Riforma della scuola, con le linee guida diramate ieri dal governo sul portale passodopopasso.italia.it si avvia ufficialmente il processo di reclutamento di 150mila docenti entro il prossimo anno. Termine entro cui si sarà già tenuto, per altro, il nuovo concorso scuola 2015.

Settembre 2015 è infatti la data entro cui il governo si è imposto di portare a compimenti l’assunzione di 150mila insegnanti ancora in batteria, speranzosi di ottenere finalmente l’agognata cattedra nel sistema educativo nazionale.

Ebbene, con la diffusione, ieri, delle linee guida che dovranno indirizzare l’azione del governo per le riforme attese nel mondo scolastico, ci si attendeva un’attenzione particolare ai lavoratori precari, e così è stato. Contemporaneamente, però, il governo ha annunciato di voler procedere al bando di nuove immissioni tramite concorso pubblico.

Insomma , per i prossimi anni, il governo ha deciso di muoversi su un doppio binario: da una parte, il progressivo svuotamento delle graduatorie, sia quelle d’istituto che a esaurimento, e, dall’altra, con l’indizione di un concorso a cattedre ogni 12 mesi, a ritmo regolare per cadenzare entrate e uscite dagli organici scolastici.

Precari vicini all’assunzione

Nel complesso, sono circa 600mila i docenti precari in attesa di un posto fisso e, dunque, benché in apparenza molto estese, le promesse del governo a breve scadenza potranno soddisfarne solo uno su quattro.

Secondo le direttive del Miur, i “fortunati” che a settembre 2015 dovrebbero fare ingresso nel corpo docenti della scuola pubblica sarebbero:

13mila posti arriverebbero dal restyling della categoria delle cattedre intere

40mila dall’inserimento delle attuali supplenze di durata annuale

20mila maestre di sostegno già in organico

e i restanti posti dall’assorbimento dell’organico funzionale, dei vincitori del bando 2012 e dai nuovi concorsi e Tfa

L’ingresso dei docenti in organico sarà consentito a seguito dell’approvazione di un decreto, che il governo si appresta a varare entro fine anno, al termine della consultazione che costituirà il primo step della riforma scolastica. I tempi piuttosto ristretti per l’attuazione della legge, hanno portato l’esecutivo a prediligere la forma più urgente del provvedimento a effetto immediato. Al suo interno, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere inclusi anche gli aumenti di stipendio per gli insegnanti più meritevoli.

Il nuovo concorso scuola 2015

A confermarlo, qualche mese fa, in prima persona il ministro Giannini, che aveva lanciato la bomba del concorso a cattedre 2014-2015 per l’assunzione di 17mila nuovi docenti. Ora, la voce trova non solo conferma ufficiale anche nelle linee guida della riforma scolastica, ma addirittura i posti a disposizione sarebbero più che raddoppiati. Miur e governo affermano all’unisono: Bandiamo un nuovo concorso per permettere ad altri 40mila abilitati all’insegnamento di entrare in carriera, sostituento via via i colleghi che andranno in pensione”.  Anche se il documento non pone scadenze in forma definitiva, il bando è atteso già per questo autunno, con le prove che dovrebbero tenersi già nei primissimi mesi del 2015.

Vai al testo delle linee guida della riforma scuola

 


