Già il palcoscenico scelto per l’annuncio ufficiale, non faceva certo pensare a un passo troppo ponderato. Sarà anche vero che quello delle nascite, in Italia resta uno dei problemi più gravi, ma confermare l’arrivo dei nuovi 80 euro sotto forma di bonus bebè in diretta su Canale 5, a Domenica Live, aveva fatto storcere il naso a più di un osservatore. Troppo forte, infatti, l’odore di trovata pubblicitaria.

A distanza di pochi giorni, terminato il consueto balletto di cifre, il profilo assunto da questo bonus bebè, approdato alle Camere nella nuova legge di stabilità, confermano i sentori di una mossa male calcolata dal governo, che difficilmente potrà avere gli effetti sperati, almeno nel breve periodo.

Quale può essere, infatti, il solo e unico scopo di una concessione in danaro alle coppie in procinto di avere un figlio, se non quello di incentivare le nascite? Del resto, le statistiche non potrebbero parlare più chiaro: nell’ultimo anno, il calo di neonati in Italia è stato molto accentuato, al di sopra del 4% sul 2012. Insomma, un allarme rosso per un Paese afflitto da invecchiamento perenne, e, da tempo sfiancato da disoccupazione giovanile, fughe all’estero e crisi economica, tutt’altro che propenso alla procreazione.

In senso assoluto, dunque, una riforma da parte del governo volta a introdurre alcune misure per invertire questo trend, non può che essere benvenuta. Dal momento, anzi, che la curva sulle nascite è negativa da decenni – sostenuta, infatti, solo dal massiccio apporto delle famiglie immigrate – si tratta di una misura tardiva, che i governi precedenti hanno colpevolmente tralasciato.

Ciò premesso, però, dobbiamo chiederci: il bonus bebè di Renzi va davvero nella direzione di incentivare le nascite?A un rapido conteggio, la risposta è no. E il quadro appare ancora più evidente dopo le perplessità espresse dalla Ragioneria di Stato, che ha posto alcuni dubbi sulle coperture della manovra. Per tutta risposta, infatti, il governo ha deciso di tagliare proprio il bonus bebè appena introdotto, riducendo i fondi per il 2015 dai 500 milioni iniziali agli attuali 202.

Cosa comporta tutto ciò? Vediamo. Intanto, va sottolineato che a usufruire della prestazione mensile erogata dall’Inps saranno le famiglie con reddito complessivo inferiore a 90mila euro. Insomma, una platea amplissima che, tra i potenziali destinatari del bonus, cioè le coppie in età feconda, tra i 20 e i 45 anni, comprendono la quasi totalità della popolazione.

A questo punto, la domanda è: in che misura il fondo messo a disposizione dal governo porterà i giovani italiani a decidere di avere un figlio? I dati Istat, per il 2013, parlano di poco più di mezzo milione di nascite: con una semplice divisione, insomma, 202 milioni / 960 euro all’anno per bambino, otteniamo il risultato di 210mila, che sarebbero, appunto, i destinatari del bonus nel 2015. Meno della metà delle nascite registrate lo scorso anno.

Insomma, delle due l’una per il governo: o si abbatte drasticamente il tetto dei redditi Isee ammessi agli 80 euro, oppure non c’è altra scelta di aumentare i fondi per questo bonus che, così conciato, rappresenta tutto fuorché un incentivo a incrementare le nascite.

 

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