Neanche la calda estate siciliana riesce ad assopire le polemiche settimanali che infiammano l’agire politico ed amministrativo del governo Crocetta. La vicenda della gestione del “piano giovani” e del connesso “click-day” rappresenta la cartina al tornasole di un “fare politico” che non riesce più ad incanalarsi sui binari del buon governo. Non ci preme approfondire l’aspetto politico dell’iniziativa che fa, ictu oculi, a pugni con le tradizionali tecniche per fare incontrare domanda ed offerta di lavoro, né i profili di illegittimità che verosimilmente emergono nell’affidamento diretto dei connessi servizi informatici a Italia lavoro e alla società privata ETT. L’annunciata raffica di interrogazioni parlamentari contribuirà certamente a fare chiarezza su tutta la questione. Ciò che ci preme invece qui evidenziare è la correttezza in ordine alla scelta del competente Assessorato regionale di esternalizzare tutta la gestione del progetto. E poiché siamo stanchi di essere presi di mira da Giletti e compagni, sempre più accomunati dal desiderio di denigrare le politiche pubbliche siciliane, anticipare criticamente il processo mediatico che si presenterà puntualmente dopo la pausa estiva servirà certamente a ridurre i danni all’immagine che i siciliani sono periodicamente costretti a patire.

Non si comprende infatti il perché in una Regione che straripa di risorse umane, soprattutto dirigenziali, non si riesce a gestire in proprio progetti come il “piano giovani”. Vogliamo rammentare alla classe dirigente della Regione Siciliana che la P.A., nel caso di incarichi e consulenze esterne, deve costantemente uniformare i propri comportamenti a criteri di legalità, economicità, efficienza ed imparzialità, dei quali è corollario, per jus receptum, il principio per cui essa, per l’assolvimento dei compiti istituzionali, deve  prioritariamente  avvalersi delle proprie strutture organizzative e del personale ad esso preposto, residuando la possibilità di ricorrere a consulenti esterni solo per eventi straordinari, non sopperibili attraverso la struttura burocratica dell’ente.

Secondo un granitico orientamento della giurisprudenza della Corte dei Conti, la P.A., a pena di illegittimità dei relativi atti di affidamento, può quindi esternalizzare il perseguimento di determinate finalità all’opera di estranei, dotati di provata capacità professionale e di specifica conoscenza tecnica della materia di cui vengono chiamati ad occuparsi, in presenza di casi particolari e contingenti, ogni qual volta si verifichino: a) la straordinarietà e l’eccezionalità delle esigenze da soddisfare; b) la mancanza di strutture e di apparati preordinati al loro soddisfacimento, ovvero, pur in presenza di detta organizzazione, la carenza, in relazione all’eccezionalità delle finalità, del personale addetto, sia sotto l’aspetto quantitativo che qualitativo.

Orbene, ammesso che tra l’esercito di impiegati regionali non figurino profili professionali in grado di gestire il “piano giovani”, è possibile credere che la medesima mancanza si registri anche nella società pubblica a totale partecipazione regionale qual’è la Sicilia e-Servizi. Una sociètà le cui finalità statutarie sono proprio quelle di mettere a disposizione dell’Amministrazione regionale servizi e piattaforme informatiche ad elevata tecnologia. Comprensibile in tale contesto è la meraviglia del suo Presidente Ingroia, che non ha avuto alcuna difficoltà a dichiarare di non essere stato contattato preventivamente in ordine all’ipotesi di un affidamento in house del progetto.

La presenza della Sicilia e-Servizi nell’ordinamento regionale comporta l’ingresso della controllata nel plesso organizzativo dell’Amministrazione regionale. Sussiste in questo modo un rapporto non di autonomia tra i due soggetti (Sicilia e-Servizi e Amministrazione regionale) quanto piuttosto, in chiave sostanziale, di subordinazione gerarchica: il modello dell’in house, infatti, implica che la società di gestione sia priva di una propria autonomia imprenditoriale e di capacità decisionali distinte da quelle della società d’ambito di cui costituisce, come efficacemente descritto in dottrina, un “prolungamento organizzativo”. L’Amministrazione regionale non ha, evidentemente, compreso che detta società, pur essendo dotata formalmente di personalità giuridica, non è un soggetto differenziato dalla medesima Amministrazione regionale socio unico. In una società di questo tipo, la cui istituzione, e relativa adesione, è avvenuta per volontà del legislatore regionale, l’Amministrazione esercita un “controllo analogo” così intenso che può essere assimilato al controllo che la medesima Amministrazione esercita sulle proprie strutture interne. Siffatto modello implica che la società Sicilia e-Servizi, sia priva di una propria autonomia imprenditoriale e di capacità decisionali distinte da quelle della P.A. di cui costituisce, come efficacemente descritto da parte della dottrina, un “prolungamento organizzativo”.

Postulato di queste argomentazioni è che non si è in presenza di un rapporto di tipo contrattuale tra la società Sicilia e-Servizi e l’Amministrazione regionale, difettando la qualità di terzo in capo al soggetto affidatario del servizio. Si è in presenza soltanto di un rapporto organico o di delegazione inter organica, ed è per questo motivo che un servizio come quello relativo alla gestione del “piano giovani” doveva essere affidato in house alla società Sicilia e-Servizi non solo per opportunità ma anche per obbligo istituzionale.

Pertanto, dai profili di illegittimità, di cui verosimilmente è affetta la procedura di affidamento diretto, potranno derivare anche responsabilità per danno erariale in capo a coloro che hanno esternalizzato la gestione del progetto senza rispettare i citati criteri, atteso che le risorse pubbliche regionali non possono essere impegnate per pagare contestualmente sia risorse umane interne che risorse umane esterne all’Amministrazione per svolgere i medesimi servizi.

 


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