Confermate le modifiche all’articolo 18 e l’inserimento del contratto a tutele crescenti. Naturalmente, sempre che alla Camera i deputati non facciano scherzi, in particolare quelli guidati da Pippo Civati e Stefano Fassina, alla guida dei dissidenti sul Jobs Act.

L’arrivo del testo approvato al Senato è previsto già per questo giovedì, ma il governo ha già messo in guardia le possibili defezioni: dopo gli strappi al Senato, con alcuni esponenti del Pd che non hanno votato il testo, uscendo dall’aula, e altri che hanno ufficializzato la volontà di lasciare il gruppo democratico, non saranno tollerati distinguo. Eventualmente, arriverà la tagliola del voto di fiducia a smorzare le discussioni.

Margini di modifica non ce ne sono, lo ha confermato anche ieri il ministro Giuliano Poletti, intervenendo in diretta al programma “In mezz’ora” condotto da Lucia Annunziata.

I punti non modificabili del Jobs Act

Articolo 18. Anche se non è presente un riferimento esplicito nel provvedimento passato con la fiducia a palazzo Madama, il ministro Poletti ha confermato che l’articolo 18 sarà ritoccato, dal momento che, allo stato attuale e cioè a seguito dei correttivi introdotti dalla legge Fornero del 2012, “le modalità in cui si assume la decisione del reintegro o meno sono assolutamente incerte. All’incertezza normale dell’impresa non possiamo – ha sottolineato il ministro del Lavoro – aggiungere il fatto di non avere un tribunale che decide in tempi decenti”.

Contratti. Così come emerge dal maxiemendamento che ora costituisce il testo ufficiale del Jobs Act, il governo spinge per ridurre le opzioni sulle modalità di regolarizzazione dei lavoratori. Anche se non si tende verso il contratto unico, ha ribadito Poletti, “si andrà verso una significativa riduzione dei contratti esistenti”. Come noto, il governo intende varare il contratto a tutele crescenti, che consenta una rapida interruzione del rapporto di lavoro, specialmente nei primi anni in cui viene a realizzarsi la collaborazione con il dipendente. C’è, poi, l’intenzione di introdurre il nuovo Testo unico sui contratti.

Tfr in busta paga. Ultimo, un aspetto che non rientra nel Jobs Act in approvazione, ma che sta facendo parecchio discutere dopo l’annuncio del premier Renzi. Davvero il governo sta pensando di concedere metà del Tfr in busta paga ai lavoratori per incrementare i loro stipendi? Risponde Poletti:  “Il ministero dell’Economia sta facendo tutte le simulazioni per poter prendere una decisione in maniera assolutamente ragionata e consapevole”.

Vai al testo approvato del Jobs Act


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4 COMMENTI

  1. ma dove siamo renzi per fare di legge . deve essere letto da cittadini viva italya viva popolo italyano pace

  2. salve.. meno male che eravamo la nazione di formiche.speriamo che diventiamo un popolo di calabroni.cosi si che facciamo le leggi.a favore di chi lavora con il sudore del proprio sangue.saluti distinti alla borghesia senale

  3. Salve…. Da quello che ho capito è che già con il governo Monti (eletto da zero persone) stiamo perdendo, e continuamo a perdere quello che hanno conquistato i nostri padri nell’ambito del lavoro.
    Meno male che il TFR in busta è su base volontaria, io sogno ancora di poter andare in pensione con 4 soldi da parte.

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