciplinare si attende il decreto delegato specifico che chiarirà le varie fattispecie ammesse o escluse dal diritto al ritorno sul posto di lavoro, con limiti definiti per impugnare il licenziamento.

Contratti. Obiettivo del Jobs Act, è quello di ridurre le tipologie contrattuali presenti sul mercato, scoraggiando l’applicazione di rapporti a tempo determinato e in particolare puntando all’estinzione dei cocopro. In proposito, un emendamento ad hoc introdotto alla Camera chiarisce che questa forma di regolarizzazione rimarrà valida fino a esaurimento.

Ammortizzatori. Oltre all’unificazione di Aspi e mini Aspi, il disegno di legge stanzia 400 milioni al miliardo e mezzo già presente in legge di stabilità per gli ammortizzatori sociali. Salta la cassa integrazione nei casi in cui le aziende cessino l’attività.

Demansionamento. Lo Statuto dei lavoratori cambia anche all’articolo 13, quello che tutela la professionalità e gli avanzamenti di carriera del lavoratore. Il nuovo Jobs Act prevede che l’interesse dell’impresa all’utilizzo del personale vada equilibrato al diritto del lavoratore a vedere garantita la sua competenza, specialmente in caso di ristrutturazioni o riorganizzazioni interne.

 

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