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2 COMMENTI

  1. DISINFORMAZIONE E SUPERSTIZIONI SCOLASTICHE.
    In un recente articolo pubblicato su la voce.info, Andrea Ichino sostiene che l’annunciata assunzione di 150mila docenti precari sia il prezzo che Renzi ha dovuto pagare alle forze conservatrici nella scuola.
    La spiegazione è in realtà molto più semplice di quanto faccia pensare certa stucchevole e disinformata dietrologia : l’Italia è obbligata a stabilizzare i precari in forza del diritto comunitario, ‘ce lo chiede la UE’ (sì, anche questo, e non solo il taglio della spesa, la riforma del lavoro, ecc., solitamente richiamati da certi nostri strabici politici ed economisti), anche per effetto delle numerose denunce e ricorsi in sede giurisdizionale.
    Opina l’autore che la scuola italiana non ha alcun bisogno di queste nuove assunzioni e, a sostegno di questa sua (precostituita) tesi, richiama vecchi dati tratti dal rapporto Ocse sulla scuola 2012.
    Ma eclatante appare, soprattutto, il fatto che il numero dei docenti occupati nella scuola italiana indicato da tali dati – già peraltro sostanzialmente contraddetti dal successivo rapporto 2014 (proprio in questi giorni pubblicato) dell’ Ocse medesima e da altri studi (vedasi in particolare il recentissimo studio su 30 paesi Ocse realizzato dalla London School of Economics e dall’Università di Malaga)- risulta comprendere, in quanto anch’essi occupati, quegli stessi docenti c.d. precari la cui nuova immissione Ichino afferma essere assolutamente non necessaria! Come dargli torto, se sono già occupati nella scuola ….
    Afferma, poi, l’autore dello ‘studio’ che il vero problema è che spendiamo male e che gli insegnanti sono tanti, ma ‘male assortiti’ perché mancano dove servono e si stupisce poi che il documento del governo sulla scuola non faccia alcuna menzione della valutazione reputazionale dei docenti.
    A dire il vero, stupisce che Ichino non faccia alcuna menzione del fatto che –secondo gli stessi dati evidenziati anche dall’OCSE- gli stipendi dei docenti italiani siano tra i più bassi d’Europa, mentre non stupirebbe affatto (essendo note le sue convinzioni) che Ichino pensi, come rimedio all’asserito problema del cattivo ‘assortimento’ e utilizzo dei docenti della nostra scuola, all’aumento del loro orario di lavoro, alla riduzione delle (c.d) ferie, alla generale riduzione retributiva a fronte di ipotetici premi basati sul c.d. merito, ecc., secondo il trito leit motif di certa destra (e di Ichino padre) contro cui sono state scritti fiumi di inchiostro per spiegare in cosa consiste il lavoro dei docenti e quante siano effettivamente le ore e l’impegno che esso implica.
    Non vorrei ancora una volta perdere tempo su questa tediosa polemica, mi limito solo a ricordare, le parole di Luigi Einaudi -Corriere della Sera del 21 aprile 1913 (non 2013!), ‘La crisi scolastica e la superstizione degli orari lunghi’- : ‘Da vent’anni a questa parte le ore di fiato messe sul mercato dai professori secondari sono andate spaventosamente aumentando. Specie nelle grandi città, dalle 10 a 12 ore settimanali, che erano i massimi di un tempo, si è giunti, a furia di orari normali prolungati e di classi aggiunte, alle 15, alle 20, alle 25 e anche alle 30 e più ore per settimana. Tutto ciò può sembrare ragionevole solo ai burocrati che passano 7 od 8 ore del giorno all’ufficio, seduti ad emarginare pratiche. A costoro può sembrare che i professori con le loro 20-30 ore di lezione per settimana e colle vacanze, lunghe e brevi, siano dei perditempo. Chi guarda invece alla realtà dei risultati intellettuali e morali della scuola deve riconoscere che nessuna jattura può essere più grande di questa. La merce ‘fiato’ perde in qualità tutto ciò che guadagna in quantità. Chi ha vissuto nella scuola sa che non si può vendere impunemente fiato per 20 ore alla settimana, tanto meno per 30 ore. La scuola, a volerla fare sul serio, con intenti educativi, logora. Appena si supera un certo segno, è inevitabile che l’insegnante cerchi di perdere il tempo, pur di far passare le ore. Buona parte dell’orario viene perduto in minuti di attesa e di uscita, in appelli, in interrogazioni stracche, in compiti da farsi in scuola, ecc., ecc. Nasce una complicità dolorosa ma fatale tra insegnanti e scolari a far passare il tempo, pur di far l’orario prescritto dai regolamenti e di esaurire quelle cose senza senso che sono i programmi. La scuola diventa un locale, dove sta seduto un uomo incaricato di tenere a bada per tante ore al giorno i ragazzi dai 10 ai 18 anni di età ed un ufficio il quale rilascia alla fine del corso dei diplomi stampati. Scolari svogliati, genitori irritati di dover pagare le tasse, insegnanti malcontenti; ecco il quadro della scuola secondaria d’oggi in Italia. Non dico che la colpa di tutto ciò siano gli orari lunghi; ma certo gli orari lunghi sono l’esponente e nello stesso tempo un’aggravante di tutta una falsa concezione della missione della scuola media’.
    In conclusione, una domanda … sorge spontanea: pensa veramente qualcuno che la scuola italiana potrebbe funzionare senza il lavoro di questi 150.000 –ma sono in realtà molti di più- annualmente assunti (e annualmente licenziati)? Può veramente pensare qualcuno che se, all’inizio del prossimo anno scolastico, mancassero questi docenti, le nostre scuole potrebbero aprire? Allora, il punto è questo: se detti docenti sono –come lo sono, si dica quello che si vuole sul loro cattivo ‘assortimento’ e utilizzo- indispensabili e lo stato da decenni fa ricorso ad essi devono essere stabilizzati, ce lo chiede la legge, la giustizia e … la UE!

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